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SPECIALE INDA

MEDEA
di Euripide

XLV Ciclo di Rappresentazioni Classiche
Teatro Greco di Siracusa, 9 maggio - 21 giugno 2009

LA TRAMA

Nella città di Corinto si consuma il dramma della barbara Medea. Sposa di Giasone e da questi abbandonata per la figlia del re Creonte, la maga medita ed organizza la sua atroce vendetta da consumare nell'ultimo giorno che il re le ha concesso di trascorrere nella sua città.
Fingendo di volersi riconciliare con Giasone e di aver compreso i motivi che lo hanno spinto a contrarre nuove nozze, Medea convince lo sposo a chiedere che i suoi figli possano rimanere a Corinto con il padre e la nuova sposa. Manda quindi alla donna in dono un peplo e un diadema consegnati dai bambini e intrisi di un veleno mortale che immediatamente arde le carni della giovane donna e subito dopo del padre che la stringeva a sé ormai esanime.
Ma la vendetta non è ancora compiuta. La donna vuole infliggere a Giasone, l'uomo che avrebbe dovuto rispettarla ed esserle riconoscente, la pena più grande che si possa immaginare: Medea uccide i suoi stessi figli.
Una volta compiuto il misfatto si alza sul carro del Sole. Lei stessa seppellirà i figli e poi si recherà ad Atene, dove Egeo le ha promesso ospitalità.
A Giasone non resta che inveire contro la barbara che ha rovinato lui, la sua casa, la sua stessa discendenza.

LA REGIA
Conversazione con Krzysztof Zanussi

Medea è uno dei personaggi più complessi, carismatici e controversi della storia del teatro. Chi è Medea per Krzystof Zanussi?
È un personaggio barbaro nel senso più profondo del termine, i suoi istinti sono posti costantemente in contraddizione, in modo incoerente, senza alcun ordine morale. L’etica, infatti, è un prodotto della cultura mentre Medea rappresenta in qualche modo l’anima selvaggia, “libera”. Nello stesso tempo, trovo importante evitare una visione monolitica di questo dramma e della sua protagonista. Euripide permette, più dei suoi predecessori, di entrare nella psicologia dei personaggi e di portarne sulla scena le ambivalenze e i lati oscuri.
Quindi la barbarie è in qualche modo interiorizzata, sino a diventare un concetto morale...
Apparentemente potrebbe sembrare un ritorno alla natura, uno strumento di liberazione degli istinti, quasi una forma di libertà. Ma Euripide ci mostra che questa è la cosa peggiore che possa accadere all’essere umano.
Questa idea della barbarie come condizione interna, come ferocia e dunque svincolata dall’appartenenza etnica, emerge anche in altri drammi euripidei. Così, nelle Troiane, quando i Greci stanno per uccidere il piccolo Astianatte, Andromaca li smaschera dicendo: «Voi Greci avete inventato crudeltà barbariche» (ndr. v. 764). Euripide mostra come potenzialmente siamo tutti barbari.
Perché dimostra che la cultura è un sistema di valori che rispettiamo e cerchiamo di trovare per dare integrità alla nostra vita. La visione barbara, viceversa, è inevitabilmente frammentaria. Trovare le tracce di questo pensiero in Medea mi interessa molto. La barbarie di Medea è come quella di Giasone che abbandona il suoi cari; non c’è differenza, se non nel grado di violenza.
È interessante, anche, vedere cosa possa accadere nel cuore umano, come possano trovare spazio impulsi che portano a compiere queste azioni efferate. In questo senso Medea è quasi una “fisiologia delle passioni”.
Nello stesso tempo può esserci qualcosa di molto attraente in questo, perché viviamo in un mondo appiattito, dove tutti i rapporti sono “facili”, senza importanza. Un personaggio che supera un istinto molto naturale come quello della maternità, che ammazza i figli solo per punire il marito, è difficile da capire, in un mondo in cui il divorzio è un fatto quotidiano, banale, in cui la superficialità, la velocità nell’esaurire i rapporti umani sembra un successo della modernità... In questo senso Medea è un dramma anacronistico, come Romeo e Giulietta. Ma il piacere del pubblico è senz’altro legato alla percezione di queste grandi passioni.
Tornando a Medea, come si conciliano in lei razionalità e passionalità, logos (in cui è maestra) e pathos?
Medea usa il ragionamento perché è astuta, manipolatrice, ma la usa al servizio dei suoi istinti, di questa “barbarie”. Si vede chiaramente in lei la mancanza di una bussola etica. E vuole assurgere a un ruolo divino, farsi giustizia da sola.
Medea è anche uno dei drammi antichi più rappresentati, non solo a Siracusa. Quale contributo intende dare alla interpretazione di questa tragedia?
Amo molto il lavoro sull’attore e con l’attore. Il mio ruolo è molto modesto perché, confrontandomi con un grande autore e avendo a disposizione interpreti straordinari, non posso che essere “strumentale” per presentare questo spettacolo al pubblico nel modo migliore. Certamente sono particolarmente interessato ai risvolti psicologici di questo dramma, anche nel modo di trattare il testo, quasi interiore, non retorico, altisonante.
Sono quasi metateatrali, dunque. E le musiche?
È stato un lavoro particolare perché ha avuto modo di evolversi e arricchirsi nel corso delle prove, grazie alla professionalità e alla disponibilità di Daniele D’Angelo. Inizialmente erano molto più elegiache, con una certa tristezza e quasi un senso di rassegnazione; successivamente hanno acquistato altri toni, meno armonie, più dissonanze, come ad esprimere un senso di protesta del Coro dinanzi agli eventi.
Come mai Medea ha avuto così tante versioni cinematografiche?
Quello di Medea è un personaggio forte, avvincente composto da elementi contraddittori molto convincenti. Rispetto ad Antigone - altro dramma "rivisitato" in tutte le epoche ma con risvolti più marcatamente sociali, ideologici - Medea ci fa toccare il grande tema della natura umana consentendoci di andare ancora più in profondità.
Capita spesso di vedere - sia a teatro che al cinema - una certa accentuazione dell’elemento magico (fuochi, grandi pentole piene di filtri, carri che si librano in volo), solo in parte presente nel testo euripideo... Come immagina lei la sua Medea?
Non andiamo in questa direzione...Altrimenti potrebbe sembrare che la decisione di Medea dipenda in qualche modo dalla magia. Medea è quasi un thriller; c’è una efferatezza dell’anima. Trovo che una visione “magica” del personaggio rischi di divenire fuorviante. È come se il male fosse nella magia, non nell’uomo.
Siamo ancora in grado di comprendere la tragedia greca o stiamo perdendo qualcosa in questo nostro costante “negoziato con la modernità”?
Stiamo vivendo un momento in cui rischiamo di cancellare questa grande eredità della cultura europea che è la tragedia greca. Il contraltare è la telenovela, il reality show, non sul piano sociale, che sarebbe banale, ma come visione del mondo. È come se non riuscissimo più a riconoscere i momenti-chiave della esistenza; tutto è come spaccato in pezzi uguali, frammentario, e questo cambia la nostra visione della vita, penetra la cultura al livello popolare e cancella (o rende incomprensibile) tutto quello che abbiamo imparato dai Greci.

