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Due o tre cose che ho capito di questa grossa, grassa crisi eurogreca

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Crisis

Dal 2011 a ieri ho scritto svariate volte che il memorandum della troika in Grecia non avrebbe funzionato, per un motivo molto semplice: perché chiudeva (temporaneamente) un maxi debito con un altro maxi debito. Si tratta di un'ovvietà palese e non c'è bisogno di iscriversi al partito della Merkel o di Tsipras per valutarla, oggi, e metabolizzarla serenamente, tanto ad Atene quanto a Berlino.

 

Quando gli sciatti commentatori, gli analisti, i lettori sproloquiano sui social network contro chi fa il cronista e quindi prima che opinioni (legittime, per carità) racconta fatti, non si rendono conto che fanno male a se stessi e anche alla Grecia. Non c'è bisogno di indossare la maglia rossa o quella nera per dare una via di uscita al problema, non servirebbe a risolvere la crisi greca e anche quella europea che spesso passa erroneamente in secondo piano.

Alexis Tsipras ha ragione quando chiede alla troika di farsi da parte perché non ha curato il malato ellenico, ma lo sta uccidendo e lo dimostrano i numeri del rapporto debito/pil che dal 2009 ad oggi sono peggiorati.

L'Europa ha ragione a chiedere un rispetto da parte di tutti delle regole, perché una famiglia deve darsi un vademecum comune altrimenti meglio andare ognuno per la propria strada. Ma smettiamola di classificare le analisi e i racconti come frutti di partigianeria. I fatti sono tali e tali restano, come gli scandali interni greci ed esterni a Berlino, sponda Siemens.

La povertà dilagante in Grecia è figlia di un'austerità che si è abbattuta sui ceti medi e bassi, mentre i ricconi della Lista Lagarde (ministri, deputati, imprenditori) non hanno pagato nulla e mentre il giornalista che l'ha pubblicata, Kostas Vaxevanis, veniva arrestato e processato. Possibile che nessun ex primo ministro greco sia stato chiamato a rapporto a Bruxelles per le politiche diciamo approssimative che ha condotto? Possibile che nessuno in Europa si sia accorto che la Grecia non era pronta ad entrare nella moneta unica?

Possibile che si è permesso nel 2004 Olimpiadi care tre volte più del previsto? Possibile che nessuno, compresi gli amici dell'austerità, abbia denunciato le migliaia di pensioni false che in Grecia si regalavano? Possibile che nessuno stia perseguendo gli appalti allucinanti per le armi che i governi greci hanno avallato nonostante in cassa non ci fossero denari per il welfare e la salute pubblica?

Il caso greco è figlio di un concorso di colpe, tanto ad Atene quanto a Berlino e Bruxelles. Volendo ragionare solo con i numeri non si caverebbe un ragno dal buco. Il memorandum era insostenibile e spostare oggi la lancetta del rimborso del debito di dieci o vent'anni non cambierà di una virgola lo scenario.

La Grecia non produce nulla perché non ha fabbriche: quali garanzie offrirebbe? L'Europa preme per il rispetto dei patti perché ovviamente chi ha prestato denari li rivuole indietro, anche perché gli interessi hanno un peso. Ma l'errore è stato fatto a monte, quando si è deciso di infilarsi nella strada senza uscita dei prestiti. Gli stati dovrebbero autosostenersi per creare equilibrio. Altrimenti amen.

Basti pensare che la Grecia spaventa il vecchio continente per un debito di 300 miliardi, mentre quello italiano veleggia sui 2500 miliardi di euro. Chiaro?

La Grecia è già fallita da tempo e come ho scritto nel mio pamphlet “Greco-eroe d'Europa” non serve a nulla tenerla alimentata e idratata forzatamente. Ecco perché solo un colpo di mano permetterà a tutta l'Europa di non finire schiacchiata.

twitter@FDepalo

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