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Potami: sarà un fiume in piena alle elezioni greche?

Scritto da Eleonora Palma on . Postato in Politikì

"Kalispera, kalispera". Buonasera, buonasera, così, con il suo saluto diventato proverbiale, Stavros Theodorakis entrava nelle case dei greci con uno dei programmi televisivi più seguiti, "Protagonisti", una striscia d'inchiesta un po' alla Report, trasmesso per oltre quindici anni. Dal 2014 ha scelto di cambiare mestiere, fondando To Potami, il Fiume, un movimento politico di centro sinistra (ma che ruba qualche idea alla destra liberale), frettolosamente paragonato in Italia al Movimento Cinque Stelle. In realtà le similitudini si fermano all'avere un fondatore carismatico molto conosciuto dal grande pubblico. 
Il Fiume è un movimento saldamente europeista, che si professa federalista europeo. Anche il volersi proporre come movimento di cittadini, diverso e lontano dai partiti tradizionali, solo apparentemente lo fa assomigliare alla compagine grillina, visto che in realtà finora ha raccolto, più che il voto delle masse, il voto d'opinione dell'intellighenzia dei ceti urbani più colti.
 
Ad ogni elezione spuntano lenzuolate di giornalisti, scrittori, attori (e pure qualche oligarca) che appoggiano il movimento. Il popolo per ora gli ha accordato circa il 6 per cento dei consensi, un risultato più che discreto, soprattutto per un partito di nuova formazione, ma lontano dal duello Syriza - Nuova Democrazia protagonisti di questi anni di crisi dopo l'evaporazione del Pasok, ridotto ormai ad inseguire la soglia di sbarramento. 
 
In questa strana campagna elettorale, decisamente sottotono rispetto a quella dello scorso gennaio, con Tsipras che dopo l'accordo siglato con le istituzioni europee post referendum ha perso smalto, con Nuova Democrazia che si ripropone per il governo, ma con la macchia di aver 
accettato in passato le condizioni impossibili della Troika che hanno peggiorato la situazione al posto di migliorarla, con i transfughi di Syriza influenti solo per far perdere il loro ex partito, Theodorakis rilancia e vorrebbe raddoppiare.
 
Il suo mantra, ripetuto in ogni occasione, è "deka tis ekato", dieci per cento, la percentuale che gli permetterebbe di superare Alba dorata e KKE ed essere saldamente il terzo partito, così da poter entrare nella compagine di governo in caso di vittoria di ND o da avere un ruolo di opposizione di un certo peso in caso vinca Syriza. 
 
Un azzardo, visto che i sondaggi gli danno la metà o poco di più. Ma l'ex anchorman ci crede o fa finta di crederci e nel suo comizio di chiusura della campagna elettorale venerdì sera è stato molto chiaro: "Noi vogliamo il 10%, vogliamo 30 seggi, perché sappiamo cosa farci. Li useremo per cambiare tutto, senza distruggere il paese". E in seguito non sono mancati gli attacchi espliciti sia al governo uscente, accusato di improvvisazione ed incapacità, che a quelli precedenti, colpevoli di aver creato le voragini di debito pubblico e corruzione prima e di aver affamato i greci poi con le misure dettate dalla Troika, proponendosi come unica vera alternativa ad entrambi.
 
Un Fiume in piena insomma e con un programma di governo molto ambizioso: investimenti, privatizzazioni, meno tasse sulle piccole imprese, diminuzione costo dell'energia, sgravi fiscali per chi assume, l'estensione del sussidio di disoccupazione, un nuovo programma di copertura sanitaria per disoccupati, poveri ed anziani, asili nido. Basterà per convincere indecisi e scontenti? Intanto anche lo slogan è decisamente ambizioso: emis boroume, noi possiamo, (yes) we can.

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