IL CAST

Medea
di Euripide

Traduzione Maria Grazia Ciani
Regia Krzysztof Zanussi
Impianto scenico Massimiliano e Doriana Fuksas
Costumi Beatrice Bordone
Musiche Daniele D’Angelo
Movimenti Vasily Lukianenko
Regista assistente Tatiana Alescio
Consulenza drammaturgica Margherita Rubino
Direttrice degli allestimenti Frauke Stenz
Costumista assistente Responsabile Sartoria Teatrale Marcella Salvo
Direzione del Coro Simonetta Cartia
Progetto luci Elvio Amaniera
Progetto audio Vincenzo Quadarella
Direttore di scena Enzo Campailla
Assistente della costumista Anna Lombardi

Interpreti (in ordine di apparizione)

Nutrice Antonietta Carbonetti
Pedagogo Francesco Alderuccio
Medea Elisabetta Pozzi
Creonte Francesco Biscione
Giasone Maurizio Donadoni
Egeo Michele De Marchi
Messaggero Giacinto Palmarini
Figli di Medea Giorgia Campisi, Beatrice Trovatello
Corifee Rita Abela, Valentina Bardi, Evita Ciri

Coro di Donne di Corinto Simonetta Cartia, Chiara Catera, Carmelinda Gentile, Manuela Giangrasso, Doriana La Fauci, Valeria Lombardo, Niryis Pouscoulous, Katia Principato, Gabriella Riva
Soldati Andrea Avenia, Davide Geluardi, Fabio Ignaccolo, Cristian Mortellaro, Raffaele Strano, Giorgio Tarantello, Giuseppe Tramontana

Organizzazione generale Vanessa Mascitelli
Contabilità e amministrazione Corradina Riccioli
Direttore tecnico Umberto Guidi
Delegato di produzione Sebastiano Aglianò

Costumi Laboratorio di Sartoria Fondazione INDA Siracusa
Scenografie Laboratorio di Scenografia Fondazione INDA Siracusa

Le musiche sono state Eseguite dall’orchestra del conservatorio Privitera, diretta dal Maestro S. Sampieri