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Non solo gas: tutte le spine per Erdogan, tra lira giù e recessione

Scritto da Paolo Falliro on . Postato in Crisis

Dietro la crisi energetica con Grecia, Cipro e Israele c'è il rischio che la banca centrale turca continui nei desiderata del governo, più che fare scelte sagge e finanziariamente sostenibili? L'allarme di Moody's

 

Quanto contano le disastrate finanze turche nel dossier energetico che sta scombussolando mezza Europa? Nonostante il Pil sia passato dagli 852 miliardi del 2017 ai 716 nel 2020, con la lira turca che ha perso il 22% del suo valore in 8 mesi, il ministro delle finanze Berat Akbayrak, genero del presidente Erdogan, mostra ancora fiducia: ha dichiarato di aspettarsi che l'economia turca si muoverà tra il -2% e l'1%. Una situazione sul filo di lana, poiché l'instabilità geopolitica causata da Erdogan nella macroregione euromediterranea, combinata con la dipendenza del Paese dai capitali stranieri, ha portato la Turchia alle porte del default. Moody's stima che la recessione quest'anno raggiungerà il 5%.

I responsabili delle politiche monetarie del paese dovranno decidere rapidamente la strategia da applicare: se tagliare i tassi di interesse per sostenere l'economia o se aumentarli al fine di impedire il collasso della moneta. La seconda strada dovrebbe essere quella che, oggettivamente, servirebbe ma come è noto la Banca centrale è riluttante a fare una simile mossa, vista l'influenza del presidente Recep Tayyip Erdogan, sostenitore di politiche ad appannaggio dell'economia interna per fini propagandistici.

Ma senza un irrigidimento della politica monetaria al pari di un innalzamento dei tassi di interesse, il sistema-paese potrebbe andare incontro ad un mix esplosivo che influenzerà l'economia in modo significativo, aggravando le difficoltà recessive e impedendo l'applicazione dei quei piani di investimento che occorrono alla Turchia, che intanto si prende il porto di Misurata per 99 anni.

E' questa una settimana delicatissima per la Turchia e il dossier energetico è solo una parte dei problemi che sono sul tavolo di chi comanda sul Bosforo. Gli investitori hanno perso la fiducia nella lira, poiché i tassi di interesse turchi sono tra i più bassi tra i paesi emergenti, mentre Erdogan si aspetta un altro taglio dei tassi. Il tasso di interesse nel gennaio scorso era all'11,25% mentre a settembre 2018 aveva addirittura raggiunto il 24%. Ma l'esigenza del governo di puntare tutto sul mercato interno ha spinto la banca centrale a successivi tagli dei tassi di interesse, contrari alla strategia di altri mercati emergenti. Una contingenza che si affianca alla crisi geopolitica in atto nel Mediterraneo, con le tensioni con Grecia e Cipro, che preoccupano gli investitori.

 

 

 

 

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