| LE
SCENE
Massimiliano Fuksas
e le scenografie di Edipo a Colono e Medea
Sembrano guardare a un orizzonte perduto
le scenografie del XLV Ciclo di Rappresentazioni Classiche
firmate Fuksas. A un luogo-non luogo, entrambi estremamente
concreti, che coinvolge attori e spettatori in un’unica,
miracolosa, proposta in chiave aristotelica. Un esordio
nel segno del connubio tra la prestigiosa tradizione
teatrale, in termini di pittura e di struttura, tipica
delle stagioni dell’INDA, e il graffio architettonico,
poetico e materico, quello di Massimiliano e Doriana,
ideatori dell’impianto scenico destinato ai
due spettacoli previsti nel calendario di quest’anno.
«Realtà è quello che vediamo allo
specchio o quello che si riflette? Non abbiamo voluto
né pensato mai di dirimere il dilemma. C’è
sempre tempo per acquisire l’alchimia necessaria
per comprendere le origini e il nucleo delle emozioni.
Aldilà dell’immagine, vero punto di partenza».
Nasce da questa intuizione l’idea di alzare
al centro del palco un abbraccio cavo, verginale,
specchiante. Fulcro nevralgico di una scenografia
dal forte impatto visivo che al contempo si fa elemento
accessorio, supporto appena dell’azione scenica,
espediente attraverso il quale il pubblico diviene
protagonista. Metafora della vita e dei suoi significati,
"profondità superficiale", lo spunto
di Massimiliano e Doriana sta in bilico tra i giochi
del quotidiano e gli echi dell’eternità,
sullo sfondo i marmi austeri e incorruttibili delle
memorie, lampi di civiltà dimenticata.
«Un orizzonte molto semplice che parla dell’elemento
della catarsi e di quello che era il paesaggio, il
luogo, e l’azione, per la coscienza degli spettatori.
Del pubblico, cioè, non di oggi, ma di ieri».
E poiché il paesaggio e l’habitat sono
mutati nei secoli, l’intento principale di questa
scenografia è il recupero, almeno parziale,
di uno sguardo, di un colpo d’occhio che non
c’è più. In questo modo i due
grandi architetti hanno pensato di ridisegnare il
confine tra cielo e terra immaginando e costruendo
una lama concava che riflette e che invita a riflettere,
che specchia tutto ciò che le accade attorno,
natura, uomini e ruderi, capace di calare il pubblico
di oggi nei rituali di una scena di ieri. Le scene
di Medea e Edipo a Colono, in simbiosi con le pietre
del Temenite, daranno la sensazione di coinvolgere
gli attori che si muovono nello spazio sacro del Teatro
Greco e gli spettatori che assistono alla liturgia
della messa in scena in un irripetibile, clamoroso
evento. Massimiliano e Doriana Fuksas a pieno titolo
meritano di essere inseriti nella celebre lista di
artisti che hanno, dal demiurgo Cambellotti in poi,
permesso di evocare, negli occhi e nell’anima
dei loro contemporanei, i flussi emozionali della
immortale lezione greca.
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