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Il futuro greco, ritratto della Grecia contemporanea: intervista a Francesco De Palo

Scritto da Redazione on . Postato in Culture

Pubblichiamo l'intervista che la rivista online L'Indro ha realizzato al direttore di MG, Francesco De Palo, in occasione dell'uscita del suo pamphet sulla Grecia, dal titolo "Greco-eroe d'Europa" (Albeggi edizioni)
Il libro di Francesco De Palo, giornalista per 'Fatto Quotidiano', 'Il Giornale', 'Formiche', Rivista 'Il Mulino' e direttore del magazine 'Mondo Greco' è una fotografia della Grecia di oggi, alle prese con disperazione e fame, con scandali e sprechi e con il fenomeno inquietante di Alba dorata. GRECO eroe d’europa è uno spaccato su un Paese che non funziona ma che vuole rinascere, che si ricorda del suo passato glorioso ma fatica a tradurlo in un futuro. Dalla casta corrotta e sfruttatrice, che svende i beni del Paese e i propri prodotti, alla risposta xenofoba si Alba Dorata, il libro - edito da Albeggi - racconta del travagliato rapporto di Atene con la politica, la cultura e l’Europa, all’insegna di un nuovo Rinascimento Euro-Mediterraneo, unica risposta possibile alla crisi attuale.
 
Innanzitutto, come nasce questo libro e cosa l’ha spinta a definire il greco come l’eroe d’Europa?
 
Per lavoro ho seguito la crisi greca dall’inizio e frequento assiduamente il Paese. Ho voluto raccontare la situazione greca non solo affrontando ciò che non va, ma cercando di andare al di là della macroeconomia e dei dati della crisi per capire come se ne può uscire. Sin ora si sono provate tante medicine ma ci manca la vera cura. Per questo sono andato a scavare un po’ nella storia di questo Paese e ho preso una serie di esempi di rinascita che dimostrano come la Grecia inizia a dare il meglio di sé solo quando è messa alle strette. Un esempio è la battaglia delle Termopili, quando 300 spartani fermarono un milione di soldati persiani guidati da Serse, ma ve ne sono anche di più vicini a noi come il caso di Manolis Glezos, che nel ’45 salì in cima al Partenone per ammainare la bandiera nazista. La sua carriera si è caratterizzata per l’essere stato un partigiano e poi per essere entrato in politica come deputato con Syriza. Questo gesto dimostra che i greci sono un popolo che quando si trova ad un passo dal baratro fa uno scatto di reni e si tira su. Lo stesso è stato fatto recentemente da Mikis Theodorakis, noto compositore greco, in occasione della visita di Angela Merkel lo scorso anno, si ritrovò insieme a 100 mila manifestanti greci a lanciare yogurt davanti al parlamento. Lo yogurt è un simbolo di questo Paese e il lancio con la mano aperta rappresenta la “moutza”, un gesto di protesta che veniva così rivolto non solo alla Camera ma ad un intero sistema.
 
La crisi greca è stata generata non solo dall’assenza della politica ma anche da una deficienza strutturale, l’Europa ad Atene sta morendo, qualcosa non sta funzionando. Per questo fare del greco l’eroe d’Europa non è solo un titolo ma potrebbe rappresentare la chiave di volta della crisi europea. Perché l’Europa o rinasce in Grecia o potrà solo perire.
 
Il libro si concentra molto sul lato mediterraneo dell’Europa, e sicuramente quest’anno questo fatto sarà accentuato visto che prima la Grecia e poi l’Italia prenderanno le redini dell’Unione. E’ indubbiamente un’occasione da sfruttare per la Grecia, ma vi sono gli spazi per vedere la rinascita di questo Paese o è difficile che vista la situazione attuale Atene possa rilanciarsi già dai primi mesi del 2014?
 
Quando c’è fame bisogna saziare prima lo stomaco e poi la cultura, ma dobbiamo capire che in questo momento la cultura Euro-Mediterranea, che è il cuore dell’Europa, potrebbe essere la chiave di volta per uscire dalla crisi. 
 
Va tenuto presente che la Grecia ha al suo interno elementi che la caratterizzano da sempre come il cotone e l’olio. Beh, il Paese riesce ad importare proprio questi prodotti perché la politica industriale che è stata applicata si è rivelata completamente sbagliata in quanto ha venduto il Paese e le sue risorse a tutti gli altri Stati del pianeta. La cosa terribile è che nessuno della classe dirigente che ha portato a questo è stato chiamato a pagare pegno. La crisi ha dimostrato che la classe dirigente greca è totalmente impreparata, Bruxelles si è accorta solo tardivamente di questa impreparazione totale e dunque a questo punto la politica non può essere la soluzione. All’Europa o meglio, alle due Europa (una dalle Alpi in su e una dalle Alpi in giù), serve un risveglio culturale, una Primavera Euro-Mediterranea, che riequilibri la situazione. Non è possibile avere un continente di somari, ma nemmeno di soli primi della classe. Se si sta insieme, si deve agire seguendo gli interessi comuni, senza che nessuno rimanga escluso, questo ancora non lo abbiamo messo in pratica, dunque o lo si fa ora o abbandoniamo definitivamente la strada europea.
 
