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Migranti, Grecia isolata ed Europa sempre in ritardo?

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Kosmos

Lo avevamo scritto da tempo che le policies erdoganiane sui migranti erano improntate esclusivamente al ricatto e alla minaccia. E le migliaia di profughi siriani al confine ellino-turco oggi lo dimostrano, mettendo a nudo ancora una volta la risposta dell'Ue.

 

 Frontex per questa ragione e dopo le proteste del governo ateniese ha deciso di aumentare il livello di allerta al confine tra Grecia e Turchia: "Abbiamo ricevuto una richiesta di ulteriore aiuto dalla Grecia. Abbiamo già preso provvedimenti per sviluppare attrezzature tecniche e forze aggiuntive in Grecia”, recita una nota ufficiale. Ma si tratta di un palliativo in sostanza, in quanto occorrerebbe una risposta politica Ue-Ankara.

Allo stesso tempo il governo Mitsotakis, che ha convocato per oggi un consiglio straordinario, prendendo atto della situazione assolutamente critica al confine, ha messo in campo procedure straordinarie. Una di esse è il messaggio ufficiale rivolto ai migranti: “Dallo Stato greco: la Grecia rafforza le misure di sicurezza delle frontiere al massimo livello. Non tentare di attraversare il confine illegalmente”.

Ma ad Evros la situazione è ad un passo dal collasso. Si stanno verificando in queste ore numerosi episodi anomali da parte di gruppi organizzati di immigrati che parlano turco. Secondo alcuni analisti ciò fa pensare che si tratta non di profughi in recente fuga, ma piuttosto di giovani immigrati che soggiornano da anni in Turchia, o di gruppi organizzati teleguidati da Ankara, mentre i media turchi diffondono bollettivini meteo mirati sulle vicine isole greche, come Lesbos, potenziale meta dei nuovi ingenti flussi.

Un'azione che è di fatto una ulteriore mossa scomposta di Erdogan sullo scacchiere euromediterraeneo che si somma al trattato siglato con Al Serraj per la delimitazione marittima, agli sconfinamenti aerei degli F-16 sui cieli ellenici, alle perforazioni illegali nelle acque di Cipro a caccia di gas, alla tattica in Siria che è tarata solo sul neo ottomanesimo e sulla profondita strategica figli della dottrina Davutoglu.

 Il nodo è l'Europa: costantemente impreparata, oggi come ieri, alle sterzate di Ankara. Ma anche la Nato che dovrebbe decidere una volta per tutte da che parte stare.

twitter@FDepalo

 

 

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