Stampa

Vi racconto la Pasqua Ortodossa, tra riti millenari e bouzouky

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Teknes

Epitaffio, Paramonì e Anastasi. La peculiarità del triduo della Pasqua Ortodossa Greca sta tutta nella magica commistione fra religione, folklore e psichì. Quell'essenza dell'anima che caratterizza la Resurrezione di Cristo, un momento che per i greci è molto più importante del Natale.

 La settimana santa (megali vdomada) si apre con le preghiere e i vespri sin dal lunedì Santo. Ma è dal giovedì notte che tutte le chiese del Paese si animano, perché le donne cuciono a mano i petali di variopinti fiori sul baldacchino che il venerdì Santo sfilerà, al centro di ogni città, portando l'icona del Signore.

In quell'occasione si mobilitano tutti: dalle autorità civili a quelle militari, dalle congregazioni delle singole Chiese sino alle associazioni di Ponti, Ciprioti e Cretesi che hanno le loro rappresentanze nelle varie comunità cittadine. Chi osserva questo rito lo fa dal ciglio della strada, accompagnato dalle note della banda locale che intona suoni funebri per celebrare la morte del Signore. La morte intesa come anticamera ad una nuova vita, che si accarezza il sabato Santo, quando la Paramonì, ovvero la vigilia della Pasqua, accende i centri urbani con le candele nate dalla fiammella centrale.

Dalla tarda sera di Pasqua nella grande piazza della città, l'Archipiscopo riunisce fedeli e curiosi davanti a cui intona le preghiere della veglia, che culminano alla mezzanotte nel consueto urlo di gioia: “Christòs Anèsti” (Cristo è risorto) a cui tutti in coro replicano “Alitòs Anèsti” (è veramente risorto).

E'il momento in cui sboccia la Pasqua, quando tutti certificano che la resurrezione c'è stata e si accendono le candele dalla fiamma centrale, che ognuno porterà a nella propria casa e con cui farà un segno sull'uscio della propria abitazione, mimando un croce.

Sono momenti concitati, perché poco dopo la mezzanotte inizia la cena della resurrezione, con la tradizionale maghiritza, minestra di interiora, accompagnata dall'immancabile capretto al forno. Solo un assaggio di ciò che sarà la Grande Domenica, quando la Grecia intera sarà pervasa da agnelli interi da arrostire, bouzouky, rebetiko e danze delle più svariate: dal kassapiko al roumeliotiko, dal nisiotiko a quella splendida corsa sui piedi che si pratica nell'intrigante Creta.

La Pasqua ortodossa in Grecia è una grande catarsi, il momento che una comunità intera che nel mondo ha moltissimi rappresentanti (i greci in Australia sono più di 100mila) attende per un anno e che festeggia bevendo e ballando fino alla sera della domenica.

Si inizia alle sette del mattino, accendendo il fuoco che dovrà ospitare (come minimo) un agnello intero. Dopo circa cinque ore di cottura allo spiedo, girato a mano o elettricamente, eccolo pronto in tavola con le tradizionali uova colorate e quella voglia di staccarsi idealmente dal passato e dal futuro per gustare un presente che si fa magico: le note del bouzouky, i passi di Zorbàs, le mani che si poggiano sulle spalle per un ballo che è la plastica raffigurazione del bene più prezioso. Quell'amicizia e quella solidarietà che sono cemento dell'anima. Kalò Paska.

twitter@FDepalo

 

 

 

Comments:

Mondogreco sui Social Media

seguici su questi network

facebook twitter google+