ELEZIONI
EUROPEE 2004

IN
GRECIA L'ONDA LUNGA DI NUOVA DEMOCRAZIA,
A CIPRO LA VITTORIA DEI PARTITI DEL
"NO"
di Ninni
Radicini
| |
|
europee
13.6.2004 |
seggi |
diff |
politiche
7.3.2004 |
seggi |
| |
Nea Dimokratia |
43,1 |
11 |
-2,3% |
45,4 |
165 |
| |
Pasok |
34,0 |
8 |
-6,6% |
40,6 |
117 |
| |
KKE |
9.5 |
3 |
+3,6% |
5.9 |
12 |
| |
Synaspismos |
4,2 |
1 |
+0,9% |
3,3 |
6 |
| |
LA.O.S. |
4,1 |
1 |
+1,9% |
2,2 |
0 |
In Grecia, i risultati
delle elezioni europee 2004 hanno confermato
l'onda lunga della vittoria di Nuova
Democrazia (43.06%, 11 seggi) e parallelamente
la crisi del Pasok. Il partito del primo
ministro Kostas Karamanlis distanzia
ulteriormente - rispetto alle Legislative
di marzo - il Pasok (34.03%, 8 seggi).
La percentuale ottenuta da ND e' la
piu' alta tra quelle ottenute da un
partito greco da quando (1981) la Grecia
vota per l'Assemblea comunitaria. Avanza,
in modo notevole, il partito comunista
greco Kke (9.46%, 3 seggi). Al quarto
posto la coalizione di sinistra Synaspismos
(4.15%, 1 seggio), seguita a pochissima
distanza dal movimento popolare ortodosso
Laos di Giorgos Karadzaferis (4.11%,
1 seggio).
Nel Parlamento Europeo il gruppo piu'
numeroso e' quello Popolare ("Epp-Ed",
di cui fa parte Nuova Democrazia). Fino
ad alcuni anni fa era composto in gran
parte da partiti di ispirazione cristiana,
con la Dc italiana a la Cdu-Csu tedesca
su tutti. Poi l'ingresso di formazioni
politiche conservatrici ha finito per
mutarne la natura. Il secondo gruppo
e' quello Socialista ("Pes",
di cui fa parte il Pasok), il terzo
e' quello Liberale ("Eldr"),
poi quello Verde ("Greens/Efa"),
e della Sinistra Unita ("Eul/Ngl",
di cui fanno parte Synaspismos e Kke).
Poi c'e' il gruppo a cui fanno capo
i deputati eletti in partiti autonomisti
("Uen") e il gruppo misto
("Others", in cui entrera'
il Laos). Ma probabilmente questa composizione
variera', perche' si profila la formazione
di un nuovo gruppo denominato "Democratico",
composto da deputati provenienti da
quello Liberale e da quello Popolare.
Anche in Grecia, la
campagna elettorale per le Europee si
e' svolta in buona parte su questioni
relative alla politica interna. Ma questo
e' un denominatore comune a molti stati.
Si continua a ritenere che la politica
interna determini la politica comunitaria.
Invece, con il rafforzamento della Ue,
e' la politica comunitaria a incidere
sempre di piu' su quella interna dei
singoli stati. E' sintomatico di una
generale ed errata sottovalutazione
della Ue il fatto che si sia parlato
poco di questioni molto rilevanti che
determineranno il nostro futuro di cittadini
europei: la costituzione, l'allargamento,
la ripartizione dei fondi comunitari
in virtu' dell'ingresso dei nuovi stati,
la definizione di una politica estera.
Mentre i partiti euroscettici, o addirittura
dichiaratamente contrari alla Unione,
hanno fatto una campagna concentrata
a contestare quanto si decide a Bruxelles,
i partiti europeisti non sono sembrati
altrettanto decisi nel sostenere i vantaggi
del Superstato a 25.
