| No,
non è solo una questione di ciò che
è mio e ciò che è tuo, di cosa
sia meglio o peggio per un singolo paese. No, non
c’è in questa storia chi ha torto o chi
ha ragione per un proprio tornaconto personale. C’è
un patrimonio immenso che appartiene alla civiltà
del mondo, a quella alcova filosofica, antropologica
che ha dato i natali alla civiltà, a quel meraviglioso
universo di pensatori da cui parte dell’Italia,
la Magna Grecia, ha tratto origini e a cui tutto il
mondo si è ispirato. Parliamo non di un semplice
punto fisso nella storia, ma del suo inizio. «Restituire
i marmi del Partenone innescherebbe un pericoloso
precedente», oppure «i grandi musei verrebbero
progressivamente svuotati», e ancora «ve
li prestiamo solo se riconoscerete che alla fine sono
nostri».
Beh, questa è proprio bella. Sono alcune delle
affascinanti ma al contempo grottesche tesi avanzate
dal British Museum che, in occasione dell’inaugurazione
del nuovo futuristico museo dell’Acropoli di
Atene, si oppone alla resa dei marmi di Elgin, imponenti
pezzi di fregio, timpano e metope che circa duecento
anni fa furono brutalmente asportati dal Partenone
e “indirizzati” oltremanica, per impreziosire
l’abitazione scozzese di Lord Elgin. A oggi
sono ancora custoditi dal museo londinese, che si
ostina in un atteggiamento di chiusura totale. Ha
senso pensare a un tesoro architettonico e storico
frammentato?
Ha senso immaginare quel tesoro e quella storia, l’alfa
della civiltà mediterranea, in uno stato di
incertezza permanente, civiltà della quale
taluni interpreti sembrano non tener conto la portata
e la grandiosità? Quella che è stata
definita la culla della civiltà, quell’Ellade
innovatrice nella filosofia, nella medicina, nella
scienza, nella guerra, quel mondo che insomma ha rappresentato
il “pan”, non è accettabile che
subisca una mancanza di rispetto tanto evidente. Da
un popolo e da istituzioni, che tra l’altro
non devono certamente imparare nulla in quanto a correttezza
e a fair play. Correttezza e fair play che invece
ha mostrato in abbondanza il presidente della Repubblica
italiana Giorgio Napolitano: in occasione di una sua
visita proprio al Museo dell’Acropoli, ha restituito
il piede di Artemide, un frammento di un fregio, che
fino a quel momento era stato conservato a Palermo
nel Museo Salinas. Identico gesto è stato avanzato
dai Musei Vaticani e dal Museo di Heidelberg. Ma il
British no, da quell’orecchio proprio non ci
sente.
Chi prosegue in questa stucchevole e egoistica querelle
mostra scarsa considerazione per la storia e per il
suo significato. Oggi quei marmi dovrebbero troneggiare
di diritto nel nuovo museo di Atene, come recitano
i cartelli di protesta affissi ai piedi dell’Acropoli,
"Niente più scuse", rivolti al primo
ministro inglese. E non perché sia necessario
schierarsi a favore del governo greco o britannico,
no, non va tutto risolto in una gretta contrapposizione
tra due fazioni distinte e in competizione. La vicenda
dei marmi non avrà uno stato vincitore e uno
stato vinto. Semplicemente, se non verrà fatta
la cosa giusta saremo tutti perdenti.
Da Fare Futuro Magazine del 24 giugno 2009 (www.ffwebmagazine.it)
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