di Fernando
Buscemi
PROGRESSO E DECLINO
Nello sviluppo della rebetika, il poeta
Elias Petropoulos distinse tre periodi:
il periodo di Smirne o “Stile di Smirne”
che si sviluppo’ fra gli anni 1922-1932.
Gli esponenti di questo stile erano autodidatti
e si esibivano nel tempo libero, cantando
i temi della loro sottocultura in sordina.
Il periodo “Classico” (1932-1942) in cui
si ebbe un ritorno alle origini della
rebetika della malavita. In questo Periodo
si affermo la cosiddetta Scuola del Pireo,
la cui musica fu considerata inaccettabile
fino al 1932, quando un virtuoso violinista
(Yiannis Halikias) registro’ a New York
il pezzo strumentale Minore tou Deke.
Il grande successo ottenuto da quel brano
indusse molte compagnie a ricercare in
Grecia altri abili suonatori di rebetika,
soprattutto di buzuki. E fu allora che
acquisto’ fama il leggendario Quartetto
del Pireo composto da Markos Vamvakaris,
Batis, "Stratos" e Anestos Delias.
Il rappresentante principale della rebetika
del terzo periodo, il periodo della musica
“Popolare” (1942-1952) che e’ sfociato
poi nella musica “Laika” delle taverne
e dei nights clubs cosmopoliti e che ha
dominato la scena musicale per i decenni
seguenti, fu il fenomenale Vassilis Tsitsanis,
autore di centinaia di canzoni e maestro
nell’arte del buzuki. Non si puo’ stabilire
con esattezza quando e’ avvenuto questo
passaggio.
LE CANZONI
Le canzoni della rebetika nascevano dalla
spontaneita’. Esse avevano la capacita’
di scuotere, eccitare e coinvolgere l’ascoltatore.
Iniziavano sempre con un preludio, il
taxim (ôÜîéì), per strumento solo, di
solito il buzuki. Il taxim serviva a creare
l’atmosfera e a produrre nell’ascoltatore
l’umore piu adatto per la canzone che
si accingevano ad ascoltare. Di conseguenza
esso permetteva al suonatore di mostrare
la sua abilita e la sua esecuzione poteva
durare fino a venti minuti. Lo stile musicale
del taxim era naturale e pesante, il ritmo
libero. Molto spesso esso era accompagnato
dal continuo battere delle corde del baglama.
Il metro piu comune delle canzoni era
il 9/8 dello zeibekiko (æåúìðÝêéêï). Gli
esecutori improvvisavano i loro versi,
spesso di tono familiare, indicando persone
presenti e facendo dei riferimenti ad
episodi recenti di interesse locale. Essi
cantavano con voce gutturale, calma, aspra
e rauca, uno dopo l’altro, e ogni cantante
aggiungeva un verso che spesso non aveva
alcuna relazione col verso precedente,
percio una canzone poteva protrarsi per
delle ore. Un rebeta accompagnava il cantante
con un buzuki o un baglama, e forse un
altro, spinto dalla musica, poteva alzarsi
ed eseguire una danza:
"…la musica cominciava, con ritmo
insistente, suono duro e metallico, ed
il danzatore si alzava, come sotto compulsione,
per rilasciare la sua dichiarazione. Gli
occhi a meta chiusi, in trance - come
assorto, sigaretta che pendeva dalle labbra,
braccia aperte come per mantenere l’equilibrio,
cominciava a girare in cerchio lentamente...”
(Gail Holst, “Road to Rembetiko”).
Molte di queste canzoni furono messe al
bando, principalmente per il loro atteggiamento
liberale e anticonformista.
I TEMI
Elias Petropoulos, grande letterato
e rebetologo recentemente scomparso, propose
di classificare le canzoni di rebetika
in base al tema (canzoni di droga, d’amore,
di prigione, di malavita ecc.) riunendole
in una ventina di gruppi. Un posto particolare
fra i testi della rebetika spetta alla
donna, considerata sia come madre, sia
come figlia o infine come amante. Un discorso
a parte va fatto poi per la rebetissa
(ñåìðÝôéóóá), la donna che sceglieva di
condividere la vita disordinata e vagabonda
del rebeta. Essa lo faceva perche’, avendo
una bella voce, voleva affermarsi e cosi
facendo diventava a sua volta fonte di
ispirazione per gli uomini che la circondavano,
il prototipo della donna greca evoluta
ed emancipata.
