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Francia e Turchia sorpassano l'Italia in Libia. Parigi vuole l'Eni?

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Crisis

Pubblicato su Zougla.gr del 08/01/2020

Che cosa accadrà in Libia dopo l'immobilismo dell'Italia? La scelta di designare come ministro degli esteri Luigi Di Maio, che nella sua vita ha all'attivo una sola esperienza di lavoro, come venditore di bibite allo stadio San Paolo di Napoli, rischia di essere stato un tragico errore?

 

L'Italia ha perso terreno perché non ha capito che il gioco è diventato pesante; senza una potenza militare e senza la volontà di usarla, si è tagliati fuori. E l'incapacità del premier Conte e del ministro Di Maio a essere players significativi sullo scenario internazionale lo dimostra. Questa la ragione per cui Turchia e Francia hanno sorpassato l'Italia nella gestione del dossier libico.

Per capire come sia pericolosa la posizione italiana è utile intrecciare la crisi in Iran con quella in Libia. La nuova alleanza a geometria variabile tra Turchia, Russia e Iran proprio in Libia trova terreno fertile. Da quando la Francia nel 2011 ha eliminato Gheddafi con l'appoggio dell'Inghilterra e la neutralità americana, si è nuovamente manifestata come potenza neo gollista che per vocazione guarda all'Africa. Per questa ragione Parigi si candida ad essere il ponte della mediazione per un nuovo partenariato franco-africano ed essere centrale nel grande medioriente che va dalla Libia all'Afghanistan sostituendosi agli americani. Questo è il disegno francese reso ancora più facile dai silenzi e dalle retromarce italiane.

Quando il Presidente Donald Trump si insediò alla Casa Bianca, disse dubito di voler attuare un progressivo disimpegno dal Mediterraneo, partendo proprio dalla Libia. L'Italia anziché intestarsi una battaglia per diventare perno in Libia, ha sbagliato molte mosse. L'ultima è la designazione di Di Maio al Ministero che fu di De Gasperi, Moro, Nenni, Andreotti, Frattini e Fini.

Oggi lo scenario vede una possibile ripartizione della Libia: la Cirenaica agli egiziani, la Tripolitania ai turchi e l'Eni ai francesi. Il colosso italiano dell'energia è entrato nelle mire francesi, anche grazie al fatto che all'Italia manca una guida solida e affidabile che capisca rapidamente quanto sia strategica la Libia. Non c'è sul tavolo solo il tema dell'immigrazione, ma anche il tema della sicurezza e degli affari. 

Nel 2017 si era aperta la possibilità di un volo diretto tra Libia e Italia, anche per contribuire a sanare la crisi dei migranti e creare future opportunità di business. Ma Roma non era riuscita a strutturare un dialogo, serio e produttivo, con i tre soggetti presenti: Al Serraj, Haftar e tutte le tribù che governano i territori. L'obiettivo doveva essere quello di giungere ad un accordo, per ottenere un doppio risultato: da un lato stoppare il canale di attraversamento dall'Africa all'Italia; e dall'altro aggiungersi a Parigi e Londra che, ormai da tempo, sono in pianta stabile nel paese e difendono legittimamente i propri interessi.

Un volo diretto tra Libia e Italia sarebbe un interessante primo passo, forse quello propedeutico ad un contatto diverso col territorio proprio quando l'Italia vinse l'appalto per ricostruire l'aeroporto di Tripoli con un consorzio italiano. Se ci fosse una cornice di sicurezza, allora sarebbe stato possibile risolvere magari con la Banca Centrale Libica, anche la questione dei crediti certificati che le imprese italiane attendono.

E invece le paure di Di Maio e l'immobilismo dei governi Conte 1 e Conte 2 hanno fatto il resto.

  

twitter@FDepalo

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