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A piedi nudi sulla sabbia bollente: la nuova barbarie del lavoro in Grecia

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Kosmos

Sta facendo il giro del mondo la notizia di quei camerieri costretti a lavorare scalzi in un noto bar di Mykonos per sposare il “concetto” di summer cafè sulla spiaggia.

 

Un medioevo, lo hanno definito alcuni. Una vergogna, altri. Ma il fatto, grave e volgare, si presta anche ad un altro ragionamento, ben più largo. In un batter di ciglia si è passati dalle pratiche lassiste (i furbetti del cartellino, i protetti da benefit come gli epidomata in Grecia, le caste che guidano interi paesi, gli impiegati di certe controllate regionali che in Italia fanno buchi spaventosi) alla barbarie del lavoro di oggi.

Stagionali senza diritti, freelance usati come carta straccia e pagati a babbo morto, professioni svuotate dalla turbo tecnologia e mortificate da datori senza scrupoli e convinti che la politica del capriccio sia più forte di programmazione e lungimiranza.

Quei piedi scottati sulla splendida spiaggia delle Cicladi hanno molto da dire. Perché parlano ad un mondo ormai sordo, dove conta l'innamoramento di un giorno più che la strategia di lunga visione; perché sono l'icona dello sberleffo di chi siede nella cabina di pilotaggio, convinto di poter fare ciò che vuole ma sostanzialmente cieco di fronte al precipizio in cui tutti, ma proprio tutti, stiamo cadendo.

Come Alberto Sordi nel marchese del Grillo: “Perchè io so io e voi non siete un...”

Pensano di farla sempre franca, di godere di una scorciatoia perenne, di poter fare comunque a modo loro. Ma così facendo ingrassano le fila di chi pensa, alla fine della fiera, che siano loro il nuovo nemico di questo mondo medievale: senza anima e senza un neurone uno (di cuore neanche a parlarne).

 

twitter@mondogreco

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