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Chi sono gli anti-Syriza pronti alle larghe intese con la troika?

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Politikì

Dal settimanale Left del 27/6/15
 
Quando nella notte delle elezioni greche del gennaio scorso Alexis Tsipras scese in piazza per il comizio di vittoria, pronunciò una frase che non tutti i media internazionali (400 giornalisti accreditati da tutto il mondo) riportarono il giorno successivo: "Abbiamo sconfitto gli oligarchi", disse. Solo un nanosecondo dopo individuò, e citò, gli altri concorrenti sbaragliati con quel risultato elettorale che condusse Syriza al 36%: austerità, troika e larghe intese elleniche, conservatori-socialisti, tanto ossequiose a Berlino e dintorni. Quella fronda anti Alexis, oggi, potrebbe trovare nuovamente vigorìa. 
 
Complici i negoziati con i creditori internazionali giunti a molteplici punti critici e soprattutto alla luce del nuovo fil rouge instaurato sull’asse Atene-Mosca, è nelle stanze ateniesi, le stesse che da sempre sono ammaliate dai poteri forti, che si fa largo l’idea di una possibile nuova alleanza opposta a Syriza in caso di crisi di governo.
 
Una sorta di sommovimento montiano in salsa ellenica, con alla base la nomenklatura di conservatori e socialisti - Nea Dimokratia dell’ex premier Antonis Samaras e il Pasok della neo segretaria Fofi Gennimata – ma con un frontman nuovo di zecca. Un volto rassicurante ed euro sponsorizzato, capace da un lato di mettere in guardia dagli esperimenti “eurasiatici” di Tsipras e dall’altro in grado di veicolare un’immagine diversa e distante da tecnici pur etero diretti da banche e sistemi di potere. Insomma, montiani fino all’osso ma senza Monti.
 
La strategia è chiara, tanto ad Atene quanto a Bruxelles: immaginare un cuscinetto partitico pronto ed allineato alla troika nel caso in cui le cose dovessero precipitare e Tsipras si trovasse invischiato in una crisi di governo senza uscita, sia a causa di un possibile referendum su memorandum e quindi sull’euro, oggi gradito dal 62% dei greci (sondaggio Public Issue), sia se ci fosse default tout court con conseguente instabilità, tanto economica quanto sociale. Lo spunto per edificare una coalizione mista composta da conservatori, socialisti, democratici e centristi accomunati da una verve contraria alle istanze di Tsipras era balenato in Grecia già dallo scorso autunno, quando il sentimento per le strade di Atene era di sfiducia: verso un memorandum che in tre anni ha cassato tutto ma non la disoccupazione e la crisi, verso tagli verticali non accompagnati da misure di crescita, verso prestiti diretti alle banche elleniche ma non a cittadini e imprese, verso una famiglia – quella europea – lontana anni luce dalle istanze solidali e programmatiche dei “padri eurocostituenti” come Spinelli e Schuman.
 
Tutti sapevano che Tsipras avrebbe vinto le elezioni, tutti sapevano cosa ciò avrebbe comportato il giorno dopo.  E allora, oggi, chi teme che questa Unione Europea possa guardarsi finalmente allo specchio e subire un duro colpo dalle sottili dita dei Davide Tsipras e Varoufakis puntate contro il gigante teutonico Golia, fa il tifo per il giornalista ed eurodeputato Stavros Theodorakis (solo omonimo del grande compositore Mikis, syrizeo della prima ora). Da un anno è alla guida del movimento centrista Potami (Il Fiume) nato in occasione delle elezioni europee del 2014 e capace, alle ultime politiche di gennaio, di affiancare Alba Dorata al 7%. 
Dalla tv alla politica passando a una campagna elettorale fatta su minivan e tende da campeggio. Comunicazione pura per questo volto noto televisivo che ha lavorato in varie stazioni radiofoniche e in quotidiani.
 
Nel 2000 Theodorakis inizia la trasmissione Cast sul canale pubblico NET di ERT e dal 2006 si trasferisce alla rete privata Mega, di proprietà di uno degli oligarchi di Grecia: Iorgos Bobolas che ha contemporaneamente interessi nell’edilizia, nell’energia, nei media e nei programmi di difesa. Inizia come un semplice progettista, ma ben presto la società di costruzioni Aktor si evolve in Ellaktor, fino all’ingresso nelle telecomunicazioni con lo storico giornale di famiglia Ethnos. Quindi Bobolas fonda la Pegasus Publishing, che possiede il canale televisivo Mega Channel e la piattaforma satellitare Nova. Theodorakis lavora proprio per Mega Channel, fondata nel 1989 da Bobolas assieme ai veri re di Grecia: gli imprenditori Tegopulos, Vardinoyannis , Lambrakis, Alafouzos, e fu la prima azienda dotata della licenza per operare come stazione televisiva privata, un po’ la sorella minore di Canale 5.
 
Ma nel 2009, dopo anni di attesa, il Parlamento greco approvò la prima timida legge sui blind trust che impediva all’azionista di maggioranza di un gruppo televisivo di partecipare alle gare di appalto per le grandi opere pubbliche. Per questo Bobolas cedette le sue quote maggioritarie, si dice, per almeno cento milioni di euro e fondò la società DOL, un’azienda a conduzione familiare. 
E’quello il sistema di scatole cinesi legato a doppia mandata alla politica sotto l’Acropoli a cui Tsipras ha dichiarato guerra, dal momento che le frequenze per i canali privati in Grecia sono state letteralmente regalate. 
 
Dimitri Deliolanes, da trent’anni corrispondente in Italia della tv pubblica Ert, racconta a Left che Theodorakis si diceva fosse “uno dei tanti amici di George Papandreou, all’epoca socievolissimo ministro degli Esteri” poi premier alla vigilia della crisi, oppure lontano parente della moglie dell’allora premier Kostas Simitis, altro socialista noto per aver curato il passaggio della Grecia dalla dracma all’euro. Comunque sia, l’immagine era di un “personaggio strettamente collegato con la nomenklatura del Pasok, in particolare con la sua componente liberista che proprio in quel periodo truccava i conti per far entrare la Grecia nell’eurozona”. E pochi giorni fa, in assenza di Tsipras, il presidente della Repubblica Procopios Pavlopoulos ha incontrato tutte le opposizioni.
 
twitter@FDepalo

 

 

 

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