INDA 2006
XLII Ciclo di Rappresentazioni Classiche al teatro greco
Siracusa, 11maggio / 25 giugno 2006

ECUBA – TROIANE
LA PAROLA AI VINTI


di Cettina Messina


"Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre"
(Sallustio, "Degli dei e del mondo")

La storia delle guerre solitamente la scrivono i vincitori. Noi uomini del 2000 ci siamo quasi abituati alla incessante realtà della guerra nel mondo, siamo giunti persino ad assistere a questo fenomeno mediaticamente, comodamente seduti davanti alla televisione. Ecuba e Troiane però hanno la particolarità di dar voce ai vinti, non ai vincitori. E’ un punto di vista interessante, ed in ciò va elogiato chi ha scelto tali drammi per la stagione teatrale di quest’anno.

Troiane è una delle prime opere contro la guerra scritte nella storia dell’umanità. I riferimenti individuabili al presente possono essere molti ma il teatro, si sa, procede per via metaforica. In questa tragedia è evidente la volontà registica di rendere l’essenza più pura del teatro classico, il protagonismo della parola: i fatti sono raccontati, evocati piuttosto che visti in maniera diretta. La recitazione dell’esperiente e sempre eccelsa Lucilla Morlacchi, imperniata sui toni forti e sulla mimica soprattutto facciale, eloquente per il pubblico, ci ha riportato alla teatralità del V sec. a.C.: "Nessuno, nato sotto una buona stella, può dirsi felice prima di morire". Così pure il coro, nella sua funzionalità, è apparso come trasposizione attuale di concetti, immagini, sensazioni presi da un tempo e da un sentire universali.

Lucilla Morlacchi (Ecuba)Tra tutti gli attori, oltre alla protagonista, ci è sembrato che abbiano brillato maggiormente la bella Atena, impersonata da una brava Rossana Giordano, in una particolare interpretazione accompagnata da una non comune resa dei toni fonici; Elena, resa dall’avvenente Giovanna di Rauso, dalla sensuale prorompenza recitativa; il messaggero Taltibio, un Luca Lazzareschi convincente per la sua contenuta ed allo stesso tempo suggestiva compartecipazione alle disgrazie della famiglia regale troiana: “Certo chi sembra autorevole e saggio non vale più di chi non vale nulla” dice in riferimento ai greci vincitori ed al loro crudele atteggiamento. Tuttavia il dramma in sé non ha suscitato nel complesso, a nostro avviso, particolare coinvolgimento emotivo. Va citata inoltre fra tutti l’invasata Cassandra, la giovane attrice Cristina Spina che ha dato una prova di un’interpretazione lodevole, che le ha fatto guadagnare anche un premio nella manifestazione "Eschilo d’oro" tenutasi al teatro greco di Siracusa alcuni giorni fa.

Istintivo e necessario sorge il confronto con l'Ecuba di Massimo Castri, dallo stile almeno all’apparenza meno classico ma non per questo meno coinvolgente, anzi.
Le troiane componenti il coro, compagne di sventura di Ecuba, hanno annullato anche qui la distanza cronologica dei secoli, divenendo coro dell’umanità vissuta e vivente, che soffre i dolori della guerra. Ma costantemente sorprendente è la figura che da esse emerge e si fissa dominante sulla scena per tutta la durata della rappresentazione, quest’anno una straordinaria Elisabetta Pozzi. Continuamente a contatto con dei morti, i suoi figli, li trascina vicino a sé, li accarezza, dà loro una collocazione nello spazio dei vivi. Ella è già in parte con loro, con i non-viventi: lo si capisce dalla sguardo, a tratti sperduto alla ricerca di un orizzonte che più non intravede,– “Fui privata di 50 figli”-, a tratti fulmineo nella dignità lucida degna di una regina, pur violentata nei suoi diritti di madre, di donna – “Se posso punire i malvagi, la schiavitù accetto in eterno”. Ella cammina, parla muovendosi sul sottile filo rosso che lega razionalità e follia. L’interpretazione introspettiva che Castri offre di questo famoso personaggio mitologico trova noi spettatori moderni abbastanza pronti a capirla, proprio perché pensa e agisce come un personaggio novecentesco: Ecuba sembra aver scavato, per necessità, nella sua stessa psiche, aver scovato i suoi dolori più tremendi- "(sono) la sventura in persona" - e, costretta, li fa emergere con un’agghiacciante serafica calma; ma ciò non vuol dire che ne sia meno consapevole. In realtà la donna è già oltre: dopo aver compreso la sua disperata posizione, può solo affrontare la realtà, trovando la forza di vendicarsi ancora e di punire i traditori, come fa con l’ingrato Polimestore, un ottimo e convincente Sergio Romano, e poi tornando a far mostra argutamente della sua presenza assente. Il dolore è assurdo, è questa la verità per Euripide. Il cinismo di Ulisse, Agamennone, a tratti anche di Taltibio, ben resi dagli attori Sergio Leone, Paolo Calabresi e Miro Bandoni, fanno emergere ancor più la maturità interiore della regina troiana divenuta schiava. Stridente invece ci è apparsa la figura di Polissena, vergine coraggiosa interpretata troppo aggressivamente da Ilaria Genatiempo.

