di Fernando
Buscemi
GLI STRUMENTI
Prima dell’arrivo in Grecia dei
rifugiati dell’Asia Minore, e durante
lo stile “Smirne” dei «Cafe Aman», gli
esecutori di rebetika e dei cafe’ aman
usavano strumenti quali il liuto, il santouri,
il violino, il defi, la zilia e strumenti
a percussione come il toubeleki, la tzoura,
il cembalo, il kanonaki. In seguito allo
scambio di popolazione e alla fusione
dei due stili, cominciarono ad essere
usati strumenti di ambedue le scuole e
successivamente la rebetika venne registrata
con strumenti come la fisarmonica, il
violino e la chitarra.
Accenniamo per brevita ai due strumenti
principali usati dai rebeti e cioe’ il
bouzouki e il baglamas, che sono quasi
sinonimo di rebetika.
Il buzuki (o bouzouki,
in gr. ìðïõæïýêé) e’ lo strumento greco
per eccellenza, associato all’idea stessa
di Grecia. Appartiene alla famiglia dei
liuti a manico lungo ed ha il ruolo di
eseguire il taxim ed accompagnare il cantante.
Non sappiamo con precisione quando sia
stato introdotto in Grecia. Strumenti
simili possono essere rintracciati in
alcune civilta’ pre-elleniche (India,
Egitto) e nell’antica Grecia Un dipinto
dei primi anni del XX secolo del grande
pittore naif Teofilo, mostra il generale
Makriyannis, eroe della rivoluzione greca
del 1821, molto apprezzato da Teofilo,
mentre suona un piccolo tambouras simile
ai buzuki dei rebeti. Lo si puo’ ammirare
nel kafeneion di Makritsa. Nonostante
la sua odierna popolarita’, soltanto intorno
agli anni ’30 il buzuki divenne uno strumento
accettato in Grecia.
Il baglama o baglamas
(ìðáãëáìÜò, pl. ìðáãëáìÜäåò)
ha un ruolo di accompagnamento, ed e’
lo strumento che accompagnava i rebeti
dovunque: in prigione, nei tekedes, per
strada, tanto che molti rebeti gli dedicarono
la loro vita e non lo avrebbero mai scambiato
con nessun’altra cosa al mondo. Esso da’
il ritmo e l’armonia, soprattutto ai cantori
delle chiese. Si possono trovare tracce
del baglamas fin dai Bizantini, mentre
il musicologo Anoyiannakis (fondatore
del Museo degli Strumenti Popolari di
Atene) riteneva che il baglamas fosse
uno strumento piu’ antico del liuto. Lungo
all’incirca 40-50 cm, il baglama viene
ricavato da un solo materiale semplice
(p.e. legno o zucca), facilmente ottenibile
in prigione e anche per questo, oltre
che per le sue ridotte dimensioni che
permettevano ai rebeti di nasconderlo
facilmente (ricordiamo che quelli dei
rebeti erano strumenti illegali!), il
baglama era lo strumento di elezione per
i rebeti.
Il liuto (gr. ëáïýôï,
secondo alcuni dall’arabo “al oud” = “il
legno”)
e'
uno strumento a quattro corde doppie,
simile a un grande buzuki. In tutto misura
96,5 cm, con un corpo di 37 cm circa di
larghezza, mentre il manico e lungo circa
34,5 cm. La sua forma deriva da una combinazione
di liuti a manico lungo. Esso ha infatti
un manico lungo ed un corpo largo. L’accordatura
piu comune e, a partire dall’alto verso
il basso, LA RE SOL DO, con LA e RE accordati
all’unisono, mentre SOL e Do vengono accordati
all’ottava. Viene suonato usando un plettro.
Il suo scopo principale e di accompagnare
altri strumenti, ma in alcuni luoghi viene
usato anche come strumento solista.
Lo outi (ud, anche questo
dall’arabo “al oud”),
ha
un corpo largo e a forma di pera ed un
manico breve e largo. Veniva suonato esclusivamente
dai Greci dell’Asia Minore e di Costantinopoli,
da dove si diffuse forse a partire dal
VII sec. d.C. Era uno strumento gia noto
in Grecia, ma prima dell’arrivo dei rifugiati
dell’Asia Minore, il suo cugino liuto
era piu popolare.
Il moderno outi ha una cassa lunga circa
50 cm, larga 40 e profonda 20, un manico
tagliato ad angolo, lungo circa 20 cm
e senza tasti, e i bischeri che si estendono
su una lunghezza di circa 22 cm. Il moderno
oud turco (cosi come la versione usata
in Grecia) ha di solito sei corde. Come
in altri strumenti a corda, oggi ci sono
numerose accordature popolari, come Do-Sol-Re-La-Sol-Re
oppure Re-La-Mi-Si-La-Mi. L’outi viene
suonato con un plettro, noto come "mizrab"
in turco, piu sottile e piu lungo del
plettro medio, all’incirca 12 cm.
Il santuri (óáíôïýñé)
e'
un tipo di salterio a martelletti di forma
trapezoidale, con corde metalliche lungo
i due lati paralleli (ad ogni suono musicale
corrispondono da tre a cinque corde accordate
all’unisono) suonato con l’aiuto di due
battenti con la punta ricoperta di cuoio.
Viene costruito con diversi tipi di legno
e copre l’estensione di oltre tre ottave.
Un suonatore di santuri (óáíôïõñéÝñçò)
suona tenendo lo strumento sulle ginocchia,
su un tavolo o sospeso per mezzo di cinghie
alle spalle.
Il toumbeleki (ôïõìðåëÝêé)
o tarampouka,
e'
uno strumento ritmico di accompagnamento.
Ha uno scheletro a forma di brocca con
una larga apertura dove si applica la
pelle che viene fissata in diversi modi.La
parte superiore dello scheletro e aperta
per permettere di ascoltare il suono.
Il toumbeleki viene tenuto sotto l’ascella
sinistra oppure appeso alla spalla sinistra
e suonato con due mani. La mano destra
picchia i tempi forti e con la sinistra
si battono i tempi deboli. La destra batte
di solito al centro della pelle dove c’e
un’eco piu bassa, mentre la sinistra batte
sul bordo, vicino alla pelle, dove l’eco
e piu acuta e di minore durata. I toumbeleki
di oggi sono costruiti con una cassa armonica
metallica, che non corre il rischio di
spaccarsi come quelli di una volta, costruiti
di terracotta.
Il defi (íôÝöé),
consistente
in un tamburello di cuoio ad una sola
pelle, su una cornice circolare di legno
e piccoli dischi metallici ai lati. Viene
tenuto nella mano sinistra e percosso
con la destra, colpendo con robusti colpi
il centro dello strumento e con colpi
piu deboli il bordo.
La zilia (æßëéá) usato
al plurale, come zilie (æßëéåò),
e'
uno strumento musicale a percussione,
impiegato per accompagnare danze. E simile
alle nacchere e, di solito, di dominio
delle donne. E composto da due pezzi di
metallo, rotondi, incavati all’interno,
tenuti appaiati il piu delle volte da
un pezzo di spago e percossi con cadenza
con la mano.
Anche i cucchiai (êïõôÜëéá) e le nacchere
(êáóôáíéÝôåò) venivano suonati spesso
dai rifugiati dell’Asia Minore e sono
simili nella tecnica del suono al defi
e alle zilie: ponendone uno in ogni mano,
con la mano destra si suonano i colpi
forti e con la sinistra quelli deboli.
In molte registrazioni, si puo notare
che questi strumenti venivano suonati
soltanto quando il vocalista non era il
cantante.
Continua...