INDA
GIOVANI 2006
E’ festa sia. L’inno a Dioniso
declamato dai greci di Kiato ad apertura
del Festival ieri si è concluso
in un “baccanale” gioiso e
esaltante. Calato il sipario su una gigiona
trasposizione delle Donne al Parlamento,
sirtaki e tarantelle hanno suggellato
ancor più il patto d’amicizia
tra i palazzolesi ed i “cugini”
greci. Nel turbinio delle danze, al centro
della scena, dopo una meritatissima standing
ovation, è stato trascinato anche
il sovrintendente dell’Istituto
del Dramma Antico, Fernando Balestra insieme
al sindaco di Kiato e consorte ospiti
graditi martedì del parterre dell’autorità
al Teatro Greco di Siracusa in occasione
di Ecuba.
E non poteva finire altrimenti il terzo
anno di permanenza a Palazzolo degli attori
della Simonia Skini di Kiato che hanno
reso ancor più esilarante, godibile
una delle più spassose commedia
che il teatro antico ci abbia donato.
Il regista Jorgos Karuountsis ha volutamente
sottolineare l’aspetto ironico e
farsesco della vicenda: donne che si ribellano
allo strapotere degli uomini e che assurgono
agli alti scranni spogliandosi della propria
femminilità. Pertanto, donne travestite
da uomini, con tanto di baffi, cravatta,
pantaloni e scarponi da lavoro. L’uomo
ridotto in…sottana e tacchi a spillo,
preda ghiotta per vecchiette ancora affamate.
E tra un sirtaki e un Teodorakis, le donne
escono dall’Assemblea per ritornare…donne:
cancellano i segni del travestimento con
una velina struccante. Andreas unico uomo
vero tra donne “uomanizzate”.
Una vera beffa? <No – spiega
il regista – una escamotage per
far fronte all’assenza improvvisa
di un’attrice…>.
Adesso in scena si parla greco moderno
(la traduzione è di Fotos Giofilis)
e il mordente ironico fa sempre più
presa anche tra coloro che sono a completo
digiuno in quanto a esterofilia. Anche
quest’anno i “cugini”
hanno fatto centro confermandosi “spalla”
preziosa di questo Festival che guarda
sempre più all’Europa.
In quanto ad attualità Ecclesiazuse
è una miniera. La commedia portava
con se i geni dei moderni sin dalla sua
prima rappresentazione. In un momento
particolarmente debole per la democrazia
dove le “quote rosa” erano
davvero un eufemismo. E Aristofane non
si piega al volere degli uomini e degli
dei quando dice seccamente che “anche
le donne hanno un cervello” e che
quindi hanno diritto di partecipare alla
res pubblica. Di aiutare gli uomini-padroni
del potere. E lo dice con la giusta satira
aiutato anche dall’allegra partitura,
tipica da libretto da commedia buffa,
del maestro Vassilis Dimitriou e dai costumi
grotteschi di Angelo Papadimitriou.
<Ringrazio l’Inda e il Festival
di Palazzolo – dice il regista –
per averci dato ancora una volta la possibilità
di confrontarci e dialogare con i nostri
amici siciliani e italiani. Recitare in
questo meraviglioso teatro è pura
magia. Noi greci sappiamo apprezzare questo
immenso patrimonio. L’orgoglio più
grande di essere greci è quello
di aver riscontrato che molte compagnie
teatrali recitano utilizzando la nostra
lingua. Una sensazione che ci rende ancora
più consapevoli di essere sempre
più vicini alla grande unione dei
popoli delle varie nazioni. Sono splendide
lezioni di vita, di civiltà>.
E Kiato risponde subito all’invito
di Palazzolo. <Ad agosto – chiude
il regista – avremo il piacere di
avere ospite del nostro Festival il teatro
siracusano>.
Rosa
Tomarchio
Palazzolo Acreide,
15 Maggio 2006
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