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Vi racconto perché Greco è l'eroe d'Europa. E sulla crisi...

Scritto da Redazione on . Postato in Culture

Pubblichiamo l'intervista al direttore di Mondogreco Francesco De Palo apparsa sul magazine MIT, a cura di Elisa Petroni.

Greco eroe d’Europa” (Albeggi) il titolo, ma perché proprio un libro sulla Grecia?

Penso che la contingenza della crisi economica dell’eurozona, quindi anche della fragile Grecia, possa essere l’occasione per fermarci e ragionare su dove abiti oggi il concetto di civiltà, di progresso intellettivo, di cultura.

Il vecchio continente ha scelto di obbedire sic et simpliciter alla globalizzazione, senza battere ciglia, senza ricordarsi che qui, nel mare nostrum, è cominciato tutto. E invece l’Europa da quell’orecchio non ha voluto sentirci e oggi ci troviamo smarriti in un mare di debiti, con soluzioni tampone che allargano la faglia e non risolvono un bel nulla, con una politica afona e lobotomizzata che apre la bocca senza dire nulla. E soprattutto senza una goccia di cultura nel serbatoio di Stati e uomini. Un libro sulla Grecia, sull’ellenismo in chiave moderna, su storie di rinascita che ho tratteggiato, credo possa essere uno sforzo per piantare i semi di un euro rinascimento mediterraneo. Perché prima di parlare (o sparlare) di spread, indici di borsa, investimenti e deficit, è fondamentale individuare il vero nodo della questione: la morte della cultura, la scomparsa di anime critiche, l’assuefazione degli intellettuali al potere e alla politica. Che sono una parte non secondaria dell’eurocrisi.

Nel libro parla di grandi uomini con grandi idee e nel titolo addirittura di eroe. Siamo curiosi di sapere a chi pensa, storicamente, quando ne parla.

Penso che i buoni esempi siano meglio di mille leggi. Mi spiego. Quando Socrate conversava con i suoi discepoli non si limitava a porre dei dogmi o dei punti fissi su idee o avvenimenti. Ma innescava il dibattito, si fingeva lontano dalla conoscenza per stimolare neuroni, tentava con quella sua mirabile iniziativa filosofica che è passata alla storia di accendere una luce. Nel libro racconto il sacrificio di alcuni eroi, che hanno rinunciato ad un pezzetto del proprio ego per consentire un benessere comune: ciò che in fondo manca a questa Europa arraffona e confusa. Per cui il gesto nobile di Leonida e dei Trecento alle Termopili che, pur consci di andare incontro a morte certa con lo sterminato esercito di Serse, si immolarono per il bene comune riuscendo a sfiancare i persiani, e gettando così le basi per le successive vittorie greche di Salamina e Plateia.

Ma anche quello di Athanasios Diakos, eroe della Resistenza greca contro gli Ottomani che nel 1821 fu miccia per la cacciata dell’invasore. Ma eroi, più moderni, sono anche quelle braccia e quelle menti che non hanno mollato a causa della crisi.

E così ecco la storia di Ioannis Atektopoumpo, afroellenico passato da vendere i calendari ai semafori della capitale greca a giocare nel gotha del basket mondiale della Nba. O le due scienziate 30enni che, da cittadine di provincia e senza un barone alle spalle, lavorano oggi alla Nasa a progetti rivoluzionari. Passando per il giornalista greco Kostas Vaxevanis che ha pubblicato i nomi dei duemila evasori milionari della Lista Lagarde, ma finendo un attimo dopo processato per direttissima.

Quali sono state secondo lei  le cause principali che hanno condotto la Grecia alla crisi ? Cosa non ha funzionato e a chi potremmo oggi attribuire le maggiori colpe, alla politica  o alla società?

La Grecia non è uno Stato, sarebbe sbagliato negarlo, sempre schiacciata dalle mire turche a oriente che ancora oggi sfociano in quotidiani sconfinamenti aerei e pretese marittime, e da quelle americane a occidente che l’hanno considerata un pied a terre quando c’era la cortina di ferro. Nel mezzo i governi figli di pochi oligarchi, l’assenza di un tessuto industriale, l’illusione socialista di distribuire prebende e poltrone. Ma nell’anno del default anziché chiudere il buco strutturale con una mossa netta, si è scelto per Atene l’idratazione e l’alimentazione forzata a cura di quelli stessi soggetti che hanno sbagliato tutti i conti sulla moneta unica.

Il risultato? La troika ha prestato miliardi di euro a chi non è solvibile, non ha i mezzi per restituirli e, al netto di corruzione, intrighi internazionali come la Lista Lagarde e guerra sugli idrocarburi, oggi si trova come in un macabro gioco dell’oca al punto di partenza. Con un popolo in sommossa, migliaia di trattori che bloccano le autostrade contro le riforme lacrime e sangue, il ceto medio diventato povero e il rischio di uscita da Schengen per abbracciare lo status di lazzaretto d’Europa. La Grecia ha mille e più colpe, ma a Berlino e Bruxelles non scherzano.

Europa Si, Europa No, Europa Ni. Cosa potremmo cambiare e cosa invece dovremmo solo rinforzare nell’assetto odierno della UE?

Lo abbiamo certificato svariate volte: si è scelta l’unione monetaria prima di quella politica e il risultato non solo è sotto gli occhi di tutti, ma se possibile potrebbe essere ancora più tragico da qui alla fine dell’anno. Siamo sicuri che la medicina della troika abbia funzionato in Spagna o in Portogallo? E come mai la rigida Finlandia, magistrale interprete del rigorismo teutonico oggi si ritrova ad essere la nuova malata d’Europa?  E ancora, perché l’Ue non dice una parola sul trattato Ttip con gli Usa, o sulla folle possibilità che la Cina piombi nel mercato, devastando definitivamente ciò che resta di agroalimentare e tessile? Chiedere più Europa non è da euroscettici, ma da chi, disperato, lancia un ultimo grido di aiuto.

