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Tutti sanno che le Amazzoni erano donne che cavalcavano ed
all’occorrenza sapevano combattere come uomini.
Non necessariamente per grande diffusione della cultura
classica, quanto perché così erano chiamate
le cavallerizze dal tardo rinascimento fino a tutto
l’ottocento, con una fioritura di termini associati:
completo d’amazzone è quello appunto
per cavalcare, generalmente in pelle e più
sportivo, certo, d’un abito da ballo, sella
d’amazzone è quella che permette di tenere
le gambe dalla stessa parte, generalmente a sinistra,
permettendo l’uso della gonna, ma non solo,
perché quando il cavallo era l'unico mezzo
di trasporto, era più comune di quanto si creda
che una donna incinta o comunque indisposta dovesse
percorrere strada a cavallo e questa posizione manteneva
l’utero a riposo.
Per questo la saggezza popolare indica questo modo
di procedere come “della Vergine Maria”,
che sulla strada verso Betlemme o in fuga verso l’Egitto
è rappresentata di solito su un asino, a gambe
rigorosamente unite.
La storiografia moderna, ma soprattutto la vasta produzione
di fantasy, film in costume e romanzi storici, ha
approfondito il concetto, mostrandoci le Amazzoni,
che tra l’altro cavalcano come uomini e spesso
anche a pelo, come fiere guerriere che usano a proprio
piacere dei loro partner e poi li lasciano o addirittura
li uccidono, allevando solo le figlie femmine.
È con una certa meraviglia dunque che apprendiamo
come la lotta alle Amazzoni fosse uno dei temi centrali
delle metope del Partenone.
Abituati come siamo a considerare la cultura antica
come un fronte unico, spezzato dall’avanzare
della moralità cristiana, ci aspetteremmo solidarietà
fra la Dea guerriera e le donne!
In realtà anche il sereno mondo olimpico mostra
gli stessi dei in lotta fra loro e se Atena rappresenta
di solito la saggezza e la pace, difficilmente si
pronuncia a favore della donna. A Sparta le mogli,
in quanto potenziali madri, godono d’una relativa
indipendenza sessuale, ma tutta la civiltà
d’Atene poggia su una rigida distinzione di
classi e sessi ed un atteggiamento indipendente, di
qualsiasi natura, è visto solo come fonte di
disordine.
Guardiamo dunque un po’ più da vicino
queste Amazzoni.
Erano tutte figlie di Ares, Dio della guerra, e della
ninfa Armonia. Non quella nata appunto dagli amori
con Afrodite, sarebbe un incesto, ma da un’anonima
ninfa, che portava questo nome. Che sia figlia o amante
d’Ares, Armonia non ha comunque gran voce in
capitolo, mostrando bene che per i Greci rappresentava
un desiderio lontano, non una realtà perseguibile
davvero.
Ma c’è di più: l’armonia
stessa è strettamente legata alla guerra, perché
finché non si pone riparo alle ingiustizie
è impossibile mantenere una pace duratura.
Ed il regno delle Amazzoni, così come gli studi
archeologici attuali ce l’hanno restituito,
era molto lontano dal nostro concetto di giustizia.
Nonché da quello ateniese, che ne è
la base.
Abitavano il Caucaso, la Tracia, la Scizia meridionale,
erano governate da una regina che non riconosceva
nessun ruolo al proprio compagno, che d’altronde
cambiava spesso.
Le leggende più cupe dicono addirittura che
accecavano ed azzoppavano i loro stessi figli maschi,
per conservarli in schiavitù e quindi poi per
generarne di nuovi ricorrevano più volentieri
a stranieri di passaggio.
Qualcuno fa derivare il loro stesso nome dall’alfa
privativo che precede la parola mammella, raccontando
che amputavano la mammella sinistra per maneggiare
meglio l’arco e la spada.
Questa testimonianza non è mai stata suffragata
dall’iconografia, che le rappresenta sempre
col seno intatto ed attualmente è creduta frutto
d’un errore di trascrizione, se non una calunnia
volutamente diffusa per diffamare un popolo temuto.
Rubare la cintura d’Ippolita, regina delle Amazzoni,
è una delle proverbiali fatiche di Eracle ed
è molto significativo il fatto che in un primo
tempo l’eroe riesca a farsi consegnare la cintura
senza colpo ferire e solo la gelosia di Era provochi
una vera e propria rivoluzione, in cui la bella regina
fu uccisa.
Ma non basta.
Della spedizione faceva parte Teseo, che pensa bene
di rapire Antiope. Che tra i due fosse nata una storia
o che si trattasse di uno stupro è una questione
molto controversa. Di fatto l’amazzone viene
condotta ad Atene, scatenando la battaglia all’interno
stesso della città. Le Amazzoni si accampano
sulla collina che più tardi sarà chiamata
Areopago, letteralmente “collina di Ares”,
ma Teseo conduce i propri concittadini alla vittoria
e le ribelli vengono sbaragliate.
Un’altra leggenda vuole che le Amazzoni avessero
inviato rinforzi ai Troiani assediati, dopo la morte
di Ettore, e che la loro regina stessa, Pentesilea,
fosse uccisa da Achille, ma con il suo ultimo sguardo
riuscisse ad accenderlo di passione per lei.
L’episodio, uscendo dal rassicurante tracciato
della narrazione omerica, non offre una tradizione
filologica facilmente leggibile.
Come tutti i “filo troiani” le Amazzoni
godettero grande favore presso gli Etruschi ed in
gran parte della Magna Grecia, dove ritroviamo gran
parte delle loro rappresentazioni iconografiche. Una
tradizione antica le vuole anche fondatrici della
città di Efeso, in onore della loro dea: Artemide.
Ma questo ci allontana parecchio dal Partenone!
Mary Falco
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