Nel
Palazzo dei 25 proseguono i negoziati per
l'adesione turca, ma francamente vi sono
anche situazioni difficili da spiegare e
metabolizzare. Per esempio accade che i
venticinque Ministri degli Esteri riuniti
in conclave raggiungano un'intesa per superare
le divisioni circa il suddetto ingresso;
ma anziche' addivenire ad una soluzione
che soddisfi tutti, si rischia di favorire
l'istanza turca a scapito delle esigenze
di Cipro, che tra l'altro sono anche sostenute
da Francia e Gran Bretagna.
Ci ricorda Andrea Morigi dalle pagine di
Libero che secondo un portavoce
del governo di Ankara “dal testo e'
stato cancellato un riferimento sulla necessita'
da parte della Turchia di riconoscere Cipro”.
Non si possono cancellare trent'anni di
occupazione turca a colpi di diplomazia
o con fughe in avanti del tutto imbarazzanti.
Il processo di ingresso, piaccia o no, per
essere considerato tale e quindi condiviso
democraticamente, deve al suo interno prevedere
una serie di passaggi obbligati, dei quali
non e' possibile fare a meno. Invece qui
si gioca a nascondino: prima si lancia la
carta del riconoscimento di Cipro (senza
dimenticare il genocidio armeno che grava
sulle spalle della Turchia), poi si nasconde
la mano e le carte sul tavolo cambiano magicamente
disposizione. Qualcuno bluffa? Il rischio
e' che con una totale e glaciale assenza
di chiarezza, come quella a cui assistiamo
in questi giorni, si faccia un torto notevole
al governo cipriota. Nessuno intende demagogizzare
sulla presunta arretratezza dei mores di
Ankara, anche perche' mi pare un'argomentazione
debole e soprattutto anacronistica. Ora
c'e' la globalizzazione: le realtà'
imprenditoriali europee, e non solo, sono
molto attente all'evoluzione del mercato
turco. Ragion per cui sconverrebbe in primis
proprio al governo di Erdogan impantanarsi
in mezzi si', che al momento appaiono dei
quasi no.
E' questa la prova del nove che si chiede
alla Turchia: se ritengono di avere le carte
in regola, allora che dimostrino una volta
per tutte una maturita' politica fondamentale
per accedere all'Unione Europea. Che aprano
la finestra sul cortile del Parlamento Europeo,
che annuncino a gran voce al mondo intero
l'esistenza di Cipro in quanto tale, e non
ce ne vogliano se i fratelli ellenici hanno
avuto qualcosa da ridire quando qualcuno
ebbe la geniale ed assolutamente inopportuna
idea di issare la bandiera turca sull'isola
di Simi: e' stato un peccato veniale che
la Patria di Achille potrebbe anche perdonare
(al pari delle centinaia di sconfinamenti
aerei), ma a patto che le cose cambino veramente.
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