ATENE 2004 COME
SPECCHIO DELLA NUOVA GRECIA
di Rudy
Caparrini

Per capire bene cosa significa per la
Grecia ospitare la presente edizione dei
Giochi Olimpici estivi, la numero XXV,
occorre fare un passo indietro nel tempo.
Si deve, esattamente, tornare all’anno
1990 e riepilogare nei dettagli le circostanze
che portarono ad assegnare l’edizione
del 1996 ad Atlanta. Quello era un evento
particolarmente atteso nella penisola
ellenica, giacché si trattava di
un’edizione speciale delle Olimpiadi
moderne. La massima kermesse sportiva
del mondo, nel 1996, avrebbe festeggiato
una data rilevante: il centenario dalla
fondazione. I Giochi, per come oggi li
conosciamo noi, furono istituiti alla
fine del XIX secolo per volere del barone
De Coubertin. Il nobile francese, assurto
a simbolo stesso di sportività
e “fair play”, si impegnò
con tutte le sue forze al fine di riportare
in vita quella tradizionale manifestazione
che si disputava nell’antica Grecia,
esattamente nella città di Olimpia.
La prima edizione dei Giochi Olimpici
dell’età moderna si svolse
nel 1896 ad Atene, per volere del suo
fondatore. Nel 1996 si sarebbe festeggiata
la ricorrenza dei cento anni dalla rinascita
delle Olimpiadi e si pensava, quindi,
che sarebbero ritornate nella capitale
greca in virtù di un diritto storico
acquisito. La gran parte degli osservatori
internazionali sosteneva che il Comitato
Olimpico Internazionale (CIO) non avrebbe
avuto il coraggio di tradire lo spirito
olimpico. La Grecia, da parte sua, ci
credeva fermamente. In quell’estate
del 1990 circolavano in terra ellenica
moltissimi gadget recanti la scritta “Athens
1996: the Golden Olympics”. Atene
era già pronta a festeggiare il
ritorno in patria del più grande
spettacolo del mondo. Il conclave del
CIO, tenutosi in Giappone nel mese di
settembre 1990, riuscì invece a
violare quel che appariva come un diritto
naturale per il popolo ellenico. Il voto
dei delegati sancì che le Olimpiadi
del 1996 si sarebbero svolte ad Atlanta,
la città statunitense dove ha sede
la Coca-Cola, massimo sponsor dei Giochi
da decenni. Il gioco degli interessi economici
aveva prevalso, tradendo De Coubertin
e oscurando molti secoli di storia e cultura.
L’evento scandalizzò il mondo
intero ma, più di tutto, fu una
ferita tremenda per il popolo greco. Le
frasi usate motivare di una simile ingiustizia
furono dure, talvolta offensive ai limiti
dell’ingiuria. Parecchie esternazioni
palesarono che il paese ellenico godeva
di pessima reputazione nel mondo. Agli
occhi di molti commentatori la Grecia
si caratterizzava per arretratezza, inaffidabilità
e inefficienza. Aggettivi pesanti, duri
da digerire per un popolo che faceva (e
fa ancora) dell’orgoglio nazionale
la propria ragione d’essere.
Quella
sconfitta segnò il momento decisivo
per la rinascita di un paese offeso. Anziché
piangersi addosso, gli ellenici reagirono
con rabbia e determinazione. Da quell’istante
i greci tutti, governanti e semplici cittadini,
si misero al lavoro per lavare quella
tremenda onta. Riconquistare le Olimpiadi
divenne uno dei principali fini di tutti
i governi greci. Quando Atene decise di
riprovarci, candidandosi a ospitare l’edizione
del 2004, tutto il paese si mobilitò
per centrare un traguardo che assumeva
valore ancor maggiore. Nel mese di settembre
1997 si tenne a Losanna la sessione del
Comitato Olimpico Internazionale che avrebbe
deciso l’assegnazione della manifestazione.
Il giorno 5 settembre 1997 fu reso il
verdetto. Il presidente del CIO, il catalano
Juan Antonio Samaranch, pronunciò
il solenne annuncio: “La città
che ospiterà i Giochi Olimpici
2004 sarà… Atene!”
Sono ancora vive nella memoria le immagini
televisive, che mostravano la gioia incontenibile
della delegazione greca, guidata da Gianna
Angelopoulos Daskalaki, presidente del
comitato promotore della capitale ellenica.
Le Olimpiadi tornavano nel loro scenario
naturale, in quella Grecia che le aveva
inventate nel 776 avanti Cristo. Atene
ce l’aveva fatta, riscattando così
la bruciante sconfitta patita per l’assegnazione
dei Giochi del centenario, dirottati ad
Atlanta da interessi economici prevalenti
suolo spirito olimpico.
Il 5 settembre 1997 la
penisola ellenica consumò per intero
la piena vendetta nei confronti dei suoi
denigratori. La vittoria, di prestigio
eccezionale anche perché ottenuta
contro la quotata Roma del sindaco Rutelli
e del vice premier Veltroni (tali erano
le cariche ufficiali dei due all’epoca),
fu il premio meritato per una Grecia che
era cresciuta. Il paese povero e arretrato
di un tempo si stava trasformando in una
bella e dinamica realtà in stile
europeo. Il CIO non aveva votato in quel
modo solo per recitare un “mea culpa”,
quasi a volere restituire ad Atene un
diritto che le era stato negato. Tale
teoria, sostenuta con convinzione da parecchi
organi di stampa italiani, non esprimeva
correttamente la realtà dei fatti.
