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Lingua e bellezza: per rinascere la Grecia riparta da Aristide

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Politikì

Da Controcorrente febbraio 2017

La lingua sta alla mente come la bellezza al corpo, ebbe a dire Aristide. E mai fu più profetico. Il medioevo socio culturale in cui il vecchio continente è piombato impedisce finanche un gesto, semplice ed elementare, come quello di ri-leggere un passato che sarebbe opportuno fissare bene in menti e braccia. Seguiamo Aristide, allora, e partiamo da lingua e menti.

 

Il logos è stato più volte stuprato in questa crisi greca che si trascina stancamente dal 2011. I tifosi del medico della troika, che avrebbe dovuto guarire il malato ellenico, oggi si “accorgono” che i conti non tornano, che la medicina somministrata non farà scendere la febbre, anzi, farà collassare il paziente. Una picconatura che giunge dall'interno del pool medico, da quel Fondo Monetario Internazionale che, assieme a Bce e Ue, ha deciso per una terapia troppo semplicistica e senza una visione.

L'austerità tout court è come una dieta, si può fare per alcuni mesi, ma se la si applica come norma rischia di uccidere il paziente. Ma niente, la direttrice di marcia era quella e i risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. Mentre la Spagna senza un governo è riuscita a fare le riforme e a modernizzarsi, uscendo dal protettorato della troika, la Grecia no, proprio non si è emancipata dal debito monstre che è stato curato con altri debiti infiniti. Chi presterebbe altri denari ad un nullatenente, per giunta zoppo e senza gli strumenti per produrre reddito?

Si tratta di affermazioni che non scrivo oggi, ma che ho sostenuto pubblicamente sin dal 2012, quando, intervistato dalle televisioni italiane, mi scontravo con chi sosteneva posizioni intransigenti non per una logica e civile dialettica, ma per meri calcoli elettorali. Gli stessi che oggi fanno piombare sui social nuovi difensori della Grecia e del suo bubbone. Sono loro i nemici dell'Ellade, perché compagni di merende nei giorni pari e in quelli dispari pronti a salire su un carro qualsiasi, basta che gli garantisca un seggio, mentre nello scorso semestre non una parola hanno detto quando Erdogan minacciava i confini del'Egeo insultando trattati e il diritto internazionale, o quando in Grecia si sono magicamente “accorti” che senza soldi in tasca il commercio si ferma, che senza un serio piano di investimenti pluriennali la gente continuerà ad evadere le tasse, che senza una stretta vera sui dossier storici del buco greco, come la Lista Lagarde e lo scandalo Siemens, i cittadini non crederanno più a fare un altro sforzo collettivo verso un quinto memorandum.

In Grecia, oltre al logos, è stata svilita la bellezza. Da anni Atene paga milioni di euro in multe a Bruxelles per infrazioni sulla gestione dei rifiuti, senza che nessuno abbia pensato di costruire termovalorizzatori per risparmiare qualche soldo. Si importa di tutto, perfino cotone e olio presente da millenni in loco. Al mercato si vende biancheria intima cinese e turca, mentre 20enni svogliati siedono per ore al cafeneio e per raccogliere le olive si deve far ricorso alla manodopera abanese, perché gli ellinopoula proprio non possono sporcarsi le mani.

Per capire e spiegare la crisi greca basta fare i giornalisti e mettere, l'uno affianco all'altro, i fatti, prima delle opinioni. E scoprire, come per incanto, che questa immane tragedia che vede un quarto della popolazione senza copertura sanitaria, al pari di quei 5 milioni di greci che vivono con meno di 500 euro al mese, è figlia di molti padri.

Ma fin quando non si smetteranno le lenti dell'ideologia e del fazionismo becero, tanto a Bruxelles, quando ad Atene (e anche a Roma), vie di fuga non ce ne saranno. Con buona pace di chi, come Aristide, una strada l'aveva già indicata millenni fa.

 

twitter@FDepalo

 

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