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Tsitsaneide 2015: a Trikala con le note di Dimitri Mpasis

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Culture

Torno a Trikala dopo molti anni. Mi ha sempre affascinato la città che ha dato i natali al grande Vassilis Tsitsannis, magistrale interprete del rebetiko. L'occasione è la “Tsitsaneide 2015”, il cartellone culturale dedicato ai cento anni dalla nascita del grande compositore che ha suonato tutte le emozioni della vita: dalla morte alla nascita, dall'amore al dolore, dall'amicizia alle delusioni, dalle passioni ai sogni. Tutte magicamente intrecciate con le corde del bouzouky, tricordo o tetracordo.
 
A Trikala, a una manciata di chilometri dalle Meteore, dove tutto profuma di Tsitsannis, ho avuto l'occasione di ascoltare un pezzo di Grecia che non c'è più. Quella dei film resi famosi da grandi musicisti come Mikis Theodorakis, Stelio Kasantzidis, Vassilis Tsitsannis, e interpretati da nomi altisonanti della cinematografia del secolo scorso, come Chatzichristos, Vouyouklaki, passando per un mostruoso Anthony Queen, mitico e irripetibile nell'interpretazione di Zorbàs. Ospite del cantante Dimitris Mpasis l'ho ascoltato con attenzione e curiosità, non solo per il gusto di note familiari e mirabilmente oniriche, ma anche per capire con quale spirito canta oggi un artista greco in anni così difficili e drammatici per questa straordinaria e martoriata terra.
 
Ho scoperto che, fuori di retorica, la cultura, le arti, il bello sono ancora una base per costruire società e polis, antropos e strade. La musica come rampa di lancio per offrire alle nuove generazioni una speranza, ma a patto che prestino orecchie per ascoltarla. La musica come consapevolezza che un uomo senza arte né cultura non è un antropos capace di formare una polis, ma solo un numero afono in mano a qualcun'altro che ne governerà menti e braccia.
 
Dimitris Mpasis (in coppia con Zoì Papadopoulou) ha cantato con il cuore, per spruzzare serenità ad una platea disorientata da pil, spread e nuove tasse. Ad un pubblico intontito da migliaia di minuti televisivi dedicati solo alla crisi economica, senza un solo attimo pedagogico: un trend odioso, figlio della post globalizzazione malamente gestita da tutti, amministratori, cittadini e comunicatori. E allora nella voce di Dimitris ho letto un piccolo pertugio di rinascita. Attenzione però, concedere una serata di relax in musica non significa consigliare ai greci di voltare la testa dall'altra parte per non vedere cosa sta accadendo loro, tutt'altro. Vuol dire stimolarli a rimboccarsi le maniche, a immaginare un nuovo mondo con alla base l'amore per le arti, per la cultura, per la filosofia ellenica, per il bello.
 
Tutte quelle componenti imprescindibili per una società che si dice alta e che invece la massa sta colposamente ignorando, ripiegandole in seconda battuta, perché scomode cornici o perché non producono pil.
 
Per cui viva il rebetiko, viva quel miele dell’anima, viva quella vita raccontata dalle corde del bouzouky che si fa bella, bellissima, avvolgente e struggente. E che in fondo non muore mai.
 

 

 

 

 

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