INDA
GIOVANI 2006
Secondo giorno di Festival a Palazzolo
con gli studenti del "Fermi"
di Siracusa e il loro “Prometeo
Incatenato” per la regia di Filippo
Ternullo. Simbolismi e metafore per un
lavoro dove a recitare è anche
l’artifizio scenografico affidato
al giovane Andrea Formica (un curriculum
portentoso che lo porterà lontano)
oltre al “verbo” originale
euripideo pregno di sacralità,
mistico. Dopo un anno di laboratorio intenso
ne è venuto fuori un lavoro altamente
esoterico, e non poteva essere altrimenti,
considerata l’essenza della opera,
una delle più vecchie della trilogia
ma tragicamente attuale.
Un dio che sfida un altro dio per amore
della umana stirpe alla quale verrà
donato il fuoco della conoscenza. Prometeo
si sacrifica, si immola per l’umanità
quasi in maniera cristica. Sin qui il
mito. Il coro del Fermi porta la firma
di Filippo Ternullo, docente di Lettere
da lustri avvezzo al teatro dei giusti
e con diverse esperienze negli anni ‘70
al fianco di due figure preziose per sempre
incastonate nelle bellissime pagine della
storia del teatro siracusano: Gioacchino
Lentini e Michelangelo Castello. Ed è
a quest’ultimo che Ternullo dedica
il suo ultimo lavoro da regista.
<Non è stato semplice operare
la riduzione al testo – ammette
Ternullo – ho iniziato un anno fa
e devo ammettere che si è trattato
di una gestazione assai travagliata. Oggi
il sipario è calato. E’ andata.
Sono assai critico in termini di resa,
ma non posso che essere contento dell’impegno
messo dai miei ragazzi, da tutti indistintamente.
Il gruppo è misto, ci sono diversi
talenti che sicuramente andranno avanti
nel teatro. Uno su tutti, Gianluca Guastella,
ieri nel Filottete oggi Prometeo. Che
dire di lui? Un genio, un talento naturale
e non esagero. Ma la soddisfazione più
grande arriva da certi elementi che non
sapevano nemmeno di esistere e che hanno
acquisito coscienza propria grazie al
teatro e a questo laboratorio. Un laboratorio,
quello del Fermi, che cura molto l’aspetto
didattico e relazionale, che studia il
comportamento e lotta contro la dispersione
scolastica. Un laboratorio grazie al quale
i giovani hanno imparato a vivere completamente
la scuola, come se fosse casa propria.
Da qui la forza di andare avanti e di
dar vita all’Associazione degli
Ex Allievi del Fermi, da un anno circa,
con lo scopo di coinvolgere anche le giovani
leve. Giusto merito al dirigente didattico
Enzo Dell’Arte, al vicario Angelo
Russo. E un doveroso ringraziamento va
all’Inda e alla commissione selezionatrice
dei lavori che partecipano a questo Festival
di cui orgogliosamente faccio parte e
che sceglierà alla fine i cinque
spettacoli in concorso>.
Già, perché la novità
di questa dodicesima edizione del Festival
dei Giovani è proprio il concorso.
I cinque finalisti andranno a esibirsi
all’interno di una grande kermesse
dedicata a tutti i popoli che si affacciano
sul Mediterraneo, grande sfida lanciata
dall’Istituto del Dramma Antico
e dal Comune di Palazzolo Acreide.
Filippo Ternullo parla ancora del suo
Prometeo Incatenato, all’ombra del
secolare ulivo, una oasi per chi sosta
nel back stage. Attorno a questa figura
ieratica, che dice di essere affetta da
una strana “sindrome del reduce”,
gli adepti accoccolati sul prato ascoltano
con attenzione e sgranano gli occhi come
ipnotizzati dalle parole, dai gesti del
maestro. Molti di loro hanno deciso di
seguire le sue orme. Gianluca Guastella
lo fa già da un anno. L’atmosfera
si carica di mistero tra le sacre pietre
del tempio di Akrai. <Questa antica
cavea rimanda una magia incredibile –
conferma Filippo Ternullo – il genius
loci ha conferito la giusta sacralità
al nostro Prometeo così come hanno
voluto i greci>.
Il lavoro di Ternullo rispetta in toto
le regole del teatro dei lari. Persino
i punti cardinali partecipano alla tessitura
“numerica” della rappresentazione.
Tutto segue un ordine preciso e che non
prescinde dalle arcaiche formule matematiche.
Il “panta rei” sulla scena
è regolato, mai smodato. Il ritmo
incalzante dei dialoghi tra il coro e
i corifei viene scandito dal tamburo percosso
dallo stesso regista che assiste dall’ultimo
anello della cavea mettendoci spesso anche
la voce oltre al pathos. Cala il sipario
ed è subito applauso. Un altro
miracolo si è compiuto. Ma la sindrome
del reduce no, quella resta.
Rosa
Tomarchio
Palazzolo Acreide,
16 Maggio 2006
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GIOVANI 2006
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