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Vi spiego perché una faccia-una razza è un vero e proprio mantra

Scritto da Enrico Filotico on . Postato in Teknes

Si chiuderà il prossimo 14 Settembre la mostra “Una faccia, una razza”, esposizione artistica che si pone come obiettivo quello di focalizzare nel panorama italico i nuovi volti della cultura visiva (pittura e fotografia) italiana ed ellenica.  L’iniziativa promossa dall’Università eCampus nella sua sede di Roma, celebra con la voce dell’arte il passaggio di consegne tra la Presidenza del Consiglio dell'Unione europea tra Grecia e Italia.

La mostra è stata ideata Annamaria Barbato-Ricci,  già capo-ufficio stampa alla Commissione Nazionale per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e creatrice di diverse iniziative umanitarie, in particolare in soccorso delle popolazioni del Kosovo riparate in Albania durante il conflitto del 1999. 

 Dove trova le radici l’unione tra Grecia e Italia?

Ritengo che questa comune radice culturale tra Italia e Grecia non si sia mai vanificata, nonostante i diversi itinerari impressi dalla storia. Essa è proseguita nei secoli, in maniera sottesa e costante, giacché i due Paesi sono le culle della cultura classica, ma non solo. I rapporti tra questi due popoli sono sempre andati avanti, persino in un periodo triste come quello della seconda guerra mondiale, dove la dittatura italiana blaterava di voler spezzare le reni alla Grecia per un puro fine propagandistico. Si sa, politica e società spesso sono separate da una profonda crasi. Ed io ho sempre avuto un pensiero di cordoglio per la medaglia d’oro ricevuta da un mio concittadino, il capitano Antonio Cianciullo, che fu uno dei martiri di Cefalonia.

 Da dove deriva il titolo della mostra e che significati porta con sé? 

Sono venuta in Grecia dieci anni fa, quale inviata del quotidiano economico Italia Oggi. Dovevo fare un servizio sul ponte di Patrasso, in costruzione nel periodo delle Olimpiadi del 2004. In quell’occasione andai a visitare il cantiere e vidi la posa dell’ultimo filo dall’elicottero. Un’opera colossale, terminata addirittura un mese prima della scadenza e con un risparmio rispetto al preventivo (o allora così mi dissero). Mi colpì particolarmente un proverbio che mi ripetettero almeno cento volte durante tutto il mio soggiorno: “Italiana? Una faccia, una razza”.

Sicuramente il titolo della Mostra serve ad indirizzare i visitatori verso la cultura ellenica, ma anche a creare dei punti di contatto tra le due realtà, quella greca e quella italiana. ‘Una faccia una razza’ sta a indicare come in qualche modo si mescolino i nostri semi culturali e diano frutti artistici ‘speciali’. 

Quanta importanza ha l’arte nella cultura Mediterranea? 

Il popolo del Mediterraneo ha trovato nell’arte una declinazione del proprio genio. Da bambina, sfogliavo le enciclopedie ed ero affascinata dalle figurine di donne cretesi sui vasi ritrovati in qualche ricerca archeologica, rappresentate in maniera sinuosa, armoniosa ed elegante. C’è sempre qualcosa di comune lungo le strade del Mediterraneo tale da costituire un passaparola d’arte. Il passaggio di testimone lo si può vedere anche nella storia antica: la Grecia è conquistata dai romani e i romani ne hanno acquisito gran parte della cultura.

La mostra è ospitata dall’Università E-Campus, a Roma. Una casualità? 

Tutto è caso, tutto è scritto. Così direbbero i vostri antichi filosofi. Effettivamente però la civiltà romana, dalla Repubblica in poi, epoca di conquista della Grecia da parte dei legionari romani, ha un'impronta greca.

Tutti i grandi personaggi della storia romana ebbero dei precettori provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo. Roma, ad esempio, fu terra ospitale per i sofisti che insegnarono l’uso della parola. Catone, console della Repubblica, era ampiamente avverso ad ogni meticciato, nemico della Grecia e di Cartagine, in quanto paventava che la cultura ellenica potesse influenzare i cittadini romani, rammollendo la loro indole di rustici guerrieri. 

Organizzare una mostra di questo genere è stato per lei un impegno gravoso?

Impegno gravoso? No, direi proprio di no: organizzare questa mostra è stato facile grazie alla collaborazione fondamentale di Katerina Giannaki e al grande apporto dell’Università eCampus, a cominciare dalla direttrice, Rita Neri: l’Ateneo si è voluto affermare nel ruolo di salotto e pensatoio a servizio della città e della diffusione della cultura.  

Anni fa ha ideato un’iniziativa umanitaria molto importante che coinvolse l’intera Italia, con destinazione l’Albania: che esperienza è stata per lei? 

Certamente quella fu un’impresa molto più complessa, che richiese uno sforzo corale, ricompensato dalla consapevolezza di aver fatto bene… del bene. Nel 1999, grazie al sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ideai il “Treno della vita”. Ci eravamo posti come obiettivo quello di prestare soccorso alle popolazioni kosovare riparate in Albania.

Compito atipico rispetto a quelle che erano le competenze istituzionali, ma era un impegno richiesto da un’emergenza umanitaria inedita. Grazie al mio entusiasmo ‘contagioso’ e alla ferrea volontà dell’allora Presidente della Commissione Nazionale per le Pari Opportunità, organismo di cui ero responsabile della comunicazione, l’onorevole Silvia Costa, oggi Presidente della Commissione Cultura del Parlamento europeo, organizzammo sia il ‘Treno per la Vita’ sia l’Asta di solidarietà di tutti i grandi sarti del mondo per il Kosovo. Io amo le cose impossibili; la sfida mi attrae.

Progetti per il futuro? 

In questo momento, come direbbe un buon grecista, è tutto in grembo agli Dei. Qualcosa si sta muovendo, avremo ancora delle iniziative su Roma e poi vorremmo portare la mostra in Grecia e chiudere con una esposizione al Parlamento Europeo.  Ne parlerò con l’onorevole Costa, sicura che, grazie al suo entusiasmo, dinamismo, amore per la cultura e per l’arte riusciremo a far partire il tutto.

Per i botti di fine anno c’è ancora da aspettare, anche se l’obiettivo dichiarato è estendere la mostra agli artisti provenienti dalla Lituania, prossima Nazione Presidente di turno del Consiglio dell’UE.

 

 

 

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