Stampa

Caso Libia, i silenzi dell'Italia (su Prodi) e le occasioni perdute

Scritto da Gian Franco Damiano * on . Postato in Kosmos

Ciò che è successo, ma soprattutto ciò che succede oggi in Libia è il frutto perverso di un percorso ricco di errori, incomprensioni, superficialità, convenienze, connivenze e vantaggiosi rapporti.
Oggi abbiamo la possibilità di vederne gli effetti ma, non sappiamo ancora come si declinerà nel futuro la Libia e i riflessi sull'area Mediterranea.
Il nostro Paese è sempre stato l’interlocutore privilegiato per la Libia ma, oggi, è purtroppo evidente che non ci siano né voglia né capacità e forse neppure le competenze, non per dirimere il groviglio, ma, almeno, per tirare fuori un primo capo dalla matassa libica.
È la terza volta che Obama indica al Presidente del consiglio il ruolo dell’Italia come destinataria, oltre che naturale, del dossier Libia e noi riusciamo soltanto, ogni volta, a buttare deliberatamente il pallone in tribuna per non giocare la partita.
 
È chiaro da tempo che Bernardino Leon, inviato ONU e UE per la Libia, non ha le giuste credenziali (esperienza e conoscenze) per avviare alla conclusione positiva la trattativa tra i governi di Tripoli e di Tobruk; oggi il premier italiano sottolinea, con estrema chiarezza, che Romano Prodi non è stato ritenuto adatto dall’ONU nel ruolo di mediatore in quanto nel passato è stato troppo vicino a Gheddafi.
Mai fu detta cosa più vera: Prodi sdoganò il dittatore libico avviando così un processo di stabilità nel Mediterraneo, ponendo finalmente fine alla stagione che aveva visto Mhuammar non solo fiancheggiatore, ma finanziatore e importante protagonista del terrorismo internazionale. 
È altrettanto vero che a Prodi, all’indomani della rivoluzione libica del 2011, venne richiesto in modo palese di assumere il ruolo di mediatore da parte della maggioranza delle tribù libiche - e da quasi tutti i capi di stato africani - per avviare il processo di pacificazione nazionale.
 
Rimane un piccolo dettaglio: Bernardino Leon fu nominato inviato speciale UE il 9 maggio e solo il successivo 9 agosto, sempre del 2014, Ban Ki-moon lo nominò commissario ONU per la Libia.
È questa la prova evidente che l’Italia – nonostante la Mogherini fosse già in odore di Lady Pesc - si è guardata bene dal voler assumere un ruolo, che nel passato è sempre stato di attore e non di comparsa, come oggi notiamo, sullo scenario mediterraneo.
Oggi Romano Prodi, anche da parte di numerosi e credibili interlocutori della comunità libica, è invitato ad entrare in partita ma, nella continuità della nostra colpevole inerzia, l'Italia si limita solo a corteggiare nuovamente un altro dittatore nordafricano.
 
È comprensibile, pur se discutibile, che in politica, molto spesso, si costruiscano scenari artefatti a proprio vantaggio: lo è molto meno quando i temi in discussione riguardano vite umane, sicurezza interna, equilibri e stabilità internazionale, terrorismo, immigrazione ed economia.
Presidente, forse è ora di cambiare verso, anche perché nascondersi dietro un Palazzo di vetro è impossibile.
 
Presidente della Camera di commercio italolibica

Comments:

Mondogreco sui Social Media

seguici su questi network

facebook twitter google+