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L'amara cicuta che tocca all'Ellade

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Crisis

L'amara cicuta che tocca all'Ellade“Non è un sogno la vita - cantava l'inventore del rebetiko, Vassilis Tsitsanis, nel 1968 - né una festa. Stasera che ci siamo separati è solo un calice amaro”. Quarantacinque anni dopo quelle parole e quelle serate trascorse, tra sogni e arti, nell'incantevole Plaka ai piedi dell'Acropoli assieme a Melina Mercouri, Sotiria Bellou e anche il nostro Tognazzi, ben altro è il calice che tocca all'Ellade, ancora più amaro.

Ieri il dopoguerra e la ricerca del benessere, i totalitarismi in terra di Grecia, l'avanzata del regime dei colonnelli. Oggi la cicuta del memorandum, da mandare giù il più rapidamente possibile, pena il default nel default, che già si è impossessato di un Paese intero e dei suoi cittadini, oppure da respingere (ma come?). Non sono ancora troppe le occasioni in cui si racconta cosa significhi esattamente crisi nella Grecia colonizzata, dalla troika da un lato e da una classe dirigente irresponsabile dall'altro. Perché i denari che Bce, Fmi e Ue hanno prestato ad Atene per l'85% vanno alle banche sotto forma di ricapitalizzazione e solo le briciole agli enti locali per pagare stipendi, pensioni e bollette della luce. E soprattutto non solo tutti sanno che non potranno essere restituiti, ma non mutano di una virgola il panorama attuale: disoccupazione record al 27% con un trend annuale che la porterà al 30%, aziende che chiudono come funghi, scioperi a tappeto da parte di tutte le categorie, università abbandonate da un numero sempre maggiore di studenti, impoverimento progressivo del ceto medio in virtù di tre tagli consecutivi a stipendi, pensioni e indennità, ong che agiscono già sul territorio per supplire alle deficienze “sociali” di uno Stato e del suo Parlamento, malati terminali che non trovano facilmente i farmaci salvavita di cui necessitano, cento farmacie chiuse in un anno per via dei debiti che lo stato ha con la categoria.

Ed ecco che, a fronte di una contingenza simile che fisiologicamente può soltanto peggiorare, a fare notizia sono i riverberi sociali di rapporto debito/pil e timori di nuove misure come tra l'altro non ha escluso il titolare dell'economia, presentando in Parlamento il maxiemendamento fiscale a medio termine 2013-2016. Sono i movimenti tellurici della società, i progressivi passi indietro che gli undici milioni di greci sono costretti a fare. Tornando a vivere in provincia dove il costo complessivo è inferiore rispetto alle grandi città, o scegliendo la dolorosa vita dell'emigrazione in Svezia o Germania, o chiedendo asilo ad anziani genitori per “abbattere” le spese fisse di luce e gas. Con una scena che dà la cifra di quale mutazione stia avvenendo nel paese, dove in alcuni giardini spuntano nuovi pollai appena costruiti, sintomo di una precisa volontà “casalinga” e di involuzione economica. Quando il costo della vita si eleva a target milanesi e, al contempo, i salari diventano irrimediabilmente bulgari, i cittadini si organizzano come possono.

Non è demagogia o populismo scagliare la prima pietra contro chi amministra, dal momento che gli squilibri appaiono enormi a fronte di sacrifici indicibili per cittadini e cittadine. Il pensiero corre a quei 35 deputati che hanno appena chiesto un prestito a condizioni favorevolissime alla banca della Camera, mentre molti imprenditori, fra i duemila suicidi da crisi registrati nell'ultimo biennio, non riuscivano ad ottenere neanche un centesimo in più dal proprio istituto di credito, o altro tempo per rientrare del “rosso”. O a coloro che affollano la Lista Lagarde degli illustri evasori, compresi quegli ex ministri che l'hanno occultata o manipolata mentre non pochi sono i greci che, non riuscendo a pagare l'Imu, sono costretti a svendere la propria abitazione. O a ministro e viceministro delle finanze che hanno sì varato una legge contro il cumulo delle pensioni da parte della casta ma con validità a partire dal 2013 salvando, di fatto, se stessi e tutta l'allegra brigata che dalle Olimpiadi del 2004 ad oggi ha speso ciò che non aveva, mentre i fondi pensione di alcuni ordini professionali sono a secco, prosciugati da qualche malsana operazione in stile Monte dei Paschi di Siena.

Il tutto mentre solo ora il commissario Ue alla Salute Borg si accorge dei disservizi sanitari e va in missione nel paese per discutere di temi legati alla sicurezza della catena alimentare, dopo anni di oggettivo disinteresse; con milioni di euro scialacquati senza un ritorno effettivo per i territori; senza un regime di controlli severi da parte dell'euroburocrazia; dopo un'esagerato ricorso ai parchi eolici su cui ora la magistratura inizia ad indagare; con il rischio di un'agenda nascosta da parte del governo che non scopre le carte circa la modalità di investimenti internazionali che già ci sono, ma a fronte di un costo del lavoro irrisorio che fa fatturare solo i grandi nomi. Uno scenario sul quale si avventano, come felini affamati, le violenze estremiste: con i neonazisti di Alba dorata che sfondano quota 11% e si posizionano in pianta stabile come terzo partito del paese, e con nuovi episodi legati all'eversione che sono sfociati in conflitti con le forze dell'ordine e sgomberi forzati nei giorni successivi agli attacchi molotov contro la sede del partito di governo e contro un centro commerciale ateniese.
E mentre alcuni docenti spagnoli nel protestare contro una riforma che sacrifica proprio gli studi classici avviano una campagna pro Grecia. Perché, scrivono in un lungo appello destinato ai social network, “greche sono le nostre radici, greci sono gli antichi testi che hanno aperto i nostri orizzonti. Eliminare quel bagaglio sarebbe come dire ai nostri studenti di non pensare”.

Racconta Esopo, nella favola del pescatore, che questi batteva l'acqua dopo aver teso le reti e sbarrato la corrente dall'una all'altra riva. E lo faceva con una pietra legata a una funicella, perché i pesci, fuggendo all'impazzata, andassero ad impigliarsi proprio tra le maglie. Ma uno degli abitanti del luogo lo richiamò perché in quel modo insudiciava il fiume e rendeva loro impossibile bere acqua limpida. L'altro replicò: “Ma se non intorbido così l'acqua, a me non resta che morir di fame”. Così anche negli Stati, per i demagoghi gli affari vanno bene specialmente quando riescono a seminare il disordine nel loro paese.
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Fonte: Gli Altri settimanale del 22/02/13
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