I delegati del Comitato Olimpico Internazionale
avevano scelto Atene in quanto convinti
da un ottimo programma, egregiamente esposto
da una delegazione di avanguardia. Gianna
Angelopoulos aveva messo in scena una
performance strepitosa, esprimendosi in
un inglese perfetto, con lo stile e la
personalità di chi ha piena coscienza
delle proprie forze. Quella della numero
uno del comitato promotore era la faccia
di una Grecia nuova, che stava iniziando
un cammino di crescita sociale, economica
e culturale destinato a consolidarsi nel
corso degli anni. La Angelopoulos, avvocato
di fama internazionale con un proprio
studio a Londra, era il simbolo di una
nazione la quale, volendo costruire una
classe dirigente all’altezza, investiva
molto sulla formazione. Già da
parecchi anni prima dell’assegnazione
dei Giochi, i giovani greci erano presenti
in gran numero in tutte le più
prestigiose università europee
e americane. Questi ragazzi rientravano
in patria con un grande bagaglio culturale,
forti di una fondamentale esperienza di
vita e con una padronanza invidiabile
delle lingue straniere. Ciò contribuì
ad arricchire in modo sostanziale la società
greca, che sviluppò una mentalità
più aperta e cosmopolita. Il paese
realizzò un miglioramento sensibile
e l’arretratezza degli anni ‘80
(e forse anche dei primi anni ’90)
scomparve progressivamente. La conquista
della XXV edizione delle Olimpiadi rappresentò
uno stimolo aggiuntivo a proseguire nel
cammino intrapreso.
La
classe dirigente che il paese ha espresso
in questi ultimi anni è emblematica
di un livello culturale cresciuto in modo
esponenziale. A livello politico, la Grecia
è stata guidata da governi di alto
livello, che hanno conseguito risultati
encomiabili. Costas Simitis, primo ministro
dal 1996 al 2004, resterà per sempre
nella memoria dei suoi connazionali. Durante
i suoi otto anni di governo la Grecia
ha conosciuto una fase di grande espansione,
che non trova eguali in Europa. Oltre
a una costante crescita in economia, Atene
si è ritagliata un ruolo importante
anche a livello diplomatico. La presidenza
greca dell’Unione Europea, svoltasi
nel primo semestre del 2003, ha mostrato
perfettamente le qualità dei governanti
greci. Simitis e Papandreou, ministro
degli esteri del governo del PASOK, hanno
guidato l’UE in modo impeccabile,
guadagnandosi il plauso di tutti. La presidenza
greca è riuscita a centrare tutti
gli obiettivi preposti: allargamento a
est, bozza costituzione europea, sviluppo
integrazione Euro-Med. Trovandosi a gestire
il delicato momento della primavera 2003,
che vide l’inizio del conflitto
in Iraq, la presidenza ellenica dimostrò
equilibrio e sapienza diplomatica, riuscendo
a evitare drammatiche spaccature fra membri
dell’UE. Tutti ministri del governo
di Atene si mostrarono all’altezza
del loro compito, esibendo notevole preparazione
durante i vertici coi più blasonati
colleghi europei.
Lo
spessore intellettuale dell’esecutivo
del PASOK, in carica fino a marzo 2004,
era ragguardevole e di ottima levatura
si presentano, comunque, anche i membri
del gabinetto di Costas Karamanlis, succeduto
a Simitis dopo le lezioni del 7 marzo.
Il premier conservatore è uno dei
giovani greci di cui si parlava sopra,
pur se ha compiuto il suo percorso formativo
negli anni ’80. Karamanlis, come
del resto George Papandreou, suo avversario
alle ultime elezioni, presenta un curriculum
di alto prestigio internazionale: studi
all’estero in importanti atenei
(Master e PhD a Boston) e padronanza assoluta
della lingua inglese. Doti essenziali
per un leader europeo di stampo moderno.
Sappiamo bene che la classe politica è
lo specchio di una nazione. Un governo
composto da uomini di grossa statura intellettuale
è quindi espressione una società
evoluta. Un paese arretrato, come veniva
considerata la penisola ellenica quando
fu “bocciata” nel 1990, non
sarebbe certo stato capace di esprimere
compagini governative di livello così
elevato. La Grecia che ha conquistato
le Olimpiadi è assai cresciuta
rispetto a quella che se le vide negare
nel 1990. Il popolo ellenico gode oggi
della stima dell’opinione pubblica
internazionale. L’Europa ha dimostrato
la sua fiducia eleggendo alcune grandi
personalità greche a cariche di
prestigio: l’economista Lucas Papademos
è vice presidente della Banca Centrale
Europea (BCE); il giurista Vassili Skouris
è presidente della Corte Europea
di Giustizia; Anna Psaroudi-Benaki, “speaker”
del parlamento ellenico, è stata
scelta per rappresentare l’UE nell’Ufficio
di Presidenza dell’Assemblea Parlamentare
Euro-Mediterranea. Atene è, inoltre,
candidata a far parte del Consiglio di
Sicurezza ONU nel 2005. Una simile considerazione
del paese a livello internazionale dimostra
che determinate carenze della penisola
ellenica appartengono a un’epoca
passata. Quel periodo è finito
per sempre nel mese di settembre 1997,
quando Gianna Angelopoulos mostrò
al mondo intero il volto della nuova Grecia.
Rudy
Caparrini
24 giugno 2004
L'IMPATTO
DELLE OLIMPIADI SULL'ECONOMIA GRECA. COSTI
E BENEFICI