IL MAGICO TEATRO DELLE OMBRE


di Giovanni Lombardo

A Nauplia c'era una bottega dove fino al 1999 un uomo vivace e sanguigno scolpiva il cartone per trarne delle figure colorate, facendosi leggere libri da ragazze graziose ed intelligenti, oppure ascoltando brani di musica da tutto il mondo per appagare la sua curiosità insaziabile. I turisti nordici talvolta si affacciavano alla porta della sua bottega di mastro artigiano, alla ricerca di un ricordo chiassoso e poco caro da portare a casa; senza nemmeno un briciolo di curiosità su cosa fossero quelle figure di cartone colorato, una volta saputo il prezzo non proprio conveniente, se ne andavano via. Eppure quella bottega era una porta di accesso ad un universo multiforme e pieno di collegamenti col resto del mondo... Dunque che cosa erano quelle figure di cartone colorato? ...se avrete pazienza, leggendo qui lo scoprirete...

LE ORIGINI
Le figure colorate di cartone vengono da molto lontano... per trovare la loro origine bisogna andare in Asia... I popoli nomadi delle steppe asiatiche hanno un concetto dello spazio e del tempo ben diverso da quello delle società sedentarie. Nella loro visione del mondo, il reale e l'immaginario non sono così distinti tra loro tramite categorie misurabili, così l'immaginario stesso, ovvero il sogno, il presentimento, il timore, viene percepito come reale. La misurabilità è un concetto ambiguo come le dimensioni enormi ed incerte della steppa... La tenda del nomade rischiarata dal fuoco che brucia al centro della stessa proietta fuori dalla tenda le ombre dei suoi occupanti. Lo stesso avviene sulla superfice delle finestre di carta dei palazzi cinesi. L'ombra è visibile ma non è materiale; quindi si contrappone alla figura che la origina per la sua immaterialità. E non solo: la tenda del nomade si appoggia sulla terra, che è il luogo dove dimorano gli antenati sepolti. La superfice della tenda è dunque una frontiera, ma anche una porta, tra reale ed immaginato come reale. L'ombra, immagine della persona lanciata al di fuori della stessa, rappresenta in un certo senso l'anima della stessa... E questo significato ha portato col tempo alla creazione in varie culture di un teatro delle ombre con una valenza religiosa dell'ombra stessa. I Turchi erano nomadi delle steppe dell'Asia centrale. Attorno al 400 d.C. cominciarono a migrare verso i tre grandi Imperi classici: quello Romano, quello Indiano e quello Cinese, tentando di distruggerli ma non riuscendoci completamente. Riuscirono sì ad installarsi in Egitto, in India ed in Cina come classe dominante, portando ad uno scambio culturale e alle inevitabili contaminazioni tra le varie aree su scala piuttosto vasta. Come risultato circa il teatro delle ombre, troviamo che esso è diffuso in vari paesi del Mediterraneo. Tra i più antichi manoscritti, abbiamo esempi della biblioteca dell'Estoril, del Cairo e di Costantinopoli. Ricordiamo i pezzi di teatro del XIII secolo scritti da Ibn Danighial. Essi narrano della vita dissoluta dei protagonisti, che poi si redimono tramite la religione. La comicità delle opere serviva ad attrarre il popolo per un fine propedeutico... Questo teatro delle ombre poi assumerà caratteristiche sboccate e volgari, come il grande fallo del protagonista turco Karagioz, e quello del protagonista algerino Karangus. La sessualità prorompente ed irreprimibile rappresenta una rottura delle convenzioni accettate e scatena proprio per questa sua vis rivoluzionaria una fortissima comicità... La vis rivoluzionaria serve ad esprimere sia la rivolta contro il potere dominante coloniale francese, in Algeria, che quella contro l'oppressione dell'ordine di classe nell'Impero Ottomano.