I partiti greci piu' grandi, ND e Pasok,
sono europeisti, ma cio' non vuol dire
che il popolo ellenico sia acritico
nei confronti di Bruxelles. Trent'anni
fa il governo conservatore di Constantinos
Karamanlis avviava la procedura di adesione
della Grecia alla CEE.
Una decisione di minoranza, dato che
la sinistra - Pasok e Kke - non era
affatto d'accordo e alle successive
elezioni i due partiti in totale raggiunsero
il 60% dei consensi. Poi il Pasok, dopo
l'ingresso nel governo all'inizio degli
anni Ottanta, ha rivisto le sue posizioni
e si e' trasformato in sostenitore della
Unione europea, mentre il Kke e' rimasto
particolarmente critico.
La conferma di ND come primo partito,
dopo le elezioni di marzo, non era in
discussione. Era invece da stabilire
l'ordine di grandezza del vantaggio
sul Pasok, soprattutto per i contraccolpi
su quest'ultimo. Purtroppo per il partito
socialista ellenico il distacco (9.03%)
da ND e' superiore a quanto si era immaginato
nella piu' pessimistica delle ipotesi.
Un elettore su tre (circa 950mila) tra
quelli che a marzo aveva votato per
il Pasok, alle Europee ha scelto un
altro partito. Una vignetta di Ilias
Makris, pubblicata nel quotidiano Kathimerini
del 5 maggio scorso rappresentava il
"pianeta" Papandreou oscurato
dal "pianeta" Karamanlis,
che si posizionava tra il primo e il
sole (simbolo del Pasok), per evidenziare
come la politica dell'attuale primo
ministro stia avendo effetto anche sull'elettorato
di centrosinistra. Il Pasok, rimasto
al governo quasi consecutivamente per
venti anni, oggi affronta una fase difficile
di ricerca di una nuova identita'. Diventato,
in modo quasi antropologico, partito
di governo, adesso deve riabituarsi
a svolgere un ruolo di opposizione,
che per natura - essendo un movimento
socialista - le era proprio, ma che
adesso deve riacquisire.
Non sara' un compito agevole per Papandreou,
ex ministro degli esteri nel governo
Simitis e candidato premier nelle scorse
elezioni.
La sua linea politica e' incentrata
sul rinnovamento del partito - sia politico
sia di immagine -, opzione di salvataggio
in casi simili ma non certo garanzia
di sicuro successo.
In tal senso va letta la decisione di
Papandreou di far convergere il gruppo
parlamentare del Pasok verso l'approvazione
della legge anticorruzione e contro
il conflitto di interessi portata avanti
da ND, che l'aveva presentata in campagna
elettorale nel proprio programma di
governo. Anche nelle liste elettorali,
via i "vecchi" dirigenti e
spazio per candidati giovani e non direttamente
provenienti dall'interno del partito.
Capolista per le Europee, Mary Matsouka
(33 anni) segretario del sindacato dei
lavoratori della CosmOte, la compagnia
di telefonia mobile greca. Esclusi,
al momento, sbandamenti e defezioni,
il Pasok puo' almeno contare sulla fiducia
del proprio elettorato verso l'attuale
dirigenza. A meta' maggio, un sondaggio
indicava che l'87% degli elettori socialisti
sosteneva non necessari cambiamenti
ai vertici del partito. Adesso attende
il prossimo congresso per cercare di
trovare le soluzioni piu' opportune
per uscire dalla crisi. Un vantaggio
e' nel non dover fronteggiare concorrenze
da parte di altri schieramenti politici
della stessa area. Synaspismos tiene
il proprio elettorato ma non sembra,
in questo momento, in grado di rappresentare
un'alternativa al Pasok. Il segretario
di Synaspismos ha intanto annunciato
di non essere certo della sua ricandidatura
al congresso del partito, alimentando
le voci di una sua possible candidatura
alla presidenza della Repubblica nella
prossima primavera, quando scadra' il
mandato di Costis Stephanopoulos. Synaspismos
forse risente complessivamente della
propria collocazione variabile tra la
sinistra e il centrosinistra. Il movimento
socialdemocratico Dikki, che alle ultime
Legislative, non ha raggiunto il quorum,
e' stato dichiarato sciolto dal suo
fondatore Dimitris Tsovolas. Il comitato
amministrativo temporaneo del partito,
contrario, si e' opposto ma non e' riuscito
a ottenere il via libera della commissione
elettorale per la presentazione del
simbolo alle Europee.
