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Vi racconto le voci Mediterranee della Puglia ellenica

Scritto da Enrico Filotico on . Postato in Teknes

Voci Mediterrenee raccontate dal presidente della Comunità ellenica del Grande Salento Ioannis Davilis. La kermesse si è svolta in Puglia per tutto il mese di settembre, coinvolgendo artisti, scrittori, cantanti, attori con l'obiettivo di accendere un focus culturale, artistico e passionale sul mare nostrum.

Da dove nasce l'idea di questa kermesse?
Dalla consapevolezza che noi esponenti delle varie, e variopinte, “comunità elleniche” sparse nel territorio italiano, specie nel sud, non possiamo continuare a proporre la nostra cultura, la nostra storia, il nostro modo di essere cittadini del mondo, con un orgoglio sterile, circoscritto ed anacronistico, senza allargare le nostre vedute, senza alzare lo sguardo al di là che l'asse stretto della cultura greco-romana. Quest'ultima rimane la base, la guida, il filo conduttore, ma non può e non deve rimanere uno sterile ritornello di facile condivisione mass- mediatica. 
Dobbiamo quindi collegare tutto ciò, che senza dubbio ci appartiene come eredità, in un più ampio e complesso quadro geopolitico- storico- culturale al quale apparteniamo da sempre: il Mediterraneo. Per farmi capire meglio: noi greci d'Italia non possiamo parlare, per esempio, della giustissima, causa del ritorno dei marmi di Partenone ad Atene ignorando che nello stesso momento muoiono centinai e centinaia di bambini, donne indifese ed uomini fuori dal cancello di casa nostra! Perché il grande Mediterraneo è la casa nostra.
 
Quali le aree del Salento interessate e perché?
Abbiamo pensato di proporre in “anteprima di prova generale” questa rassegna di cultura europea dal titolo emblematico “Voci Mediterranee”. Sono state sei occasioni di dibattito pubblico su tematiche importanti: dal dialogo interreligioso, come presupposto basilare per la tolleranza e quindi la vera fratellanza tra i popoli, alla situazione attuale di crisi economica e di valori in Grecia ed in Europa, dal ruolo della scuola alla formazione dei nuovi cittadini d'Europa alla importanza della poesia e del teatro per la costruzione della Pace.
In questa anteprima abbiamo concentrato tutto nella nostra città, sede della “Comunità Ellenica del Grande Salento”, che è l'antica e bellissima Brindisi. L'anno prossimo abbiamo intenzione di spalmare gli eventi in tutto il tacco d'Italia, la vecchia e gloriosa Terra D'Otranto, area di nostra competenza statutaria. Quindi già pensiamo a manifestazioni anche a Lecce, a Taranto, ad Otranto e naturalmente nei paesi ellenofoni della “Grecìa Salentina”.
 
Quanto è importante il rapporto tra la Grecìa Salentina e le origini elleniche?
Sono due concetti che s'incontrano e si sovrappongono. La “Grecìa Salentina” non è, come qualcuno cerca di far credere, la terra dei nostri fratelli greci. Nei paesi ellenofoni non ci sono greci ma italiani salentini. Questa versione tanto semplicistica quanto romantica certamente non aiuta a capire il “fenomeno Grecìa Salentina” e crea spesso equivoci con gente che arriva dalla Grecia cercando di trovare gli abitanti che parlano greco o vedere le bandiere greche issate nei edifici pubblici o le chiese che celebrano messa secondo il rito ortodosso! 
La verità sta nel fatto che in una zona circoscritta del basso Salento, per motivi storici, sociali e geopolitici precisi, che qui non è possibile riportare,  abbiamo la testimonianza vivente di come era o poteva essere tutto il Salento qualche secolo fa. Le influenze ellenico- arcaiche, cipriote, cretesi e bizantine nella lingua, ancora viva con difficoltà nei paesi ellenofoni, ne testimonia il rapporto del intero territorio con l'area ellenica ed ellenofona diacronica del Mediterraneo.
 
Essendo lei un greco emigrato in Italia, come sta vivendo la crisi? Gli ultimi dati raccontano di una soglia di povertà che interessa 6,3 milioni su un totale di 10 milioni di persone.
 Io non mi sento un emigrato. Ho tanto rispetto e considerazione per i veri emigrati. Quelli che per mancanza di lavoro, spesso presi dalla disperazione, lasciavano la Grecia e cercavano fortuna all'estero, spesso negli anni '50 e '60 del secolo scorso. Penso agli emigrati nella Germania, in America ed in Canada. Io sono venuto in Italia per libera scelta, da privilegiato, nel 1971. Ho studiato, ho fatto varie esperienze lavorative ed associative e dopo una certa parentesi in Grecia ho deciso di continuare a vivere in Italia, nel straordinario Salento della favolosa Puglia. Ma questa è la mia storia personale. La crisi? Non è una battuta di bassa lega: “Ognuno vive la crisi che merita”...  parlo di quelli “privilegiati”come me naturalmente. La vera ingiustizia, il vero crimine legalizzato, riguarda invece tutti gli altri che non meritano tutta questa violenza caduta su di loro e sulle teste dei loro famigliari, una violenza imposta dall'alto che si chiama “povertà”. Sono d'accordo con i cittadini indignati di Atene che fuori dal Parlamento Ellenico hanno fissato uno striscione gigantesco con la scritta "La povertà è la violenza più grande" . 
 

 

 

 

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