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Sveglia Ue: Erdogan è una minaccia globale. Parla Nirenstein

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Kosmos

Conversazione di Mondogreco.net con la giornalista e scrittrice Fiamma Nirenstein: vi racconto il pericolo di Erdogan per Grecia e Cipro, e la tragedia guerrafondaia dell'Iran. 

 Secondo la giornalista e scrittrice Fiamma Nirenstein, tra le altre cose membro del Jerusalem Center for Public Affairs(Jcpa), già vicepresidente della commissione per gli affari esteri della Camera dei Deputati per la XVI legislatura (sino a marzo 2013), è giunto il momento che l'Europa guardi meglio alle mosse turche, intrise di violenza e prevaricazione: l'invasione della Siria, la penetrazione in Libia, le provocazioni contro Grecia e Cipro. Per cui la nuova cooperazione militare (ma non solo) tra Israele, Grecia e Cipro si pone come punto di caduta di una più ampia strategia che investe l'intera macro regione euromediterranea, ma che va letta anche alla luce del nuovo accordo tra Emirati Arabi Uniti e Israele, che verrà siglato martedì prossimo a Washington. “Stiamo attenti a questa cultura neo-ottomana che disprezza gli europei”.  

Atene, Tel Aviv e Nicosia uniscono le Forze Armate conducendo esercitazioni congiunte e attività operative in un momento di fortissime tensioni geopolitiche causate dalla Turchia. E'nata una nuova visione comune contro le policies di Erdogan?

Penso di sì, è una strategia molto larga che comprende anche l'importantissima pace che verrà siglata martedì prossimo a Washington tra Emirati e Israele. Da una parte abbiamo la tendenza a creare una nuova situazione progressiva di pace, di rapporti rinnovati e diversificati rispetto al passato. Dall'altra invece c'è un fronte che non esito a definire guerrafondaio, formato da Iran e Turchia: è chiaro che Israele in questo suo rapporto mediterraneo con Grecia, Egitto e Cipro svolge un ruolo primario, contro la strada di una guerra al mese intrapresa da Ankara e Teheran. Turchia e Iran, tramite i relativi fiancheggiatori, agiscono solo per fini agitatori. E'contro questa deriva che agisce un orizzonte impegnato in collaborazione, pace e nuove relazioni che porteranno ad un futuro migliore per l'intera area. Si tratta di uno scontro verticale fra due blocchi.

L’accordo di pace degli Emirati Arabi Uniti con Israele può essere visto anche alla luce dell’ultra-espansionismo turco nel Mediterraneo orientale?

Non c'è dubbio. Sono sicura del fatto che i paesi sunniti moderati hanno come nemico l'universo sciita guidato dall'Iran con il suo proxy più pericoloso rappresentato da Hezbollah, senza dimenticare il ruolo di Qatar e Hamas nella Fratellanza Musulmana che preoccupano enormemente gli Emirati. Non va dimenticato come il Qatar sia stato oggetto di una vera e propria messa fuori legge da parte di questi paesi: quindi all'interno di questo fronte sunnita c'è una forte spaccatura. E'di pochi giorni fa la visita di una delegazione di Hamas prima da Erdogan e dopo a Beirut: non importa che il primo sia convintamente della Fratellanza Musulmana. Il tutto va letto sapendo che il piano di pace di Trump ha fatto saltare i grandi nemici dell'occidente, ovvero iraniani e turchi. Osservo che la Lega Araba ieri si è rifiutata di condannare l'accordo di pace, come da richiesta dei palestinesi: per cui siamo in presenza di una situazione molto promettente creata dalla Casa Bianca. Non a caso Trump è stato proposto per il Nobel, che invece fu dato gratuitamente a Obama, il quale fu il vero protagonista non solo dell'arrampicata iraniana verso la bomba atomica ma anche della tragedia siriana. Non credo che Trump potrà vincerlo, per come è costruito oggi quel premio. Io però glielo darei senz'altro.

 La forte relazione sul gasdotto Eastmed tra Tel Aviv, Atene, Nicosia e Il Cairo come impatta sulla presenza turca in Libia e con l'imbarazzo della Nato?

La Turchia è ovviamente un attore significativo in questa fase, soprattutto per le sue mosse scomposte, ma in cima alle preoccupazioni dei paesi arabi resta l'Iran perché ha investito moltissime energie nel prevedere la costruzione della bomba: sono state infatti rimesse in moto le contrifughe. Erdogan mette a rischio l'equilibrio mediorientale e mediterraneo.

Come giudica la reazione europea?

Se c'è una cosa spiacevole in tale vicenda è che l'Ue a fronte di questa storica occasione rappresentata dall'accordo tra Israele e gli Emirati, a cui seguiranno anche Barhain e Sudan, non è riuscita a dire nemmeno un bravo a chi ha ispirato quell'accordo. Dove sono le pulsioni europeiste verso la pace? Qualcuno vuole continuare a inseguire la guerra terroristica che per anni hanno fatto i palestinesi, nonostante Israele abbia avanzato svariate offerte di pace? L'ennesima beffa di questo finto pacifismo si ritrova nel fatto che Serbia e Kosovo vogliono portare le rispettive ambasciate a Gerusalemme, ma l'Ue le minaccia di tenerle fuori dall'allargamento degli stati membri. 

Dal possibile ingresso nell'Ue alla profondità strategica neo-ottomana: come è cambiata la politica di Erdogan?

Non solo Trump, ma tutto il mondo si era illuso sulla possibilità di recuperare Erdogan in un discorso che lo portasse all'interno di un dialogo con il mondo occidentale. Stiamo parlando di un grande paese islamico che ha attraversato un periodo di forte occidentalizzazione, per cui era naturale che si valutasse il suo desiderio di essere ammessa nell'Ue. Il fatto che la Turchia sia un membro della Nato rappresenta però al momento un problema di non piccola dimensione: dal 2016 Erdogan persegue tutti i suoi dissidenti, mette in galera i giornalisti, ha invaso la Siria, ha messo in fuga 160mila curdi, è penetrato in Libia, ricatta l'Europa sui migranti, ordina altri S-400 dalla Russia, trasforma Aghia Sophia in moschea e adesso punta a Kastellorizo. Insomma, un'aggressione continua. Ricordo una frase del ministro degli esteri turco Cavosoglou: “Gli europei sono bambini razzisti e viziati, che devono sapere quale è il loro posto”. Stiamo attenti a questa cultura neo-ottomana che disprezza gli europei.

 

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