Stampa

Vita ad Atene dopo il referendum: pochi soldi in tasca e cibo razionato

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Politikì

Da Il Giornale del 8/7/15

Senza soldi dai bancomat, con la Borsa ancora chiusa e senza commesse dall'estero. Cittadini e piccoli commercianti in Grecia si svegliano dall'euforia post referendaria, ma subito dopo piombano nell'incubo della quotidianità. Come si fa ad andare avanti con le banche chiuse e senza liquidità?

La maggior parte della gente comune, non quella che guadagna col turismo, è corsa ai ripari e sta razionando cibo in casa e pochi euro in tasca, altri si preparano al peggio.

Eleftherìa confessa di avere in cassaforte qualche migliaio di dollari. Le sono avanzati alcuni anni fa dopo il suo viaggio di nozze a Miami e «oggi potrebbero tornare molto utili se le maledette banche non dovessero riaprire». Babis ha due camion frigo ed è appena partito da Patrasso per la Germania via Italia, ma rischia di non arrivare a destinazione perché non può utilizzare la sua carte di credito per fare gasolio e per pagare le autostrade.

«Vogliono solo contanti da noi greci, - racconta sua madre che ieri ha avuto un malore per lo stress - ma il viaggio di mio figlio fino a Rostock costa 5mila euro e come si fa a mettere tanti soldi in tasca se il bancomat ci dà solo briciole?». Un falso problema, dice invece senza peli sulla lingua Pavlos: «Ma quale emergenza, da Natale abbiamo già ritirato un sacco di soldi dalle banche. Quelli che fanno la fila oggi sono solo i pensionati».

Non la pensa così Sissy, che gestisce una pasticceria con le sue sorelle alla periferia di Atene. Prima della crisi, alle 11 del mattino aveva esaurito quasi tutti i suoi dolci, oggi invece preferisce «fare meno torte e biscotti, perché quasi ogni giorno avanzano invendute, ma più pane e pizze così ciò che resta lo porto a casa e anche ai miei vicini: servono idee originali quando si è nelle nostre condizioni».

Per avere il polso della Grecia serve però spostarsi in provincia. Takis gestisce un fondo di famiglia a Edessa, in Macedonia. Le sue pesche sino allo scorso anno prendevano la via dell'estero, su tutti il redditizio mercato russo. Ma oltre alle sanzioni che gli hanno precluso di guadagnare parecchi rubli, ecco oggi le ristrettezze del fronte interno. «Non le compra nessuno e piuttosto che gettarle vie ne ho regalato qualche cassetta ai bisognosi - dice - ma al di là del bel gesto che ho fatto non vedo alcuna prospettiva. Cosa farò? Qui qualcuno inizia a prestare i terreni per le discariche abusive».

L'atmosfera nel Paese sta cambiando e non solo da domenica sera in poi. Gli indigenti sono in drammatico aumento, così come gli imprenditori in rosso che rappresentano oggi un terzo dei nuovi poveri. Si iniziano persino a rubare le cassette di api che gli apicoltori lasciano da anni, incustodite, sul ciglio delle strade di montagna e che fino a oggi mai nessuno ha osato toccare. Ieri a Stylida, nella Grecia centrale, un agricoltore 45enne si è impiccato nel terreno dove coltivava pochi ulivi. La pressione delle ultime ore, mescolata alla depressione da crisi, lo ha portato al peggio.

A dare ragione alla tesi del Telegraph , secondo cui le banche greche riapriranno solo dopo aver stampato dracme, ci pensa Vassilikì. È proprietaria di alcuni bungalow a Ghìtion, nel Peloponneso, che affitta ai vacanzieri ed è convinta che con una nuova moneta, svalutata e fiscalmente sexy, le cose cambieranno. «Pagare più tasse? E perché? Non credo più all'euro, mi aspetto che la vecchia moneta attiri investitori stranieri e nuove opportunità, leggo tante cose sugli amici russi, sarebbero i benvenuti qui». In questi giorni si fa pagare solo cash e sta raccogliendo dollari, euro, yen e rubli: «Non si sa mai che possano tornarmi utili, tra qualche tempo». O addirittura domani.

Twitter: @FDepalo

 

 

 

Comments:

Mondogreco sui Social Media

seguici su questi network

facebook twitter google+