RIPORTIAMO IN GRECIA
I FREGI DEL PARTENONE


Domenica 12 Gennaio 2003 leggi l'articolo in pdf


SFIDA TRA MUSEI SICILIANI PER UN ELMO
Dono della Grecia. Era bottino della flotta aretusea vittoriosa sugli Etruschi e fu donato a Zeus: andrà a Palermo o a Siracusa?
Si profila un insolito conflitto tra musei siciliani per un elmo etrusco. L'elmo è una preda di guerra del tiranno di Siracusa Gerone, che dopo avere sconfitto gli etruschi nella battaglia navale del Basso Tirreno nel 474 avanti Cristo, lo diede in dono a Zeus nel tempio di Olimpia. E' un cimelio di grandissimo interesse storico che la Grecia è disponibile a darlo alla Sicilia in cambio di un fregio del Partenone conservato al museo Salinas di Palermo. E qui viene il bello, anzi il brutto. Dove andrà a finire l'elmo etrusco? Ad avere ottime ragioni sono sia il museo Salinas di Palermo e sia il «Paolo Orsi» di Siracusa, forse il miglior museo di tutto il Meridione. Il Salinas può dire: il fregio del Partenone è mio, e quindi se lo dò alla Grecia mi tocca di diritto l'elmo. Ma Siracusa ha dalla sua parte la storia, perché fu bottino di guerra della flotta aretusea e perché il trofeo partì da Siracusa per approdare a Olimpia come regalo di Gerone.
Un compito spinoso per l'assessore ai Beni culturali Fabio Granata, che preferirebbe la scelta di Siracusa, per motivi di appartenenza storica, ma non vuole creare inutili «guerre». Certo al «Paolo Orsi» l'elmo etrusco troverebbe una collocazione migliore e più logica, attorno a cui si potrebbe montare un evento proprio in prossimità degli spettacoli classici del 2003. «In ogni caso - dice Granata - questo scambio, che potrebbe essere un affido di lunga durata, è uno stimolo per sbloccare altre situazioni, cioé si può instaurare un nuovo corso per scambi di reperti archeologici, spezzando la gelosa e intransigente chiusura dei musei internazionali. C'è ad esempio in corso la controversia per la Venere di Morgantina, attualmente c'è a Enna un processo per ricettazione e stiamo tentando di non far cadere il reato in prescrizione. Ma anche andasse male si potrebbe ipotizzare uno scambio a tempo determinato tra la Venere e qualche altro reperto di valore come il piatto d'oro (rinvenuto a Caltavuturo, ma potrebbe essere anche di Morgantina, ndr). In sostanza lo scambio tra l'elmo e il fregio del Partenone può inaugurare un nuovo corso tra i musei di tutto il mondo che hanno bisogno di continui motivi di richiamo e che possono scambiarsi temporaneamente i pezzi pregiati con reciproco vantaggio. Questo lo dico anche perché tra breve entrerà in funzione la gestione integrata dei servizi museali che hanno necessità di attirare turisti. Lo scambio tra l'elmo e il fregio è l'inizio di un percorso interessante».
E' strano come reperti di duemila e cinquecento anni addietro tornino di attualità per raccontarci la storia della Grande Siracusa, che per conquistare con le sue triremi il dominio del mare si scontrò con le mire espansionistiche degli etruschi intenzionati a controllare i traffici attraverso lo Stretto di Messina. Quell'elmo di un comandante etrusco è il simbolo della vittoria di Siracusa, che dopo avere battuto i cartaginesi nel 480 avanti Cristo nella battaglia campale di Imera, sconfisse sei anni dopo la flotta dei lucomoni. Solo le legioni romane riuscirono a conquistare Siracusa e tutta la Sicilia, radendo al suolo anche Morgantina, alleata degli aretusei.
Ora quell'elmo che viene dall'oscurità dei tempi apre un'altra «guerra», stavolta tra i musei siciliani che custodiscono la nostra antica storia.
Tony Zermo