Ancora una volta la tragedia ci ha svelato dal di dentro le motivazioni dei fatti e delle azioni dei suoi eroi, lasciando respirare apertamente il conflitto, il ritmo, liberando la parola, dando un’idea chiara se pur non concreta, cioè riferita esplicitamente al nostro tempo. Certo, indubbiamente il sapere scientifico accumulato nei secoli ci ha allontanato dal mito. Eppure, proprio perché il mito crea immagini che contengono un senso profondo, che cambia con il cambiare della storia e perché il linguaggio mitico è, per sua natura, polisemico, non solo i miti antichi sono ancora vivi, ma si continua a creare e ri-creare miti, che rispondano alla nostra sete di valori simbolici. Il sapere scientifico-tecnologico non potrà mai soffocare né l’interesse per i miti del passato, né la capacità di elaborazione mitico-simbolica, volta a soddisfare il bisogno di un immaginario collettivo, capace di comunicare il senso più profondo del nostro vivere. Ciò è evidente anche dalla realizzazione dei drammi rappresentati quest’anno.

Attraverso la sofferenza fisica ecco… l’impatto ineludibile col destino che costringe ad una condizione di dolore: è la sorte dei vinti, di tutti coloro che nella storia umana sono gli sconfitti ed il cui urlo prepotentemente continua a risuonare nelle nostre orecchie grazie alla magia del teatro, portatore dei valori umani più sacri, più veri.

Cettina Messina
27 Giugno 2006

Vedi anche:
Inda Giovani
Lettera aperta ai registi di Ecuba e Troiane per la stagione Inda 2006
Una stagione tutta euripidea
La musica nella tragedia greca
Stagione 2005: Antigone - Sette a Tebe
Stagione 2004 - Edipo e Medea: il tormento di due anime

 

Ecuba di Euripide
Traduzione di Umberto Albini e Vico Faggi
Regia: Massimo Castri
Scene e costumi: Maurizio Balò
Musiche: Arturo Annecchino
Regista assistente: Marco Plini
Assistente alla regia: Tea Della Valle

Interpreti
Ecuba: Elisabetta Pozzi
Polimestore: Sergio Romano
Agamennone: Paolo Calabresi
Polissena: Ilaria Genatiempo
Ulisse: Sergio Leone
Taltibio: Miro Landoni
Troiane di Euripide
Traduzione di Laura Pepe
Regia: Mario Gas
Assistente alla regia: Mónica López
Scene e costumi: Antonio Belart
Musiche: Orestes Gas
Progetto luci: Carlos Lucena
Progetto audio: Roc Mateu

Interpreti
Ecuba: Lucilla Morlacchi
Taltibio: Luca Lazzareschi
Cassandra: Cristina Spina
Andromaca: Angela Dematté
Elena: Giovanna Di Rauso
Poseidone: Maurizio Gueli
Atena: Rossana Giordano
Menelao: Francesco Biscione
Corifee:
Deborah Lentini, Serena Matace Raso