Lecito chiedersi: quanto durerà il nuovo vecchio governo Syriza-Anel depurato dagli scissionisti pro dracma e dall’ombra di Yanis Varoufakis, al lavoro per un movimento transnazionale europeo? Cosa potrà fare questo terzo piano di misure lacrime e sangue per le disastrate finanze elleniche e per un’Europa che fatica e rinnovarsi e ad unirsi definitivamente? Diventeranno Bruxelles più flessibile e Atene più moderna, anche nelle mentalità delle sue nuove generazioni? Il problema non è tanto ad Atene o a Roma, ma nella testa di chi guida in modo ortodosso e spesso cieco un continente intero. Che sta andando a infrangersi contro gli scogli dei paraocchi ideologici da un lato, e di una politica miope dall’altro. L’Europa dei padri fondatori De Gasperi, Adenauer, Spinelli non c’è più. O forse non c’è mai stata.

Nel titolo richiama la figura dell’Eroe Greco. Ce lo può descrivere in poche righe?

La figura dell’eroe come detto è l’esempio pedagogico per le masse. Se è vero che ne La Repubblica Platone istruiva al compito principale di “invitare a pensare sul destino della vita individuale e sociale degli uomini per un destino da immaginare, argomentare e costruire”, è altrettanto vero che negli ultimi cinque lustri è mancata clamorosamente una seria e lungimirante programmazione socio-politica anche da parte delle elites. Che avrebbero potuto incarnare la figura dell’eroe mentre invece si sono accucciate sotto le gambe del padrone di turno. Anziché fare da pungolo alla politica europea si sono assopite in una mescolanza, limacciosa e afona, che ha prodotto l’euroimmobilismo a cui oggi si assiste. I veri grandi eroi dell’Europa che vuole scacciare il medioevo 2.0 in cui ci troviamo sono i maestri che alleveranno i cittadini futuri. Ma che oggi sono detronizzati, irrisi e dequalificati. Una società senza maestri è destinata al fallimento. E abbiamo molti esempi sotto mano, in tutti i campi.

Non si parla più di Grecia adesso nelle principali emittenti televisive ma i problemi ci sono ancora. Qualche sua  previsione sul se o sul come e sul quando arriveranno tempi migliori per gli ellenici?

La Grecia è fallita da un pezzo e sta diventando una colonia di Berlino e Pechino che ne stanno conquistando pezzetti significativi, come aeroporti e porti. Non si parla più di Grecia perché i media (e quindi i mercati) hanno paura che accada realmente ciò che fino ad oggi è stato solo ipotizzato. Un effetto ellenico in quei Paesi che se la passano male come Spagna, Portogallo, Francia e Italia. Parigi, forse lo si dimentica, è in piena burrasca e non solo per la pochezza della gestione Hollande. Assistiamo ad una deriva complessiva di Stati e Governi basati su un debito pubblico abnorme, scarsi investimenti per lo sviluppo, assenza di una politica strutturale. E perché no, mancanza di leader.

Il Novecento pur con le sue contraddizioni, con i conflitti, con le contrapposizioni ideologiche, ha fruttato una classe dirigente che si dava del tu e che guardava avanti. Vediamo forse oggi qualcuno che assomigli seppur lontanamente al Generale De Gaulle, o a Churchill, o a Schumann, o ai nostri Einaudi, Almirante, Andreotti, Berlinguer? La Grecia non ha speranza di rinascita perché zavorrata da un peso che non può portare. E’in frangenti come questi che in passato si sono scatenate sommosse, guerre civili e rischi Weimer: lo dice la storia.

Ci descriva con  un solo aggettivo o una sola parola cosa è , per lei, Grecia.

La Grecia per me è il punto alfa, dove tutto è iniziato e dove tutto finisce. La Grecia è quel luogo che frequento ormai da 20 anni, che mi ha insegnato una lingua universale che oggi ritroviamo in ogni ambito, che ci ricorda come l’uomo venga prima di numeri e dati, che l’agorà è ancora oggi il tempio di incontro e dibattito. E’ il primo luogo dove a due mesi di vita ho portato la mia bimba, è quella luce di cultura e civiltà che oggi fa tanta paura agli oscurantisti dello spread e ai tifosi delle urla in tivvù. E’un momento panegirico in un mare di funerali.

Millenni prima di Cristo la Grecia ha prodotto un qualcosa da cui si sono abbeverati nel corso dei secoli tutti i popoli e tutti gli Stati: la civiltà. Il cosiddetto “politismòs” è stato il collante di successi e trionfi, proliferazione di altre civiltà e progresso scientifico. Se oggi il versante euro mediterraneo sta vivendo un Medioevo 2.0 lo si deve anche, o soprattutto, alla sottovalutazione del Mediterraneo stesso, alla volgare retrocessione del Mediterraneo a mare di noie e problemi, o accordi e trattati, al distacco da quella placenta che invece adesso occorre come l’aria ad una società afona e sorda. Il mio Mediterraneo è in Grecia, al centro dell’Egeo, dove il noù (il cervello) si è fuso alla psikì (l’anima). Se l’anima è immortale, il cervello non è stato ancora scandagliato in toto. E il mirabile esercizio dei filosofi greci rappresenta il trionfo dell’evoluzione del noù.

 

 

 

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