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Come cambia la geopolitica nel Mediterraneo dopo l'aiuto turco all'Italia sul caso Romano?

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Crisis

Italia, Cipro, Libia, Grecia, Turchia (oltre agli altri lontani occhi sul Mediterraneo): come cambia la geopolitica nel mare nostrum dopo l'aiuto turco all'Italia sul caso Romano?

 

Che cosa può mutare nei rapporti tra Italia e Turchia dopo il sostegno di Ankara nell'operazione che ha portato alla liberazione della cooperante Silvia Romano? La foto che ritraeva la 23enne in un'auto dei servizi turchi rappresenta un indizio di una nuova fase tra o due paesi?

E'questa una fiche che Erdogan terrà nel suo taschino in attesa di giocarla su un tavolo a lui conveniente?

Al di là della comunicazione del governo italiano sul caso, poco soft e altamemte rischiosa in ottica futura vista la delicatezza di tutti gli attori in causa, il primo pensiero va alla Libia, dove la postura turca si è distinta per un sostegno incondizionato al presidente del Consiglio del Governo libico di Accordo Nazionale, Fayez al-Serraj. Il rapporto Erdogan-Serraj oltre che nell'invio di mezzi e uomini è sfociato come noto anche nella firma sull'accordo che delimita le acque in chiave dossier energetico, che però ha provocato una crisi diplomatica con la Grecia, spalleggiata da Israele e Usa.

Lo scorso 4 marzo i ministri degli esteri di Grecia e Italia, Dendias e Di Maio, si erano incontrati a Roma per fare il punto sulle emergenze nel Mediterraneo. In quella occasione avevano ribadito che il Protocollo d'intesa firmato dalla Libia e dalla Turchia sulla delimitazione della piattaforma continentale è inaccettabile, che esso viola i diritti sovrani dei paesi terzi, non è conforme al diritto del mare e non può produrre alcuna conseguenza giuridica per Stati terzi (Dicembre 2019). 

Sarà utile capire adesso, se e come la Farnesina muterà posizione su quel dossier, ma anche su altri ad esso connessi. E'il caso della questione relativa alla ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo orientale, che vede a Cipro impegnate Eni e Total, che già da tempo hanno registrato l'avversione di Ankara, controbilanciata dalla reazione di Washington e Bruxelles. La Turchia infatti ha inviato pochi giorni fa la nave perforatrice Yavuz a condurre esplorazioni di idrocarburi fino al 18 luglio nei blocchi 6 e 7 della Zona economica esclusiva di Cipro.

Gli Usa si sono detti profondamente preoccupati per i piani della Turchia, defindndo l'azione provocatoria e che aumenta le tensioni nella regione. “Crediamo ancora che le risorse di petrolio e gas appartengano a Cipro”. Anche il Consiglio europeo aveva offerto la propria solidarietà al governo cipriota.

La Turchia, intanto, presa da un lato dall'emergenza sanitaria e dall'altro dall'impatto del Covid sulla propria fragile economia, tenta la carta dei due forni: da un lato ammicca al Dipartimento di Stato americano che la richiama sul sistema russo S-400 e dall'altro prova a rimodulare le relazioni con Usa e Italia. Un'altra mossa ad altissimo rischio.

 

 

 

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