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Debito o non debito resta ancora qualcosa di eroico nel popolo greco

Scritto da Redazione on . Postato in Culture

 Pubblichiamo la recessione che Matteo Sacchi ha fatto su Il Giornale del 6 febbraio 2014 del pamphlet "Greco-eroe d'Europa" di Francesco De Palo.
 
C’è un inizio che si chiama Grecia. Speriamo non ci sia una fine con lo stesso nome. Perché è ovvio che non si può parlare di Europa senza la Grecia. Si tratta di un fatto culturale, senza l’Ellade non avremmo nemmeno il concetto di democrazia, ma anche di un fatto politico: proietta la Ue nel Mediterraneo orientale ed è uno Stato legato a filo doppio con il sistema bancario del continente (infatti se affonda rischia di portarsi dietro un buon numero di banche franco-tedesche).
Ecco perché la questione greca non può essere etichettata come un problema a latere, come un guaio che riguarda solo e soltanto i tartassati e impoveriti cittadini della Ellinikí Dhimokratía.
Allora può risultare utile un libro come quello di Francesco De Palo: Greco Eroe d’Europa (Albeggi edizioni, pagg. 230, euro 12). De Palo, giornalista freelance, scrive di Mediterraneo e di politica per il Fatto Quotidiano, il Giornale, Formiche, Rivista Il Mulino e dirige il magazine Mondo Greco.
 
E su quello che accade ad Atene e dintorni è decisamente esperto: ha seguito in loco nel 2012 le elezioni e il dossier «Troika», e una delle sue inchieste è stata messa agli atti del Parlamento ellenico nell’ambito della commissione di inchiesta sulla lista «Lagarde». Nel suo saggio De Palo, con piglio narrativo, dedica molto spazio alla crisi. Lo fa in un lungo capitolo intitolato «Il grosso grasso pasticcio greco ». Dentro c’è una narrazione precisa e accorta di cosa succede quando una classe politica inefficiente e corrotta scarica addosso al suo popolo le condizioni capestro imposte dagli euroburocrati che hanno ragionato solo nell’ottica della partita doppia.
 
E De Palo è anche capace di raccontare ascesa e violenze di Alba Dorata, il violento partito ultranazionalista e xenofobo (che ha come simbolo una “greca” molto simile a una svastica) senza i soliti vuoti buonismi. Ma in realtà la parte migliore del saggio è quella finale dove raccoglie un certo numero di ritratti di personaggi greci del presente e del passato: si va dagli spartani delle Termopili alla scienziata Eleni Antoniadou passando per il patriota ottocentesco Athanasios Diakos. Perché De Palo si dedica a questi spunti biografici?
 
Lo spiega lui stesso: «Gli esempi di eroismi del passato lontano e più recente, servono per radiografare la mentalità ellenica che fin qui nessuno ha analizzato, fermandosi solo a trattare di Pil, spread o quantificazione dei debiti». E visto che sono gli esseri umani, e non solo i numeri, a tenere assieme una nazione, capire qualcosa dello spirito greco non guasta. Perché i numeri di Atene sono
senza appello, ma i greci vogliono restare l’inizio d’Europa, non la fine.
 

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