In questo momento è difficile da mettere in paratia questa soluzione, non si vedono grandi spiragli di accordo. Sin ora la Germania ha fatto ciò che voleva e imposto le proprie regole, scatenando anche reazioni molto forti all’interno di Paesi come la Grecia, in cui il sentimento antitedesco ed antieuropeo sta crescendo. La distanza tra il nord e il sud dell’Europa sembra crescere di giorno in giorno e i margini di manovra per recuperare la situazione sembrano sempre minori. Cosa fare per risolvere questo gap?
 
Questa distanza potrà solo acuirsi perché i due personaggi che potevano essere importanti dare una svolta a questo problema sono stati messi fuori dai giochi. Il primo è Alexis Tsipras, che è alla guida dell’ala radicale greca e alle scorse elezioni si è dimostrato il vero nuovo politico greco. A lui è stata proposta la presidenza europea come candidato del PSE, quindi se ciò dovesse andare in porto egli sarebbe lontano dalla Grecia e le sue idee di cambiamento non potrebbero essere applicate. Il secondo è Nikólaos Michaloliákos, leader di Alba Dorata ora detenuto in carcere. 
 
Questi, a torto o a ragione, erano gli unici due a chiedere una riequilibratura dell’Europa, oggi sbilanciata in favore della Germania e dei primi della classe. Con loro fuori dai giochi poche possibilità vi sono di colmare un divario crescente. Certo, c’è da dire che anche in Grecia sta nascendo il Movimento 5 stelle ma questo non può bastare perché non è da qui che può partire la rivoluzione. Andare a chiedere che i trattati vengano ridiscussi e che qualcuno pungoli maggiormente l’Europa non potrà mai essere fatto da una forza politica, ne di maggioranza ne di opposizione. Ciò deve avvenire extraparlamentariamente, si deve creare un movimento di protesta che parta dagli intellettuali e che stimoli la consapevolezza nei cittadini. Questo dev’essere di monito anche agli italiani che hanno la coscienza sopita, appellarsi a parametri diversi e condizioni di partenza differenti non può più bastare, se non ci rendiamo consapevoli e non ci mobilitiamo faremo la fine della Grecia.
 
I greci devono rendersi conto che possono contare sullo sfruttamento delle miniere d’oro e d’argento, degli idrocarburi trovati a Cipro e capire che nel Mediterraneo le risorse economiche ci sono e vanno utilizzate, non svendute. Occorre una ripresa industriale sfruttando ciò che ogni Paese ha o sa fare meglio. Questo è il punto di partenza per ricucire le distanze e smettere di subire le pressioni della troika e di Berlino. Altrimenti è molto probabile che la situazione andrà via via peggiorando e surriscaldandosi, e alle europee di maggio si potrebbe incorrere in brutte sorprese. La situazione è al dramma e il rischio è che si arrivi al sangue. 
 
In Grecia il problema è anche il tasso di corruzione molto elevato, che incide pesantemente sulla situazione politica ed economica del Paese. Sin ora nulla è stato fatto concretamente e si sono susseguiti scandali su scandali, come uscire da questo empasse?
 
Secondo i magistrati che seguono il caso dello scandalo Lagarde, nell’omonima lista vi sarebbero i nomi e i numeri di coloro che hanno contribuito alla voragine economica greca, con tasse non pagate per miliardi di euro. Recentemente però abbiamo appreso che alcune tangenti sarebbero state pagate dalle aziende tedesche ai politici greci, dunque Berlino non può comportarsi da mero spettatore. Se da un lato continua a pretendere sacrifici ad Atene, dall’altro però deve punire i responsabili. 
 
Ciò che occorre veramente è qualcuno che controlli la situazione e come i fondi europei vengono spesi. In questo momento la Grecia è affamata, la fame porta rivolte e le rivolte portano sangue. Basta vedere quello che è accaduto a Gezy Park, dove si parte da una situazione economica  ben più favorevole, per capire come la crisi potrebbe degenerare. 
 
Avendo più volte toccato il tema occorre chiedersi se a maggio i greci (ma anche gli italiani e molti altri europei) si presenteranno alla chiamata alle urne europee. Il rischio di assenteismo è alto e questo creerebbe un grosso deficit democratico a livello europeo. Ciò comporterebbe conseguenze pesanti poiché se non si vota come ci si può aspettare che poi l’Unione cambi?
 
A questo punto occorre fare molto proselitismo, proprio come facevano i comunisti cinquant’anni fa. Bisogna spiegare che votare è importante e non secondario, bisogna spiegare come funzionano le cose. Per questo serve una presa di posizione dell’intellighenzia mediterranea. Serve una grande Primavera Euro-Mediterranea per salvare questo continente altrimenti ammettiamo che la battaglia europea è persa.
 
Prima abbiamo accennato ad Alba Dorata e alla violenza che può scaturire in momenti come questi. In Grecia ciò ha concretamente portato a violenze e danni, ma gli arresti  al vertice compiuti possono effettivamente fermare questo fenomeno o il radicamento presso la popolazione è troppo profondo? 
 
Io spero di sbagliarmi ma credo che Alba Dorata alle amministrative di maggio raddoppierà i propri voti. Non è così che si risolve il problema in quanto Alba Dorata è nata in risposta alle mancanze della politica greca e alle deficienze strutturali. Alba Dorata è da condannare in quanto razzista, ma gli altri partiti sono colpevoli di aver svenduto il proprio Paese e ciò ha portato alla crisi e alla situazione attuale.
 

 

 

 

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