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De Palo a Radio Vaticana: passa il piano, ma Syriza è finita

Scritto da Redazione on . Postato in Crisis

  
Dopo un dibattito durato tutta la notte, stamani il parlamento greco ha approvato l'accordo sul terzo pacchetto di aiuti concordato con i creditori internazionali. Il memorandum è passato solo grazie ai voti di alcuni settori dell’opposizione, vista la contrarietà espressa da 40 parlamentari del partito di governo Syriza. Una spaccatura che ha portato il premier Tsipras a chiedere il voto di fiducia dell’aula dopo il 20 agosto. Intanto sull’intesa si esprimerà anche l’Eurogruppo nella riunione di oggi pomeriggio a Bruxelles. Per un commento Marco Guerra ha intervistato il giornalista Francesco De Palo, direttore di Mondo Greco ed analista dei fatti ellenici: 
 
R. – Il voto è importantissimo per il terzo pacchetto aiuti. Comporta un primo stanziamento da 35 miliardi di euro, di cui però già 20 saranno restituiti da Atene ai creditori internazionali, tra prestiti e interessi sul debito, e solo 10 verranno destinati alle banche greche. Il voto - positivo grazie al sostegno dell’opposizione - ha però certificato un’altra ferita nel governo Tsipras. Il governo è sceso sotto la soglia dei 120 voti e ci sono stati ancora 43 voti negativi, di cui 35 scissionisti e altri astenuti. Quindi il partito di governo, il partito di Syriza, è ormai ad un passo dall’implosione. Lo ha dimostrato anche la posizione presa dalla presidente della Camera Konstantopoulou, che fino a questa notte alle 2.30 tentava di rimandare il voto solo a questa mattina, ma dopo nove ore di maratona in commissione congiunta del Parlamento ha dovuto piegarsi al voto degli altri membri. Il voto, quindi, c’è stato questa mattina presto, alle 9, e presumibilmente ha scritto la parola “fine” sul partito di Syriza e una parola nuova sul memorandum che però - ricordiamo - decide di chiudere il buco ellenico con altri prestiti, ma non risolve a monte il problema strutturale.
 
D. – Tsipras chiederà il voto di fiducia per il suo governo il 20 agosto…
 
R. – Sì, il problema è che comunque la maggioranza di governo non c’è più. Perché? Perché i 149 seggi di Syriza sono diventati un centinaio. I 40 scissionisti, infatti, capeggiati dalla presidente della Camera, dall’ex ministro dell’Energia Lafazanis e soprattutto dall’ex ministro Varoufakis, certifica di fatto che l’esperienza di Syriza al governo greco è terminata e che comunque Syriza dovrà diventare, come lo ha già fatto, un partito più di centro-sinistra che di sinistra; dovrà chiedere di volta in volta i voti alle opposizioni. E allora, anziché fare questo balletto di voti in Parlamento, meglio andare alle elezioni. La prima data utile era quella paventata già dalla portavoce del governo il prossimo novembre. Mentre invece sono ancora molto forti le voci che vorrebbero il voto anticipato già il 20 settembre.
 
D. – Nel pomeriggio si riunirà l’Eurogruppo per dare un giudizio su questo accordo tra Atene e i creditori. Cosa dobbiamo aspettarci?
 
R. – Dobbiamo aspettarci un muro contro muro, perché la posizione della Germania è una posizione molto chiara: sì alla negoziazione del debito e no all’haircut, di fatto segnando il solco nella guerra intestina tutta tedesca, che si sta combattendo fra la cancelliera Merkel e il ministro Schäuble, che, come tutti sanno, vorrebbe un “Grexit”, ma non vorrebbe una ristrutturazione del debito. La Merkel tenta di appianare queste posizioni portandole su quelle più moderate e dialoganti del presidente Juncker. La sensazione è che, comunque, la Germania abbia compreso come quest’altro memorandum non serva a sanare la crisi greca – è un memorandum che non è strutturabile, non è sostenibile per le casse greche, nonostante lo  0,8 per cento di incremento del Pil, nel secondo trimestre del 2015 - e comunque sta a testimoniare il fallimento complessivo della strategia tanto tedesca quanto europea, perché questi numeri si conoscevano sin dal 2012. Il rapporto debito-Pil sta viaggiando verso il 200 per cento, quindi significa che tutti hanno commesso dei macroscopici errori, tanto ad Atene quanto a Berlino.
 
D. – Quindi ad un mese dal referendum sull’accordo con la Troika, quali sono le prospettive per la Grecia?
 
R. – Le prospettive per la Grecia sono assolutamente di un disastro. Questa ennesima mossa, infatti, è un’altra partita di giro che non risolve i problemi ellenici, ma tende a raddoppiare gli interessi che verranno pagati ai creditori. Tutti sapevano che non si potevano prestare soldi alla Grecia, perché non avrebbe avuto la capacità di restituirli. Oggi, invece, si sceglie la strada di un terzo memorandum da 86 miliardi che si somma a quello precedente da 280 miliardi, pur sapendo che il Paese è allo stremo, che non si può pesare sulle casse dei pensionati e dei dipendenti pubblici, che non c’è una sola politica di ripresa e che, soprattutto, il dossier privatizzazione sta raccontando la vera partita di questo governo: gli aeroporti regionali greci, infatti, sono già stati inglobati da una società tedesca; il porto del Pireo è ad un passo dall’essere acquisito dalla Cosco Cina e soprattutto le ferrovie sono nelle mire dei russi, della Russian Railways, ma Washington e Berlino sono contrari. La partita greca, quindi, è tutta geopolitica.

 

 

 

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