Di recente la Grecia e' stata scossa
da una polemica piuttosto aspra tra
il patriarca ecumenico Vartholomaios
e il capo della Chiesa Greca l'arcivescovo
Christodoulos. Non si e' trattato di
una questione dottrinaria bensi' amministrativa.
E' iniziato tutto la scorsa estate alla
morte del vescovo di Thessaloniki, con
la disputa su 36 vescovati in un territorio
ritornato a far parte della Grecia dopo
i conflitti balcanici del 1912-13, il
cui controllo fu assegnato dal Patriacato
di Costantinopoli alla Chiesa Greca
nel 1928. Il nodo e' la titolarita'
delle nomine dei relativi vescovi. La
vicenda ha sorpreso l'opinione pubblica
greca e ha indotto il governo a porsi
come mediatore. Come sottolineato dal
ministro della Istruzione e della Religione,
Marietta Giannakou, al patriarca Vartholomaios,
erano da evitare le conseguenze, comunque
negative, che un ulteriore protrarsi
della questione avrebbero arrecato.
Una legazione del patriarca Vartholomaios,
guidata da Chrysostomos, vescovo di
Efeso, si e' incontrata ad Atene con
il primo minitro Karamanlis, con il
ministro degli Esteri Molyviatis, con
il presidente Stephanopoulos, e con
il ministro della Istruzione e della
Religione. Con il vescovo di Efeso c'erano
anche i vescovi Ioannis di Pergamo,
Meliton di Philadelphia, Emmanuel di
Francia. Un'assemblea di 80 vescovi
-, con la quasi unanimita' (solo il
voto contrario di Amvrosios di Kalavryta)
ha affermato di continuare a riconoscere
valide le disposizioni in materia stabilite
nel 1850 e nel 1928, che regolano le
relazioni tra la Chiesa Greca e il Patriarcato.
Il Patriarcato da parte sua ha riconosciuto
i nuovi vescovi di Thessaloniki, Eleftheroupolis
e Kozani, nominati da Christodoulos.
A
Cipro, le elezioni europee hanno visto
confermato il consenso per i partiti
che hanno espresso il loro "no"
alla ultima versione del piano per la
riunificazione dell'isola proposto Annan,
segretario dell'Onu. L'affluenza alle
urne e' stata del 70%, tra le piu' alte
della Ue. Dei sei seggi da assegnare,
due sono stati ottenuti dal partito
comunista Akel (Anorthotiko Komma Ergazomenou
Laou), uno dal partito democratico (Dimokratiko
Komma) del presidente Papadopoulos.
Due seggi sono stati assegnati al partito
Disy (Dimocraticos Synagermos), dell'ex
presidente della Repubblica Glafcos
Clerides, che si era espresso, con un
voto contrastato della direzione, a
favore del piano Annan ma che aveva
visto molti dei propri elettori schierarsi
diversamente e alcuni suoi dirigenti,
tra cui ex presidente Yiannakis Matsis,
uscire dal partito e fondare una nuova
formazione politica, "Per l'Europa",
che si e' presentata a queste elezioni
e ha ottenuto un seggio. Anche in Grecia,
i partiti che si erano mostrati piu'
o meno sostenitori del "si"
(Pasok e Synaspismos) non hanno avuto
molto successo, invece quelli che si
sono schierati per il "no"
(Kke e Laos) o neutrali (ND) hanno ricevuto
molti consensi dall'elettorato.
