LA POLITICA IN GRECIA
Olimpiadi senza alcuna…tregua

di Fabrizio Corselli


Come ben ci insegna la tradizione storica, il cerchio (in quanto versione bidimensionale della sfera, poiché percepita tale a causa della limitatezza della comprensione umana) sta ad indicare il concetto di perfezione. Ma se da un lato tale situazione è coerentemente definita da una sola forma geometrica, è pur vero dall'altro che è impensabile se non impossibile applicare lo stesso ragionamento a ben cinque di queste.
In sostanza, la pentaforme simbologia olimpica moderna nasce e si sviluppa su di un sostrato abbastanza falsato della cosiddetta “Ekecheirìa” greca che non ritrova le sue origini semantiche in una vera e propria pace ma in un “astenersi dall'alzare le mani”; ciò che oggi chiameremmo semplicemente “fare a botte”. Da questo punto di vista, la filologia classica è concorde nel ritenere più adatta la forma terminologica di “tregua”, poiché con grande attenzione e senza alcuna complicanza elucubratoria o ermeneutica, la profondità di pensiero si pone proprio su “ekecheirìa” e non su “eirene” (come ci si aspetterebbe invece secondo le utopistiche visioni del moderno concepire, sollevando di conseguenza un poderoso contraccolpo morale alle tesi pacifiste del Comitato Olimpico Internazionale). Non mancavano certamente nell'antica Grecia esempi di simile ideologia, ma una tale visione di agognata coesione comunitaria e “speranza” le si potevano trovare, sì, ma con toni un pò diversi: una delle più importanti e conosciute forme di esortazione a seguire il giuramento di Iphitos (spesso rappresentato scultoreamente mentre l'Ekecheirìa personificata gli cinge il capo) nel condividere la stessa tregua come momento di unione per tutte le città elleniche, inno alla fratellanza e alla concordia per sconfiggere il comune nemico barbaro, ci proviene proprio dal Panegirico di Isocrate. Ma di pace, anche qui non se ne parla.
C’è addirittura chi idealizza, sicuramente qualche modernista con troppo ottimismo nell’animo, una intensità così sperticata della tregua da sostenere un fermo degli stessi soldati alle Termopili; alquanto improbabile questa tesi, a dir poco delirante. Ma è più preferibile l’assunto secondo cui il momento di tregua presupponeva un periodo di stasi in modo da permettere alle due fazioni il ritiro dei morti in battaglia.
Per cui, la tregua sacra aveva solo una funzione di sospensione con effetti limitati sul territorio ellenico, volta ad assicurare il regolare e quieto svolgimento dei giochi e fare salvi i partecipanti insieme alla loro squadra tecnica. In sintesi, gli elementi costitutivi di una tregua olimpica erano: primo fra tutti la sacralità individuata dal carattere neutrale del luogo di partecipazione, diritto di asilo per coloro che si recavano a Olimpia (esemplare fu la riparazione di Filippo il Macedone ad un torto subito da uno spettatore che si stava recando a Olimpia), e per ultimo le sanzioni per ogni forma di violazione (ad opera degli stessi ellanodici, in quanto investiti di ampi poteri non solo direttivi e organizzativi).
Del resto, osservando con una certa minuzia l'evolversi degli eventi lungo tutto l'asse storico, diverse sono le violazioni della tregua che si riscontrano, molte delle quali operate dal “disciplinato” e “battagliero” popolo degli spartani; loro i primi a disattendere la legge olimpica (olimpiakòs nòmos), diffusa con tanta dovizia dagli spondophoroi; e ancora loro gli unici a rifiutare il pagamento di una contestuale pena comminata in due mila mine, due per ogni oplita, per aver spostato contingenti a Firco e Lepreo durante la manifestazione del 420 a.c.
Se dovessimo continuare in questa umiliante enumerazione dei casi di violazione in periodo di tregua avremmo la soppressione della rivolta messenica nel corso della XXVIII Olimpiade; la plurifamosa battaglia di Salamina e quella delle Termopili (alla quale gli stessi spartani dedicarono la feste Leonidee come forma commemorativa); la famosissima battaglia dell'Altis in cui si assiste ad una vera e propria invasione di campo durante lo svolgimento dei giochi olimpici; l'invasione di Atene presso Delo durante la tregua pitica, e ancora potremmo continuare impietosamente.
Quindi, un perenne contravvenire che rivive al di sotto delle fondamenta delle tesi moderne del barone Pierre De Coubertin, e che ancor più s'infiamma in quel superbo dire poetico del lirico di Tebe, Pindaro, ove diviene esso fremito e incitamento all'annientamento «con ogni mezzo del proprio avversario»: una sorta di epigrafe monitoria che suggella e attesta una volta per tutte ciò che era la regola olimpica secondo il principio aristocratico dell'eccellenza fisica e del primato sull’atleta rivale. Anche nel semplice agone, gli atleti (la maggior parte militari) erano sempre in guerra (seppur in più piccola scala e con “armi” diverse; si fa notare che la stessa gloria sempiterna agognata da ogni atleta, e ottenuta con l'apposizione sulla propria fronte del serto di ulivo, era definita dal termine Cleos, ossia quella specifica forma di gloria che il soldato otteneva in guerra e che per di più spinge lo stesso Achille a partecipare alla guerra di Troia).
Anche la stessa Poetica fomentava lo spirito guerriero dei Greci, e più che puntuale l’elegiaco Tirteo, poeta della guerra per eccellenza, forgiò così le sue esortazioni al valore bellico (ypothèkai) e canti di marcia (embatèria), laddove comunque bisogna lodare la sua dedizione nel far posto non solo agli eroi, i quali sono svestiti della propria gloria divina, ma anche alla miseria dei vinti; fatto sta che sempre di guerra si tratta, pur con le migliori intenzioni.
Per cui ci si chiede, alla luce di questi fatti, se è ancora lecito incitare le folle con quel falso quanto fastidioso fraseggio verbale che si vede in questo periodo su manifesti e riviste, tra etichette della Coca Cola e del Macdonald, e che recita “Live Olympic”.

Fabrizio Corselli
21 Febbraio 2006

 


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20.02.2006
Secondo me le Olimpiadi simboleggiano la pace tra i popoli e danno modo agli atleti di dimostrare il loro talento.
Francesca Lucia Maffucci - Roma

13.02.2006
Queste Olimpiadi sono una merda!
Vergassola - Origgio (Varese)