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Erdogan provoca e Bruxelles tace: ora vuole referendum sulla Tracia

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Politikì

 Nuova sfida provocatoria di Erdogan all'occidente e in particolare alla Grecia. Pochi giorni dopo la polemica sul Trattato di Losanna il presidente turco ha chiesto un referendum sull'adesione della Tracia occidentale (una regione greca) alla Turchia lanciando insinuazioni anche su Salonicco, Cipro e le isole dell'Egeo citando alcuni storici secondo i quali queste aree sono molto al confine del confine nazionale.

"La Turchia non è solo la Turchia" ha detto il Presidente turco, che in risposta al caso Mosul ha aggiunto che fuori della Turchia ci sono 79 milioni di cittadini, con cui abbiamo legami storici e culturali."

Dura la reazione della comunità internazionale, per ora solo di quella greca: secondo il ministero degli esteri ellenico si tratta di pensieri "impensabili e pericolosi" quelli di Erdogan. “Il rispetto del diritto internazionale e dei trattati internazionali richiede la formulazione di posizioni di responsabilità lontane da revisionismo obsoleto - recita una nota del ministro - . La Tracia è greca, democratica ed europea. Ogni altro pensiero è impensabile e pericoloso."  

Ha ragione il ministro degli esteri Kotzias a utilizzare quei due epiteti. A cosa serve la politica comunicativa del potrebbe essere o del riprendiamoci un pezzo di terra? A questo punto anche la Grecia potrebbe, anzi dovrebbe rivendicare Smirne, o la Polis Costantinopoli dove Santa Sofia deve sopportare continui teatrini su una trasformazione in moschea, con tanti saluti alla libertà di culto e, soprattutto, al rispetto della storia.

Il nodo, come sempre più spesso accade, si stringe attorno a Bruxelles (e finirà per soffocarla) perché è l'Unione che concede colposamente aria al dittatore turco. Prima c'era da stabilizzare la macro area orientale, non toccando gli interessi di posizionamento soprattutto nelle basi che la Turchia concede agli Usa in chiave anti Isis

Poi un occhio chiuso sulla vergogna perpetrata a Cipro, dove la Turchia continua nelle sue mire espansionistiche violando tutte le norme del diritto internazionale senza che un solo tribunale intervenga. Cipro ha dovuto subire anche le minacce relative ai suoi accordi sul gas raggiunti con Israele, si veda l'episodio della nave turca di ricognizione che per molti mesi ha stazionato al largo di Cipro, che è un membro dell'Ue nonostante la parte settentrionale le sia stata sottratta con l'uso della forza da Ankara. E oggi qualcuno torna a parlare di accordo democratico, nonostante il 20 luglio del 1974 di democratico non ci sia stato nulla. 

Viviamo in un fazzoletto di Mediterraneo dove le regole sembrano non valere per tutti e lo dimostra lo sciagurato accordo sui migranti raggiunto dall'Europa proprio con la Turchia, che a sua volta si comporta come quello strozzino che continua a pretendere interessi stratosferici. A nulla serve dolersi se, fra i cittadini, la percezione europea stia scemando ogni giorno di più, se dall'altro lato non vi è uno statista uno che faccia davvero gli interessi dei cittadini europei.

Il lasciapassare concesso ad Ankara è oggettivamente lì in tutta la sua interezza a certificare l'arrendevolezza amebica del vecchio continente, che ha permesso alla Turchia di incassare una sorta di bonus a vita, grazie al quale la comunità internazionale ha deciso di replicare con il silenzio alle mille violazioni dei diritti. E non solo riguardo alla cronaca recente, come la crociata contro i social network, gli arresti di giornalisti e intellettuali, gli scandali familiari che hanno toccato le ong del figlio di Erdogan.

Qui c'è una partita con la storia che non è stata ancora chiusa, anche per colpa di certa stampa cieca e arrendevole, votata al politicamente corretto e allo sciatto masochismo, che ha lasciato fuori dal dibattito intellettuali e storici. Quella partita si chiama repressione sanguinaria contro curdi, armeni e greci del Ponto, come accaduto a Smirne nel 1922. I cui toni e sgraditi aromi si ritrovano, oggi, nelle volgari parole di Erdogan sulla Tracia.

 

twitter@FDepalo

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