L'ingresso di Cipro nella UE non ha
interrotto il lavoro diplomatico per
la riunificazione dell'isola. Nel periodo
successivo al voto sul piano Annan,
il presidente Papadopoulos ha dovuto
fronteggiare gli attacchi di coloro
che avrebbero voluto da parte dei cittadini
greco ciprioti una semplice ratifica
di quanto deciso per il loro futuro.
Cosi' invece non e' avvenuto e, a dispetto
della realta', si assistito a dichiarazioni
sia in sede Onu sia UE a sostegno dei
turco-ciprioti che auspicavano accordi
relativi agli scambi commerciali o al
turismo, avanzando proposte nel segno
della fine dell'isolamento della autoproclamata
repubblica turca di Cipro di Nord, che
in sostanza rappresenterebbero il riconoscimento
di fatto di questa parte del territorio
di Cipro invaso e occupato dalle truppe
turche nel 1974.
A inizio giugno, Annan ha proposto all'Onu
che gli stati avviino relazioni con
lo stato separato turco-cipriota a livello
internazionale e bilaterale. Papadopoulos
ha esortato il segretario dell'Onu a
considerare il merito di questa proposta,
che andrebbe contro il diritto internazionale,
aumentando ulteriormente la distanza
venutasi a creare nel momento del "no"
greco cipriota al piano per Cipro.
La versione del piano di riunificazione
sottoposta a referendum era nettamente
sbilanciata a favore dei turco-ciprioti,
che ne avrebbero avuto ogni vantaggio,
lasciando i disagi politici, amministrativi,
finanziari ai greco ciprioti; senza
dimenticare che dal punto di vista della
effettiva applicazione non presentava
- come sottolineato dal presidente Papadopolus
- garanzie certe. In sostanza con questo
piano i greco ciprioti avrebbero visto
la trasformazione del loro stato in
una confederazione di stati (quindi
con l'implicito riconoscimento della
sovranita' dello stato separato turco-cipriota)
con pochi poteri comuni e meccanismi
di funzionamento del governo e del parlamento
tutt'altro che certi. Il "no"
schiacciante dei greco ciprioti e' stato
quindi un voto sul contenuto del piano
proposto. Come ha detto il presidente
Papodopulos in uno dei sui interventi
nel corso della campagna per il referedendum,
non si puo' accettare di dissolvere
la Repubblica di Cipro per la prospettiva
di benefici, conseguibili in una arco
di tempo da tre anni e mezzo a venti
anni, dipendenti esclusivamente dalla
buona volonta' della Turchia.
Un recente sondaggio per conto del giornale
Politis, su un campione di 800 greco
ciprioti, ha rilevato che soltanto poco
piu' della meta' degli intervistati
(51%) vorrebbe un nuovo referendum sul
piano di Annan, purche' comunque abbia
sufficienti garanzie in merito alla
applicazione. Circa il 20% dice che
il piano dovrebbe essere rinegoziato,
mentre il 29% vorrebbe che fosse elaborato
un nuovo piano per la riunificazione.
Circa il 76% dei greco ciprioti ha respinto
il piano di Annan nel referendum del
24 aprile. L'11 giugno il presidente
Papadopolos ha detto che il piano di
Annan, cosi' come e', senza cambiamenti,
non puo' essere sottoposto a un nuovo
referendum, aggiungendo che il piano
dell'Onu dovrebbe essere la base di
nuovi colloqui e qualunque tentativo
di riproporre a nuovo referendum il
vecchio piano bocciato ad aprile sarebbe
un insulto al popolo cipriota.
I prossimi cinque anni saranno molto
importanti per la Unione Europea e per
la Grecia. In particolare si vedranno
gli effetti dell'allargamento a Est,
si dovra' decidere in merito alla candidatura
della Turchia, e si proseguira' nel
percorso per risolvere la questione
della riunificazione di Cipro.
Ninni
Radicini
18.07.2004
Ninni Radicini e' autore
della newsletter Kritik
http://freeweb.supereva.com/palermo.freeweb/altro/kritik.htm
e collabora con "Orizzonti Nuovi"
(www.orizzontinuovi.org)
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