NATALE IN GRECIA
“KALA’ CHRISTOUYENNA”
ÊÁËÁ’ ×ÑÉÓÔÏÕÃÅÍÍÁ
(BUON NATALE)

di Fernando Buscemi

La leggenda dei Kallikantzaroi


Il Natale in Grecia rappresenta la piu’ grande festa religiosa dell’anno. Lo si trascorre in famiglia con i propri cari, mentre si prepara il presepe, con accanto l’albero di Natale addobbato con fili argentati e in cima una stella. Nell’antica Grecia al posto dei classici addobbi si appendevano fiaschi per il vino per dissetare i viandanti.
Le principali vie commerciali di Atene sono, durante le feste di Natale, molto caratteristiche. A Eolou (la via del dio dei venti) si possono comprare giocattoli e articoli da regalo di vario genere; Ermou e le zone limitrofe sono addobbate con luci e alberi di Natale.
Numerose sono le usanze di questo periodo.
La vigilia di Natale la tradizione vuole che i bambini si rechino di casa in casa intonando canti natalizi, detti Calanda (dal lat. “calandae”, i primi giorni di gennaio) accompagnandosi col suono del tamburello e del triangolo, portando dolci, fichi secchi, mandorle e noci e ricevendo in cambio frutta, dolci e qualche moneta. I canti, a parte l’importanza che assumono da un punto di vista religioso, sono l’espressione di augurio e di elogio nei confronti del padrone di casa e della sua famiglia.
Altra usanza e’ il matrimonio del fuoco: il padrone di casa, prendendo un legno sottile dal nome femminile e uno robusto dal nome maschile, dice: “Ti sposo, fuoco, per il bene della padrona di casa”. Nella Grecia centrale, invece, si svolge il “nutrimento” della Fonte. Verso mezzanotte e prima dell’alba le ragazze vanno alla fonte piu vicina e, in silenzio, portano e lasciano burro, grano cotto e un ramoscello di olivo.
Una credenza popolare ancora viva in Grecia e’ quella dei “Kallikantzaroi”, spiriti che appaiono solo una volta l’anno.
Uno dei piu caratteristici riti della vigilia e’ la preparazione del christopsomo (×ñéóôüøùìï) o “pane di Cristo”, una pagnotta di pane dolce che, a seconda dei posti, assume forme e nomi diversi, con decorazioni sulla crosta che rappresentano scene di vita familiare, come “croci”, “pastori”, ecc.
Viene preparato dalle donne ed assume il significato di una vera e propria cerimonia religiosa. Vengono utilizzati ingredienti costosi, acqua di rose, farina, sesamo, miele, chiodi di garofano e cannella pronunciando la formula: “Cristo e’ nato, la luce si accende, cresca il lievito del pane”.
Una volta formato l’impasto ne prendono la meta' e formano una ciambella e con il resto dell’impasto sagomano una croce al centro della quale pongono una noce intera. Sul resto della superficie disegnano con il coltello e la forchetta foglie, fiori, frutti, uccellini ecc. Viene poi imbandita la tavola ponendo su di essa il pane, un piatto con il miele e frutta secca. A cena il padrone di casa rompe il “pane di Cristo“ sulla sua testa e se il pezzo di sinistra e’ il piu grande, questo e’ il segno che il nuovo anno sara buono. Sara' poi tagliato il giorno di Natale. Il padrone di casa fa il segno della croce dicendo ×ñüíéá ÐïëëÜ (chronia polla’) e distribuisce una fetta ad ogni componente della famiglia.

Il piatto principale del pranzo di Natale e’ rappresentato dal maiale, anche se in molti villaggi c’e’ l’abitudine di mangiare il tacchino ripieno. In alcune regioni si preparano i “lahanosarmades” (ëá÷áíïóáñìÜäåò), foglie di cavolo cappuccio ripiene di riso con besciamella, che rappresentano le fasciature del Cristo.
Dolci tipici sono i Kourambiedes (a base di burro, mandorle e ricoperti di zucchero a velo), i melomakarona (måëïìáêÜñïíá), originari dell’Epiro (al miele e pistacchio), e le “Diples”, simili alle frappe, dolci originari di Creta che durante l’occupazione turca venivano preparati per festeggiare la nascita di un figlio maschio che rappresentava un futuro combattente.

La sera del 31 dicembre si festeggia l’arrivo dell’Anno Nuovo, in casa o in un locale, ma in ogni caso, dopo il cenone, allo scoccare della mezzanotte, si spengono le luci e si riaccendono subito dopo per mandare via l’anno vecchio e salutare quello nuovo. Dopo lo scambio dei regali (il 1° gennaio e’ giorno di San Basilio, che corrisponde al nostro Babbo Natale) viene tagliata la vassilopitta ("torta di San Basilio") una ciambella a base di latte, uova, burro e zucchero, al cui interno viene posta una moneta. Chi trova questa moneta sara' il fortunato dell’anno. La prima fetta e’ per Cristo, la seconda per la Madonna, la terza per San Basilio, le altre vengono via via distribuite a tutta la famiglia cominciando dal capofamiglia.
Caratteristico e’ il rito del Podariko’, cioe’ la scelta della persona che dovra’ entrare per prima in casa il 1° dell’anno secondo un rituale stabilito: fara’ due passi avanti (il primo con il piede destro) e due passi indietro per permettere alla fortuna di entrare e fare uscire la sfortuna. Il tutto ripetuto per tre volte. La terza volta entrera’ in casa scagliando a terra un melograno affinche’ si rompa e porti fortuna e prosperita’.

L’Epifania ricorda il giorno in cui Cristo venne battezzato sulle rive del Giordano e in questo giorno vengono benedette le acque e si crede che vengano allontanati gli spiriti maligni dalla terra. La mattina il sacerdote getta una croce nel mare per benedirla tra il suono delle sirene delle navi ancorate nel porto e lo scampanio delle campane, mentre gruppi di ragazzi si tuffano per recuperare la croce. Dopo la messa il sacerdote benedice le case con un ramoscello di basilico intinto in un bicchiere di acqua benedetta. Nelle grandi citta’ la cerimonia assume carattere ufficiale per la partecipazione di bande musicali alla presenza delle Autorita’. Si dice anche che se si esprime un desiderio per l’Epifania, questo si avverera’ perche’ quel giorno “il Cielo e’ aperto”.

Fernando Buscemi

La leggenda dei Kallikantzaroi

LE RICETTE DI NATALE di Rita Barrila'

Karidopitta (Êáñõäüðéôá)

Christopsomo (×ñéóôüøùìï)

Tacchino farcito con patate arrosto (Ãáëïðïýëá ãåìßóôç)
Kourambiedes
Ìelomakarona (ÌåëïìáêÜñïíá)

Vassilopitta (“torta di San Basilio”)
Spanakotiropittakia (ÓðáíáêïôõñïðéôÜêéá)    


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