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Tutte le conseguenze per Tsipras della mancata privatizzazione di Despa

Scritto da Giorgio Fthia on . Postato in Crisis

Dopo 3 anni di trattative i governo greco dice no alla privatizzazione del gas (Desfa) praticamente già fatta con gli azeri di Socar. Le trattative sono state talmente serrate che hanno avuto tre diversi ministri, ma così Atene rinuncia a 400 milioni per cedere il 66% del vettore pubblico che distribuisce il gas naturale.

 

Il ministero dell'Energia di Atene, anche per ribattere gli attacchi che verranno dalla troika che su quell'affare contava molto, ha detto che le società Socar e Snam volevano pagare a rate ma la proposta è stata respinta. Nessuna soluzione è stata trovata anche per l'apertura di ulteriori negoziati sulle opzioni alternative.

Al tavolo delle trattative è stata presente anche la società italiana Snam, che ha valutato la possibile acquisizione di un pacchetto compreso tra il 17 ed il 30% all'interno della quota del 66% a cui era interessato Socar.

Due i problemi significativi che si aprono adesso. Il fondo Taiped per le privatizzazioni elleniche contava molto su questa cessione: talmente tanto da aver anticipato parte dei ricavi preventivati impegnandoli già con i creditori internazionali. In secondo luogo il nodo è politico: il governo Tsipras II si è impegnato con la troika proprio per accelerare un processo ancora troppo lento di cessione delle utilities.

Il risultato di Desfa si somma alla congiuntura complicata per l'esecutivo, con i sondaggi che danno Syriza in picchiata al 13% (appaiata ad Alba dorata) nonostante il recente rimpasto. E'la ragione per cui il leader dell'opposizione, il conservatore Kyriakos Mytsotakis, ha avviato una serie di incontri con le cancellerie europee ufficialmente per presentarsi ad ambasciatori e alti dirigenti. Ufficiosamente, sostengono in molti, per spiegare il piano B in caso di elezioni anticipate a febbraio.

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