LA POLITICA IN GRECIA
La questione cipriota

Cipro ignorata per l'ennesima volta dalla Turchia, che pero' in sede europea ottiene un altro via libera per l'ingresso nell'Ue: dov'e' l'errore?

 

di Francesco De Palo


Nel Palazzo dei 25 proseguono i negoziati per l'adesione turca, ma francamente vi sono anche situazioni difficili da spiegare e metabolizzare. Per esempio accade che i venticinque Ministri degli Esteri riuniti in conclave raggiungano un'intesa per superare le divisioni circa il suddetto ingresso; ma anziche' addivenire ad una soluzione che soddisfi tutti, si rischia di favorire l'istanza turca a scapito delle esigenze di Cipro, che tra l'altro sono anche sostenute da Francia e Gran Bretagna.


Ci ricorda Andrea Morigi dalle pagine di Libero che secondo un portavoce del governo di Ankara “dal testo e' stato cancellato un riferimento sulla necessita' da parte della Turchia di riconoscere Cipro”. Non si possono cancellare trent'anni di occupazione turca a colpi di diplomazia o con fughe in avanti del tutto imbarazzanti. Il processo di ingresso, piaccia o no, per essere considerato tale e quindi condiviso democraticamente, deve al suo interno prevedere una serie di passaggi obbligati, dei quali non e' possibile fare a meno. Invece qui si gioca a nascondino: prima si lancia la carta del riconoscimento di Cipro (senza dimenticare il genocidio armeno che grava sulle spalle della Turchia), poi si nasconde la mano e le carte sul tavolo cambiano magicamente disposizione. Qualcuno bluffa? Il rischio e' che con una totale e glaciale assenza di chiarezza, come quella a cui assistiamo in questi giorni, si faccia un torto notevole al governo cipriota. Nessuno intende demagogizzare sulla presunta arretratezza dei mores di Ankara, anche perche' mi pare un'argomentazione debole e soprattutto anacronistica. Ora c'e' la globalizzazione: le realtà' imprenditoriali europee, e non solo, sono molto attente all'evoluzione del mercato turco. Ragion per cui sconverrebbe in primis proprio al governo di Erdogan impantanarsi in mezzi si', che al momento appaiono dei quasi no.

E' questa la prova del nove che si chiede alla Turchia: se ritengono di avere le carte in regola, allora che dimostrino una volta per tutte una maturita' politica fondamentale per accedere all'Unione Europea. Che aprano la finestra sul cortile del Parlamento Europeo, che annuncino a gran voce al mondo intero l'esistenza di Cipro in quanto tale, e non ce ne vogliano se i fratelli ellenici hanno avuto qualcosa da ridire quando qualcuno ebbe la geniale ed assolutamente inopportuna idea di issare la bandiera turca sull'isola di Simi: e' stato un peccato veniale che la Patria di Achille potrebbe anche perdonare (al pari delle centinaia di sconfinamenti aerei), ma a patto che le cose cambino veramente.

Francesco De Palo
13 Giugno 2006


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