Quando Gerone, tiranno di Siracusa, sconfisse a Cuma gli Etruschi
Anno 474 prima di Cristo: Etruschi/Tirreni contro i Greci di Siracusa. Lo scontro navale di Cuma è una delle vicende più importanti che avvennero nelle acque del Mediterraneo antico. Il risultato, alla fine, fu positivo per i Greci. Il tiranno di Siracusa Gerone, difatti, riuscì non solo ad evitare l'espansione etrusca a sud, ma a porre anche fine al loro dominio nel territorio campano, sostituendo così il controllo. Gerone, chiamato proprio dagli abitanti di Cuma, accorse in aiuto sia per poter scongiurare un possibile arrivo etrusco in Sicilia, sia per poter controllare la zona campana. I Tirreni non riuscirono mai a mettere stabilmente piede in Sicilia e quando lo fecero, fu solamente per dedicare alcuni oggetti nei santuari, o per semplici scambi commerciali, come apprendiamo dai rinvenimenti archeologici. Gli Etruschi, che negli anni precedenti la disfatta di Cuma instaurarono una solida talassocrazia, da quel momento persero appieno un'occasione d'oro. Tentare di conquistare la zona sud della penisola, difatti, avrebbe significato il controllo dello Stretto di Messina, punto invidiabile per tenere sott'occhio i traffici fra il Tirreno e il meridione. Un tale interesse degli Etruschi è pure adombrato nelle fonti antiche. Sembra che il limite più a sud in cui avvennero numerosi attriti siano state proprio le isole Eolie, e soprattutto Lipari, non a caso posta all'altezza dello Stretto. Molti autori parlano di Tirreno e Liparo fratelli eponimi dei due territori che coll'andare del tempo divennero nemici. Quindi si può ben comprendere l'importanza dell'azione militare di Gerone, da quel momento ricordato come il difensore della grecità contro il barbaro oppressore. Eppure Gerone attuò una dura linea anche con i Greci di Sicilia, o meglio, contro i Greci che non appartenevano alla stirpe dorica siracusana. Difatti, proprio un anno prima della battaglia di Cuma, il tiranno era impegnato, diciamo, in "politica interna". Deportò dai centri abitati tutti i cittadini di Catania e Naxos. Ripopolò il territorio con 10.000 nuovi coloni, questa volta provenienti dal Peloponneso e dalla stessa Siracusa. Rifondò Catania col nome di Etna e venne ricordato come il fondatore unico della città, facendo pure diffondere il culto per Demetra. A contorno di una simile politica vi fu, dalla parte di Gerone, anche un'attività propagandistica delle migliori: Pindaro ed Eschilo sono solo i due principali personaggi che elogiarono, forse anche enfatizzando le gesta, il tiranno siracusano. Egli morirà avanti con gli anni intorno al 467 a.C. a Catania. Gli vennero tributati tutti quegli onori che fino a quel momento erano solo prerogativa dei primissimi fondatori coloniali.
Antonio Tempio

I marmi del Partenone
Strano destino quello dei marmi del Partenone (sculture frontonali, fregio e metope scolpite da Fidia fra il 450/430 a.C.). Sono sparsi in tutta Europa (Inghilterra, Francia, Italia) mentre in Grecia, dove sono stati realizzati in antico e poi rinvenuti in più riprese, ne sono rimasti pochissimi. Il frammento di Palermo, un tempo sul lato est del tempio, presenta sulla superficie dei tratti di vesti panneggiate e un piede, forse appartenente alla dea Peitho. Venne donato al Museo più di due secoli fa. Il gruppo più importante dei marmi si trova esposto al British Museum. Vennero acquistati nel 1816 e portati anni prima in Gran Bretagna da Sir Thomas Bruce, conte di Elgin. Quest'ultimo era appassionato dell'arte ellenica e fu uno dei promotori della cosiddetta moda greca che in quello stesso torno di tempo impazzava in più paesi e soprattutto in Inghilterra (in architettura nacque il noto Adam Style). Lord Elgin non ebbe facilità nel trasportare il tutto. Fra le tante sciagure tragicomiche capitategli ricordiamo le più famose: il naufragio della nave e la dispersione dei marmi sott'acqua, poi in più riprese recuperati; una terribile infezione cutanea che gli erose per buona parte il naso; lo scontro con Napoleone, che lo fece arrestare con la moglie e uno scozzese. In questa vicenda Elgin fu trattenuto più tempo in carcere degli altri due. E quando fu rilasciato, una volta giunto in suolo britannico, trovò la moglie a letto proprio con lo scozzese in precedenza compagno di cella.

Gli elmi etruschi
Gli elmi bronzei etruschi si ritrovano già nel X secolo a. C. Sono particolarmente goffi e rispondono più a un'esigenza da parata piuttosto che funzionale. Sono calotte con cimieri triangolari al di sopra decorati da dischetti e placche metalliche. Dopo alcuni secoli la forma dell'elmo etrusco si alleggerisce, divenendo una semplice calotta. Poi dal V secolo a.C. gli Etruschi prendono in prestito le forme greche, per lo più attiche e corinzie. L'elmo che ci riguarda e che forse verrà donato alla Sicilia, ha una forma corinzia, è alto quasi venti centimetri e decorato da una palmetta incisa ai lati delle occhiaie. Lungo il lato sinistro corre un'iscrizione incisa che dice:"Hiaron il Dinomenide e i Siracusani dedicano a Zeus, bottino degli Etruschi a Cuma". Un messaggio schietto e inequivocabile che si ritrova, con poche varianti anche in un altro elmo etrusco e sempre dedicato ad Olimpia da Gerone. Questo secondo elmo è stato ritrovato prima, nel 1817. Venne poi comprato dal British Museum, dove tuttora fa bella mostra. A differenza del primo, l'elmo etrusco dedicato da Gerone, ora al British, ha una forma diversa, a calotta, forse meno elegante, ma sicuramente dalla tipica foggia etrusco-italica.
Come sappiamo dagli antichi, numerose armi e altri oggetti ornavano un tempo il santuario di Olimpia. Gli scavi tedeschi hanno in effetti confermato, con la quantità dei rinvenimenti, questa diffusa tradizione.
A. T.

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