La
Grecia un anno dopo le Olimpiadi: un bilancio
consuntivo
di Rudy
Caparrini

Sono già trascorsi dodici mesi
dalla indimenticabile cerimonia di apertura
delle Olimpiadi di Atene 2004, avvenuta
il 13 agosto dello scorso anno. Tutti
ricordano bene la suggestiva coreografia
di Dimitri Papaioannu, una perfetta combinazione
di antico e moderno, esemplare ricostruzione
della storia della Grecia che culminò
con l’accessione di una modernissima
torcia da parte dell’ultimo tedoforo,
il velista Nikolaos Kaklamanakis. L’apertura
fu il preludio a un’edizione di
alto livello dei Giochi, che tornavano
nella loro patria dopo ben 108 anni.
A distanza di un anno, è lecito
chiedersi cosa rimane di quella esperienza.
Come sempre, non soltanto in Grecia, in
conseguenza di un grande evento si vengono
a creare schieramenti opposti, sia in
patria sia fra gli osservatori stranieri.
Si fronteggiano il partito dei disfattisti,
pronti a porre in luce solo gli aspetti
negativi, con quello degli entusiasti,
capaci di conferire un’enfasi forse
eccessiva al fine di esaltare un evento
come pietra miliare nella storia del paese.
Il fronte dei greco-scettici, già
assai nutrito fin da prima dell’inizio
dei Giochi, ha trovato un argomento a
suo favore nei giorni scorsi, quando si
è parlato di nuovo dei costi della
manifestazione. Secondo quanto dichiarato
a Alpha Radio da Fanni Palli-Petralia,
la vice ministro della cultura incaricata
dal premier Karamanlis di seguire la preparazione
dei Giochi, gli oneri complessivi per
“tutte le attività olimpiche”
hanno raggiunto l’astronomica cifra
di 13 miliardi di euro. Un livello cui
nessuno pensava di giungere. Si sapeva
che gli oneri kermesse olimpica erano
lievitati del 90% rispetto alle previsioni
iniziali, che prevedevano un budget per
circa 4,6 miliardi di euro, con effetti
ragguardevoli sulle finanze pubbliche
greche. La spesa olimpica, infatti, aveva
fatto schizzare il rapporto tra deficit
e prodotto interno lordo (Pil) al record
negativo del 6,1%, oltre il doppio del
tetto del 3% imposto ai paesi europei
dal trattato di Maastricht.
La comunicazione sulle nuove stime dei
costi ha fornito a molti il pretesto per
avanzare critiche di varia natura. Reporter
di varia nazionalità si sono scatenati,
andando in giro per Atene a cercare tutto
ciò che non funziona. Ne sono scaturiti
alcuni reportage conditi di osservazioni
pesanti, così dure da rasentare
il limite dell’offesa. Per tutti
si può ricordare una nota della
britannica Reuters, che scrive in data
11 agosto: “Atene: città
dei sogni infranti a un anno dalle Olimpiadi”.
In particolare, colpiscono le osservazioni
a proposito degli impianti olimpici, ritratti
come luoghi sommersi dall’immondizia
e definiti “rifugio per gli zingari”.
Pare che le strutture che hanno ospitato
le gare olimpiche siano chiuse e inutilizzate.
Ne sarebbe vietato l’accesso alle
federazioni sportive (fra cui atletica,
nuoto, judo), con conseguente fallimento
dell’obiettivo di innalzare il livello
qualitativo dello sport ellenico.
Un quadro poco rassicurante e chissà
quanto veritiero. Si sarebbe propensi
a credere che si stia parlando di un paese
ai confini della civiltà piuttosto
che della Grecia, che è invece
uno stato dell’Unione europea e
addirittura membro del Consiglio di sicurezza
dell’Onu. Davvero Atene si trova
in una così situazione drammatica?
Si deve forse pensare che le Olimpiadi
siano fonte di rovina piuttosto che opportunità
per lo sviluppo?
Riteniamo che certe osservazioni possano
essere oggetto di obiezioni. Sarebbe senza
dubbio errato credere che tutto vada bene
e che le Olimpiadi hanno risolto ogni
problema della repubblica ellenica. Come
sempre è avvenuto per i grandi
eventi, in ogni parte del mondo, il paese
che li ospita deve accettare sia i costi
sia i benefici che questo comporta.
A parte che il fatto che non è
poi così difficile trovare qualcosa
che non va in una grande metropoli come
Atene, si può affermare che certi
guai potrebbero essere dovuti a ragioni
diverse, non necessariamente legate allo
svolgimento dei Giochi. Grazie alle Olimpiadi,
Atene e la Grecia dispongono oggi di infrastrutture
moderne ed efficienti. I Giochi del 2004
hanno permesso di realizzare opere cruciali
per lo sviluppo. Pensiamo al ponte Rio-Antiro,
che unisce le due sponde del golfo di
Corinto collegando il Peloponneso con
la regione della Sterea Ellada. Oppure
le due autostrade Pa-The (Patrasso-Atene-Salonicco)
e Egnatia, che attraversa tutta la Grecia
settentrionale da Igoumenitsa ad Evros.
Queste sono solo le opere più importanti
di una serie di progetti che hanno cambiato
il volto del paese.
Atene 2004, inoltre, è stato un
mezzo efficace per promuovere l’immagine
del paese nel mondo. Poco dopo il termine
della kermesse lo stato ellenico ebbe
un riconoscimento di prestigio a livello
internazionale, venendo eletto come membro
del Consiglio di sicurezza Onu con un
consenso pressoché unanime (187
voti a favore su un totale di 191). Tale
successo fu senza dubbio dovuto alle capacità
espresse durante quei giorni di agosto,
che convinsero i diplomatici di tutto
il mondo delle qualità di un popolo
in crescita.
Il successo di immagine sta producendo
adesso anche risultati sotto il profilo
economico. Quest’anno il turismo
in Grecia aumenterà almeno del
10% e nei prossimi anni potrebbe andare
ancora meglio. Non possiamo non pensare
che ciò sia dovuto anche, forse
soprattutto, alla prova di efficienza
che il paese ha fornito con le Olimpiadi
del 2004.
Anche sulle strutture sportive e il loro
utilizzo si potrebbe discutere. Il degrado
degli impianti non deve essere sembrato
così grave agli occhi della federazione
internazionale di atletica, che ha assegnato
alla Grecia sia la Coppa Europa sia la
Coppa del Mondo del 2006. Il paese ellenico,
inoltre, è in corsa per avere gli
Europei di calcio del 2012. Quanto alla
qualità dello sport in Grecia,
pensiamo che la prima medaglia d’oro
di un greco nel nuoto (Grigoriadis nei
50 dorso ai recenti campionati mondiali
in Canada) sia un segnale davvero promettente.
Forse i greci non hanno organizzato così
male le loro Olimpiadi. Se Atene 2004
fosse stata un flop, non si capisce come
mai gli ellenici siano stati richiesti
come consulenti dai responsabili organizzativi
di Pechino, che ospiterà i Giochi
nel 2008. La Cina, modello di efficienza
produttiva ammirato in tutto il mondo,
non avrebbe mai domandato assistenza a
un paese che ha causato solo danni in
occasione delle sue Olimpiadi.
I conti definitivi di un’Olimpiade
si fanno parecchio tempo dopo. Solo dopo
molti anni, talvolta decenni, si può
sostenere che quell’evento sia stato
o meno conveniente. Già adesso,
tuttavia, la Grecia pare avere tratto
dei benefici sostanziali, cogliendo l’occasione
per costruire strutture moderne ed efficienti.
Rudy
Caparrini
12 Agosto 2005