Il prof. Charalampos Chotzakoglou
(Libera Università di
Atene) e il dott. Ioannis Iliadis
(Museo Bizantino, di Nicosia
- Cipro)
Quando nel 1974 le truppe turche invasero
l’isola di Cipro, nessuno si sarebbe
mai immaginato che a distanza di trent’anni
stessimo qui a fare i conti con l’immensa
razzia di opere d’arte trafugate,
icone staccate brutalmente dalle Chiese
e vendute sul mercato nero.
“Il verbo intervento si è
dilungato nel tempo senza motivo- ha
evidenziato il Console ellenico a Bari avv.
Stelio Campanale- per questo la Turchia
non può al momento accedere al club
dell’Ue, e non per una motivazione
politica ma squisitamente legata al diritto,
perchè non rispetta la basilare regola
della libera circolazione in uno Stato membro”.
Degli aspetti più squisitamente archeologici
ed artistici si è discusso il 7 dicembre
2006 nel Castello Svevo di Bari durante
l’interessante simposio “L’Arte
Bizantina di Cipro. Un patrimonio da salvare”,
organizzato dall’Ambasciata della
Repubblica di Cipro in collaborazione con
Il Museo Bizantino della Fondazione Arcivescovo
Makarios III, alla presenza di due illustri
oratori, il dott. Ioannis Iliadis (Museo
Bizantino, Nicosia) che ha riflettuto su
Il Museo Bizantino della Fondazione Arcivescovo
Makarios III e la salvaguardia del patrimonio
culturale di Cipro, e il prof. Charalampos
Chotzakoglou (Libera Università di
Atene) che si è soffermato sulle
Peregrinazioni nel settentrione cipriota:
la testimonianza dei monumenti.
Una rivisitazione del dramma culturale che
si è cosumato in questi anni nell’isoletta
a est del Mediterraneo, una storia di prevaricazioni
e ingiustizie, con cittadini che sono stati
costretti ad abbandonare le proprie abitazioni
e grazie alla dedizione dei quali alcune
preziosissime icone sono state tratte in
salvo. Non un’analisi politica dunque
a favore o contro lo Stato turco, ma una
panoramica reale ed oggettiva delle migliaia
di opere di inestimabile valore (prezzo
di base sul mercato nero, un milione di
dollari) che sono state barbaramente distrutte
al pari delle splendide chiese bizantine
ridotte a un cumulo di macerie o ancora
peggio sconsacrate senza pudore, adibite
ora a stalle o bagni.
“Quello che i turchi hanno fatto
a Cipro- ha proseguito S.E. il Console
ellenico Stelio Campanale- non è
diverso dagli scempi culturali che si sono
perpetrati in Serbia o in Iraq, quindi il
nostro compito è solo quello di far
conoscere la storia, nient’altro.”
Il simposio ha dovuto fare a meno della
presenza di SE l’Ambasciatore della
Repubblica di Cipro, dott. Stavros Epameinondas
che, a causa di un inconveniente automobilistico,
è rimasto bloccato a Napoli, ma ha
ugualmente inteso partecipare all’evento
inviando un messaggio.
“Il ruolo del Museo Bizantino
quale depositario dell’eredità
culturale della terra cipriota si muove
in quattro assi- ha evidenziato Ioannis
Iliadis: la conservazione e il mantenimento
dei tesori esistenti; la loro esposizione
e partecipazione in ambiti del sistema educativo;
l’informazione sulla questione dei
tesori saccheggiati e l’identificazione
all’estero dei tesori saccheggiati
con l’obbiettivo la loro denuncia
e la sensibilizzazione dell’opinione
pubblica su quest’argomento”.
“Dal 2003 fin ad oggi abbiamo
avuto la possibilità di organizzare
e completare un programma di ricerca di
documentazione fotografica delle chiese
cristiane nella parte occupata dell’isola-
evidenzia il prof. Charalampos Chotzakoglou-
possiamo ora conoscere le condizioni
e il destino del patrimonio culturale cristiano.
Monumenti protocristiani e medievali di
notevole importanza sono stati trovati in
condizioni deplorevoli, devastati e quasi
totalmente distrutti.”
Fino alla Pasqua del 2003 era impossibile
visitare la parte nord di Cipro occupata
dalle truppe turche e visitare quindi gli
antichi teatri e i siti archeologici, come
per esempio quelli di Soloi o di Salamina,
o descrivere le condizioni delle circa 550
chiese cristiane, ricche di decorazioni
architettoniche e murali.
“Speriamo che con l’aiuto
del vostro e del nostro San Nicola-
ha concluso Eliades- si possano evitare
in futuro episodi del genere”.
“La guerra- disse anni fa
il Presidente della Corte di Appello di
Chicago- può ridurre i nostri
più grandi e venerati templi in cumuli
di sassi. Ma solo l’ultimo dei furfanti
può cercare di ottenere guadagno
personale da questa perdita obiettiva”.