Stampa

Al sud c’è Cipro, al nord c’è la Turchia

Scritto da Sener Levent on . Postato in Politikì

Se potessimo mettere sulla bilancia la porzione di terreno cipriota che sta nelle mani di Ankara e quella che teniamo in mano noi, risulterebbe che la sua parte di territorio è ben più pesante. Perciò, qualcuno dovrà pure darci delle spiegazioni: se ci sarà un accordo, sarà forse concluso tra i greco- ciprioti e i turco-ciprioti? Oppure tra i greco- ciprioti e la Turchia?

 

Perché me lo chiedo? E’ molto semplice. La Turchia controlla tutto quello che si trova al nord: l’energia elettrica, i telefoni, i porti. Della nostra acqua si è già impossessata in qualche modo. Cosa ci è rimasto? Una corda come cintura.

Buona parte dei direttori e dei consiglieri appena nominati vengono dalla Turchia. Anche a capo della radio Tv “pubblica” Bayrak è stato posto un direttore proveniente dalla Turchia. I grandi capitalisti turchi comprano qui da noi tutta la terra che possono. Se ora mettessimo sulla bilancia la porzione di terreno che sta nelle mani di Ankara e quella che teniamo in mano noi, risulterebbe che la sua parte di territorio è ben più pesante. 

E’ chiaro a tutti oramai che siamo diventati una provincia turca. E, per amore di verità, devo dire che si stiamo anche abituando: in una metà dell’isola oramai c’è la Turchia e non è più Cipro. E’ per questo che mi chiedo: i greco- ciprioti concluderanno questo accordo con noi oppure con la Turchia?

Negli ultimi anni l’attivismo turco a Cipro si è fortemente incrementato rispetto al passato. Ma è forse normale intraprendere tutte queste iniziative mentre si sta trattando per ottenere la riunificazione? Da una parte negoziare e dall’altra rendere sempre più chiaro (non a breve ma a lungo termine) che sei tu il padrone conquistatore? Le compagnie aeree e l’aeroporto sono nelle mani di società della Turchia. Ora si prenderanno anche i porti. A Morfou stanno erigendo una nuova università. La città di Kerynia e la penisola della Carpasia non appartengono più né ai turco- ciprioti né ai greco- ciprioti: tutte le colline con vista sul mare si stanno ricoprendo di hotel a cinque stelle.

Disponiamo di 15 università e altre 12 attendono in fila. Si dice che ci siano 85 mila studenti iscritti, ma solo 55 frequentino regolarmente. Gli altri che fanno? Probabilmente, una volta fatta l’iscrizione, si occupano d’altro. Qualcuno sa bene che certe iniziative servono solo a riciclare denaro sporco.

In tutto questo c’è qualcosa di veramente allarmante. Mentre cresce enormemente l’identità turca, diventa sempre più fiacca l’identità cipriota. Spariscono velocemente coloro che resistono alla Turchia e aumentano rapidamente coloro che si schierano dalla sua parte. E’ l’identità turca che domina, non quella cipriota: tutti se la prendono con il Parlamento tedesco perché ha riconosciuto il genocidio degli armeni; tutti si vedono come soldati difensori della Turchia sulla scena internazionale; tutti cercano di riprodurre questa situazione, molto comune in Turchia.

Anche questi tedeschi però, sono strani. Ignorano il genocidio del popolo kurdo in corso e si occupano del genocidio del popolo armeno avvenuto un secolo fa. Non dico di ignorare il genocidio degli armeni, dico solo che è inutile occuparsi del passato quando si vuole ignorare il presente. 

L’Europa, poi, non riesce neanche a vedere le sue colpe. Ha enormi responsabilità per il bagno di sangue di centinaia di migliaia di persone in Iraq, in Libia e in Siria, senza contare i casi dell’ex Jugoslavia e in Ruanda.

La Turchia si stabilisce nella parte settentrionale di Cipro come se non ci fosse alcuna probabilità di riunificare l’isola. Basta questo, osservare cioè come si comporta Ankara a Cipro, per capire che non sarà mai possibile ottenere un qualche risultato dai negoziati in corso.

 Erdogan si è piazzato bene in Turchia. E’ riuscito addirittura a prendere dalla sua parte anche coloro che avrebbero dovuto essergli contrari: si è messo a massacrare i kurdi e subito tutta l’opposizione a plaudire. Ha fatto balenare una speranza di riunificazione agli occhi dei greco- ciprioti e subito i greco- ciprioti si sono messi con lui. I turco- ciprioti, che negli anni passati correvano appresso perfino alle dittature militari fasciste allora al potere ad Ankara, erano da tempo già pronti a schierarsi dalla sua parte. Infine, ecco l’America e l’Europa, che fanno di tutto per non offenderlo e non farlo inquietare. La durata dei dittatori in Medio Oriente non va oltre i 30 anni ed Erdogan sta appena al suo 14simo anno.

Al sud c’è Cipro, al nord c’è la Turchia. Non credo che ci sarà un accordo per la riunificazione. Ma anche se poi ci fosse, sarebbe stato concordato tra i greco- ciprioti e la Turchia. Con tutte le implicazioni sulla sua solidità.  

 

Sener Levent

Probabilmente il più famoso ma sicuramente il più coraggioso giornalista turco- cipriota. Attualmente direttore ed editore del combattivo quotidiano in lingua turca “Africa”. Quando fondato, nel 1997, il giornale di chiamava “Avrupa”, cioè “Europa”. Ma dopo una serie di attacchi terroristici da parte dei Lupi Grigi e dei servizi turchi, compreso l’assassinio di un redattore, nel 2001 Levent ha ritenuto che la testata “Africa” fosse più consona alle condizioni dominanti nei territori di Cipro occupati dall’esercito turco. Levent tiene anche una rubrica fissa sul quotidiano di lingua greca “Politis”, da cui abbiamo tradotto questo articolo.    

Comments:

Mondogreco sui Social Media

seguici su questi network

facebook twitter google+