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Che cosa ha detto alla Grecia da Itaca Alexis Tsipras

Scritto da Redazione on . Postato in Crisis

Ha scelto l'isola di Ulisse il premier ellenico per consgenare il suo messaggio alla Nazione, dopo l'uscita della Grecia dal programma di prestiti (ecco il video). Di seguito il suo discorso:

 

“Oggi è l’alba di un nuovo giorno per il nostro paese. Un giorno storico. I memorandum dell’austerità, della recessione e della desertificazione sociale sono finalmente giunti al termine. Il nostro paese torna a definire il proprio destino, il proprio futuro. Da normale paese europeo. Senza costrizioni esterne. Senza più ricatti. Senza ulteriori sacrifici per il nostro popolo. 

‘La nostra terra è chiusa. La chiudono due cupe Simplegadi’ scrisse il poeta. Queste Simplegadi le abbiamo lasciato alle spalle. Sapendo che la #Grecia è la sua storia. I traguardi, le lotte ma anche le sofferenze. Cioè, tutto ciò che ha definito il suo percorso nei secoli. Un viaggio che non è mai stato facile. Ma ha sempre avuto una destinazione. Anche nei giorni più bui, nelle tempeste più forti.

La Grecia ha vissuto la sua moderna Odissea dal 2010. Nel giro di cinque anni, accaddero cose senza precedenti per un paese in tempo di pace. Abbiamo perso il 25% della nostra ricchezza nazionale. Tre su 10 persone sono rimaste senza lavoro, ma anche 6 giovani su 10. Sono state implementate misure di austerità da 65 miliardi. La violenza e la repressione divennero parte della vita quotidiana. La democrazia è stata svilita. Banchieri divennero primi ministri e ministri divennero banchieri. Bande fasciste sono uscite, dopo 60 anni, dai nascondigli. Un paese in uno stato di emergenza permanente. E un popolo che, tuttavia, non ha mai accettato il destino definito dai potenti. Che ha scritto nuove pagine di resistenza. Questo popolo, tre anni e mezzo fa, ha preso una decisione storica. Togliere il volante del paese da quelli che l'hanno portato sugli scogli. E affidarlo a nuovi capitani. Abbiamo assunto questa pesante responsabilità. Con vigore, determinazione e rispetto per i sacrifici della nostra gente. Non c’erano certezze sul percorso. Tranne una, quella chiesta dal popolo greco: tirare il paese fuori dal vicolo e dai memorandum di austerità perpetua. Abbiamo affrontato onde per arrivare a destinazione oggi. L'equipaggio è cambiato. C’è chi aveva paura delle onde, c’è chi ha scelto di domarle.

Abbiamo sentito le Sirene del ‘tutto inutile’ molte volte: che le cose in Grecia non cambieranno, che i memorandum saranno qui per sempre, che non ha senso resistere contro Lestrigoni e Ciclopi, le bestie contro le quali la piccola e debole Grecia non avrebbe mai potuto vincere. Niente di tutto questo, però, non ha piegato il nostro sforzo. Perché le persone che hanno faticato a raggiungere la meta non erano più ai margini. Non erano più bloccati nella stiva, senza voce, senza speranza. Ma erano al volante. Sono stati loro a tenere fermo il volante nei momenti più difficili.

Oggi è un giorno di redenzione. Ma è anche l'inizio di una nuova era. E in questo punto di partenza, non commetteremo l’hybris di ignorare le lezioni della Grecia dei memorandum. Non ci faremo trascinare dall'oblio, non diventeremo lotofagi. Non dimenticheremo mai le cause e le persone che hanno portato il paese ai memorandum. La protezione della grande ricchezza dalle tasse, l’intreccio di interessi e la corruzione diffusa, l'impunità di una serie di gruppi di affari e dell’editoria che per anni credevano il paese gli appartenesse, il cinismo e il disprezzo di un'élite politica che credeva la Grecia fosse un feudo e i greci i loro docili soggetti. Non dimenticheremo mai coloro che hanno ridicolizzato e disprezzato la Grecia e i greci, per aver osato di non acconsentire all’ implementazione un esperimento neoliberalista che sarebbe durato per decenni. Non dimenticheremo, tuttavia, coloro che si sono schierati con i greci e la Grecia nei momenti difficili, persone e forze politiche in tutti i paesi europei, che hanno resistito fortemente ai piani di far uscire e punire la Grecia. Perché sanno che la Grecia per l'Europa significa molto più di bilanci.

Non dimenticheremo nulla di ciò che abbiamo vissuto perché non è solo una questione per gli storici del futuro. Ma sono le risorse di un paese che scrive la nuova pagina della propria storia, nel tempo presente. Siamo arrivati alla meta, siamo usciti dai memorandum, ma non finisce qui. Adesso abbiamo nuove battaglie davanti a noi. I ‘pretendenti’ contemporanei sono qui e stanno davanti. Sono quelli che vorrebbero vedere di nuovo la barca verso il mare e la gente di nuovo nella stiva. Quelli che hanno costruito “a loro immagine, a loro somiglianza” la Grecia della corruzione, degli interessi e del potere dei pochi. Coloro che vogliono poter – indisturbati - evadere le tasse, parassitare a scapito dell'interesse pubblico, avere le proprie off-shore e depositi all'estero. Coloro che si considerano al di sopra di qualsiasi legge e norma. E tremano all'idea di una giustizia indipendente. Non lasceremo Itaca nelle loro mani. Ora che abbiamo raggiunto la nostra meta desiderata, abbiamo la forza di rendere la nostra terra come essa merita.

Da greci intraprendenti, abbiamo scritto, con fatica e sacrifici, il fine dei memorandum. Da oggi, partiamo con visione e determinazione, per la nuova era del nostro paese. Con prudenza e senso di responsabilità per non tornare nella Grecia dei deficit e della bancarotta. Ma con coraggio per la rigenerazione della Grecia. Per una patria di uguaglianza, democrazia e giustizia sociale.

Perché l’Itaca è solo l'inizio”.

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