Molti di questi temi sono gli stessi del
blues dei neri d’America e cio’ ha portato
talvolta a far derivare la rebetika dal
blues stesso e a definirla “Il Blues Greco”.
Ma cio’ non e’ vero, perche’ non ci sono
somiglianze di stile fra il blues e la
rebetika. Ricordiamo che “blues” deriva
dalla locuzione americana “to feel blue”,
che significa “essere triste” e che il
blues e’ il canto del folklore nero-americano,
nostalgico e solitario, melanconico ma
anche edonistico, nato agli inizi del
‘900 tra i neri degli stati meridionali
degli Stati Uniti e affermatosi intorno
al 1930. Se e’ vero percio’ che molti
temi della rebetika sono comuni a quelli
del blues, e’ altresi vero che la rebetika
si sviluppo’ a partire da presupposti
molto diversi.
LA REBETIKA AI NOSTRI GIORNI
Oggi la Rebetika e’ tornata sulla scena,
e puo’ essere ascoltata nei clubs, nelle
taverne, in locali specifici e in tutta
la Grecia. I rebeti non esistono piu’
da tanto tempo come gruppo sociale; di
conseguenza la musica rebetika ha smesso
di essere prodotta. Il suo stile musicale
tuttavia ha dato luogo alla cosiddetta
“musica artistica popolare” greca. La
morte della musica rebetika ha coinciso
con la sua scoperta da parte di compositori
quali Manos Hadjidakis e Mikis Theodorakis.
Hadjidakis in particolare, in una sua
lettera del 1949, e’ stato il primo che
ha osato presentare la musica rebetika
ad una elite intellettuale del Paese,
nel momento in cui essa era vista come
una musica decadente.
Questi due compositori, ai quali piu avanti
si e’ aggiunto anche Stavros Xarhakos,
hanno adottato lo stile musicale, i ritmi
e gli strumenti della rebetika.
Per avere una visione generale della musica
rebetika, comunque, l’approccio migliore
e costituito dalle canzoni di George Dalaras,
in particolare dal suo doppio album: “50
Anni di Canzone Rebetika” (50 ×ÑÏÍÉÁ ÑÅÌÐÅÔÉÊÏ
ÔÑÁÃÏÕÄÉ) che ha venduto piu di centomila
copie, nel quale egli esegue canzoni di
Tsitsanis, Vamvakaris ed altri grandi
rebeti. Alcuni dei suoi album migliori
sono “Rembetiko tis Katokis” («ÑåìðÝôéêï
ôÞò Êáôï÷Þò », “Rebetika dell’Occupazione”)
e Thelo Na Ta Po, in collaborazione col
compositore Aki Panou. Dalaras e' un cantante
dalla voce straordinaria, emozionante
e canta in tanti stili molto diversi fra
loro.
PER SAPERNE DI PIU'
Sfortunatamente, sebbene sia un soggetto
musicale molto interessante e ci sia una
vasta documentazione in greco, c’e’ davvero
molto poco in italiano per quanto riguarda
la rebetika. Una buona introduzione all’argomento
possono essere il libro di Gail Holst
“Road to Rembetika: Music of Greek Sub-culture”,
pubblicato nel 1970, ma in inglese e l’enorme
“Rembetika Tragoudia”, in lingua greca,
un testo pieno di storie, canzoni e migliaia
di foto. Considerato la bibbia della musica
rebetika, scritto da Elias
Petropoulos, tradotto in
inglese con il titolo: “SONGS OF THE GREEK
UNDERWORLD: THE REMBETIKA TRADITION”.
Citiamo poi il film “REMBETIKO”
di Kostas Ferris, una storia basata sulla
vita di Marika Ninou e Vassilis Tsitsanis,
con una fantastica registrazione, “Stou
Thoma”, di Stavros Xarhakos, uno dei maggiori
compositori greci moderni, che e’ un invito
alla danza universale quale antidoto per
dimenticare le sofferenze passate e presenti,
diventato quasi un inno per tutti i giovani
greci. Infine ricordiamo la cosiddetta
Linea del Tempo della Rebetika, creata
su un’idea dello stesso regista Kostas
Ferris, per registrare eventi che hanno
segnato il corso della rebetika attraverso
gli avvenimenti che rimarrebbero sconosciuti
a molti di noi.
Continua...