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Greco eroe d'Europa vince l'Alexandria Scriptori Festival 2014

Scritto da Redazione on . Postato in Culture

"Greco-eroe d'Europa" (Albeggi 2014) il pamphlet scritto dal direttore di MG Francesco De Palo, ha vinto l'Alexandria Scriptori Festival 2014. Il premio è stato assegnato domenica scorsa nella città piemontese in occasione di una tavola rotonda con Massimo Novelli (scrittore e giornalista de “La Repubblica”) e Marco Revelli, (storico, sociologo, docente Scienza della Politica Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”). Pubblichiamo l'intervento di Francesco De Palo.
 
Dalle Termopili un nuovo euro rinascimento mediterraneo
 
  
"Gentili signore, cari amici, kalispera. Quando ho immaginato come la Grecia sarebbe potuta uscire dalle sabbie mobili della crisi economica e di una ricetta della troika tanto demagogica quanto illusoria, ho lasciato che le lancette del tempo andassero molto indietro nella storia. Lì, dove tutto aveva avuto inizio. Lì, in un fazzoletto di terra dove duemila e cinquecento anni fa un manipolo di eroi si oppose all’invasore, in un luogo magico e benedetto dagli antichi dove altri mille anni prima un gruppo di pensatori e di amministratori, alti e culturalmente dotati, decise di impiantare il primo seme di una convivenza allargata, che andasse oltre le semplici città stato.
 
Le Termopili abbracciano un universo che non è solo storia, contingenza o politica. Ma è il passepartout per leggere fra le righe di una globalizzazione che nel 2012 ha dato i suoi frutti marci anche nel nostro continente, che ha venduto il sogno di una bolla speculativa che potesse durare all’infinito, che semplicemente ha spostato l’ordine naturale delle cose, anteponendo all’uomo lo spread, i numeri e gli oggetti. Ecco che invece occorre, oggi come non mai, invertire l’ordine di quei fattori e rintuzzare gli attacchi avversari proprio come Leonida e i suoi 300 fecero alle Termopili: con umiltà ma con determinazione, a testa alta ma senza sottovalutare gli avversari, con saggezza ma anche con quel pizzico di incoscienza che non deve mancare.
 
Amo l’Ellade dal 1996, ho imparato quella straordinaria lingua non solo dai banchi del liceo classico “Socrate” di Bari che ho frequentato ma in un luogo simbolo della società greca: le taverne, ovvero l’agorà dei tempi moderni in cui il popolo si illude e si rispecchia, si trastulla e si incontra, si scontra e si riappacifica: proprio come il ballo del sirtaki ci mostra, con le mani strette sulle spalle del compagno, in un’apoteosi di calore.
Quelle mani i greci le usano anche per protestare, con il gesto della mounza che in una fredda e piovosa giornata di autunno del 2012, anche il celebre compositore Mikis Teodorakis ha rivolto contro il Parlamento che votava una legge imposta da Berlino e Bruxelles e  che nessuno dei 300 deputati greci aveva letto sino in fondo.
 
Perché è greco l’eroe d’Europa? Perché questo popolo che tanto ha dato alla filosofia, alla medicina, alle scienze e alle arti, può ancora dire qualcosa, come dimostrano le storie di eroi, passati e recenti, che ho inteso raccontare nel libro. Storie alte ed edificanti, incoraggianti e cariche di adrenalina, per urlare al mondo dominato dal rigore e dai numeri che senza il Mediterraneo non ci potrà essere quell’Enosis costruita con pazienza certosina dagli antichi greci, primi nell’immaginare un Consiglio sovra cittadino che perseguisse il bene comune e lasciasse come ultima opzione l’uso della forza.
 
Non c’è solo Leonida e la sua epica battaglia. Racconto di Manolis Glenzos, oggi 80enne politicamente impegnato nel partito di Alexis Tsipras, che nel ’43 salì sul punto più alto del Partenone per ammainare la bandiera dei nazisti e issare quella ellenica blu cobalto; c’è Chrissa Kouveliotou, giovane scienziata greca lo scorso anno ingaggiata dalla Nasa per le sue straordinarie scoperte; c’è il primo greco di seconda generazione, Yoannis Adektopoumpo, scelto dalla NBA perché top player del basket mondiale; c’è il coraggio dell’olocausto di Arkadi, quando un gruppo di donne che resisteva alla dominazione ottomana, si fece esplodere nell’omonimo monastero di Creta pur di non perdere la preziosa libertà; c’è Athanasios Diakou, eroe della resistenza greca contro i turchi che, anch’egli alle Termopili, scrisse pagine di eroismo della storia ellenica morendo infilzato con uno spiedo pronunciando queste parole: “Sono nato greco e morirò greco”. E due conversazioni pregnanti ma dai tratti anche amari, con il giornalista Kostas Vaxevanis, arrestato e processato in Grecia perché pubblicò la lista Lagarde degli evasori e con lo scrittore Petros Markaris, il Camilleri dell’Acropoli con il suo commissario Charitos.
 
Le mie pagine significano che questo popolo, come altri, ha un bisogno imprescindibile di eroi? Non so, so solo che ciò che ho voluto esplicitare nel libro è che un buon esempio forse vale più di dieci buone leggi e che il concetto stesso di eroismo, legato ad una rinuncia personale come vaucher per un benessere comune, è la chiave di volta per uscire dal pantano di una crisi che non è meramente economica, finanziaria o legata agli indici di borsa. Bensì intrecciata antropologicamente con il senso stesso dell’esistenza umana, con il concetto di uomo e di psichì: quell’anima che gli “scienziati” autori della polis e della democrazia – Socrate, Platone, Pericle - issavano come vessillo di convivenza e progresso socioculturale.
 
E che oggi, purtroppo, in troppi vogliono relegare a scomoda cornice, cara solo a qualche sognatore che immagina un eurorinascimento mediterraneo dopo il Medioevo 2.0 in cui la troika ci ha trascinati.
 
Un grazie di cuore a tutti voi".
 
 
 
 
 
 
 
 

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