IL KARAGIOZ TURCO
Il teatro delle ombre turco cerca di tipicizzare tutti gli individui riconducendoli a caratteri universali... la scena dove si svolgono tutte le sue vicende è urbana, quella della Città per eccellenza: Costantinopoli, ora divenuta Istanbul... Per capire dunque questi "tipi" bisognerà capire come era fatta la società ottomana, un po' come per esempio il personaggio del Veneto "mona" che dice "comandi" non si può capire e non può far ridere se non si conosce la composizione sociale dell'Italia... L'Impero Ottomano era organizzato su basi teocratiche, ed era sorprendentemente tollerante verso le altre religioni monoteiste. (La tolleranza in assoluto porta comunque il segno di una percepita superiorità verso coloro che vengono tollerati). Ogni comunità religiosa si costituiva come ente amministrativo autonomo organizzato su basi etniche, perchè il solo dato etnico non aveva, agli occhi dei Turchi, nessun valore. Per questo le chiese ortodosse si sono organizzate poi su base "nazionale": per poter servire come punto di riferimento ai vari popoli sottomessi dai Turchi. Ogni popolo cercava di farsi riconoscere dalla Sublime Porta* l'autonomia dalla Chiesa Greca; e quest'ultima cercava di contrastare il processo il più possibile, perchè temeva di perdere una fonte di guadagni dalle decime. Abbiamo così la chiesa ortodossa bulgara, che è liturgicamente uguale a quella greca, ma si distingue per l'uso del Bulgaro come lingua, per esempio. Poi ci sono i gruppi non ortodossi, ma monoteisti: gli Ebrei, gli Armeni, i Cattolici Francolevantini, ognuno svolgente una funzione caratteristica. Le campagne invece sono solo una fonte di tasse e soldati per la città, e sono tagliate fuori da qualsiasi evoluzione. Possiamo vedere ora le figure di cartone colorato del Karagioz come una sintesi degli abitanti che popolavano Costantinopoli e dei loro modi di interagire. Ovvero, lo spirito del tempo...

KARAGHIOZIS
Verso il 1830, dopo cioè l'Indipendenza, sicuramente il teatro delle ombre turco è stato adattato fino a diventare qualcosa di autenticamente greco. Prima dell'Indipendenza stessa le riunioni di molti Greci erano proibite; e dunque spettacoli creati per un pubblico solo greco non avrebbero avuto senso... Dall'Indipendenza in poi non c'è più la dimensione religiosa e didascalica precedente: poichè i Greci non sono Musulmani, non festeggiano il Ramadan e la rappresentazione viene fatta sempre su un piano prettamente terreno. L'opera si apre con una scena che serve da prologo ed introduce le circostanze. La scena non è più un rione di Costantinopoli capitale di un Impero con una folla multietnica, ma Atene con tutti i diversi tipi di Greci; ed il pubblico ora è composto anche di donne, per cui le caratteristiche scurrili vengono eliminate. Di solito Hatziavatis incontra un ricco che gli propone un problema da risolvere; Hatziavatis chiama il suo amico Karaghiozis e gli chiede aiuto. A questo punto l'opera diventa aperta all'improvvisazione del puparo, il "karaghiozopektis", e della sua interazione con il pubblico. Tutto ciò è possibile perchè il karaghiozopektis è un uomo del popolo e ne comprende lo spirito. Karaghiozis è un uomo povero e sempre vivace ed allegro che vive in una baracca che cade a pezzi. Ha una famiglia da mantenere, e per questo si propone sempre per ogni lavoro, anche se gli mancano la competenza e la professionalità per farlo. Durante lo svolgimento dell'opera incontra gli altri personaggi. Sua moglie è brutta come lui, ma anche se non viene rappresentata, si puè sentire la sua voce che si lamenta e borbotta di continuo, creando un irresistibile effetto comico. L'incompetenza di Karaghiozis crea tutta una serie di disavventure e fraintendimenti che sono il corpo delle opere e la causa di ilarità tra gli spettatori. Karaghiozis è il Greco di prima dell'accesso della Grecia all'Unione Europea dei burocrati che vogliono regolare con una misura precisa, ed in quanto tale, inumana perchè l'umanità è varia, tutti gli aspetti della vita. È libero, creativo, bonariamente irridente a tutto, anche alle botte che si prende per la sua incompetenza. E' un simbolo di libertà in una società sempre più disumana, tecnica, legata alla Grundnorm...

PERSONAGGI E TESTI
La leggenda dice che un imprenditore di Bursa, in Turchia, che si chiamava Hatziavatis, doveva costruire il palazzo per il Pascià, e prese come capomastro Karaghiozis. Karaghiozis scherzava continuamente, distraendo gli operai, che non riuscivano a completare il lavoro. Il Pascià allora si arrabbiò, perse la pazienza e fece uccidere Karaghiozis. Solo che il popolo si indignò moltissimo ed il Pascià stesso cominciò a sentire rimorso per il suo gesto violento. Fece dunque costruire un bel monumento a Karaghiozis, ma si ammalò dal dispiacere. Per farlo divertire, i suoi amici gli portarono Hatziavatis per raccontare gli scherzi di Karaghiozis... ed un giorno Hatziavatis prese un pezzo di stoffa, una luce ed un pupazzo a forma di Karaghiozis e creò così la prima rappresentazione. Il Pascià ne fu contento, guarì, e diede il permesso a Hatziavatis di rappresentare queste scene ovunque volesse. I personaggi del Karaghiozis greco sono lo specchio della società neogreca. A poco a poco i personaggi delle varie nazionalità (millet) dell'impero Turco vengono sostituiti da equivalenti personaggi regionali greci, con le loro varianti linguistiche dialettali.

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