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Il cinema Mediterraneo che racconta il nostro lago salato

Scritto da Enrico Filotico on . Postato in Teknes

Teutouan piccola cittadina del Marocco, ogni anno si trasforma in teatro di musica, cinema e spettacolo. Atterrano nell’Africa Settentrionale giovani talenti arabi ed europei per la ventesima edizione del Festival del Cinema mediterraneo di Tetouan. Tra gli artisti provenienti dai grandi paesi che affacciano sul nostro mare, anche il noto regista siriano Mohamed Malas, che ha portato sul grande schermo la sua ultima produzione Echelle pour Damas. Profeta in patria, il regista ha aperto il festival lo scorso 29 Marzo. Il film registra una coproduzione siriana, libanese e qatarina. Anche l’Italia ha lasciato la sua firma grazie al lungometraggio in concorso, realizzato da Haidar Rashid, finanziato da kuwait ed emiratini oltre che da fondi iracheni e italiani. Il festival ha visto la partecipazione di lungometraggi di tutti i paesi bagnati dal mare, infatti documentari, corti e omaggi saranno opera di direttori provenienti da Siria, Marocco, Palestina, Libano, Algeria, Tunisia, Francia, Spagna e Italia, presente quest'ultima con una interessante selezione portata dal Medfilm festival.
 
Il lustro del concorso ha richiamato le monarchie nordafricane, che hanno sborsato ricchissimi finanziamenti per la produzione delle pellicole. Il festival quest’anno si arroga il diritto di denunciare quelli che sono stati i problemi della penisola araba negli ultimi anni, tra i temi caldi infatti immigrazione, esilio, famiglia e donne, con il rilevante ruolo dato per la prima volta alla politica. A questo proposito ha parlato Housni, direttore del Festival quest’anno incentrato su due temi in particolare: i diritti umani e il cinema nelle scuole. La manifestazione nata nel 1984 come "incontri cinematografici di Tetouan", si è trasformata poi in un vero e proprio festival internazionale del cinema Marocchino.
 
Grazie ad alcuni lungometraggi saranno mosse forti accuse nei confronti della questione palestinese, della primavera araba e della disumana condizione dei rifugiati che vivono nei campi profughi in Siria e in Libano. Mezzo di accusa il cinema. I docufilm a cura del palestinese Fajr Jacob e del francese Axel Salvatori-Sinz, inquadrano perfettamente la situazione del Medioriente.  
 
 

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