LA GUERRA DI TROIA

di Cettina Messina

Cari lettori di MONDO GRECO e amanti della civilta' greca, dopo il successo cinematografico del colossale film “TROY”, con attori, scenografia e ambienti ricreati in modo straordinario, com’e' nello stile del cinema americano, siete curiosi di sapere qual'e' la verita' sulla guerra piu famosa della storia?

LA GUERRA DI TROIA.
REALTA' STORICA E INVENZIONE MITICA



La guerra di Troia rappresenta, nell’ambito della letteratura greca dell’antichita', forse il piu importante dei primi libri scritti in Occidente. Prima di quella cantata da Omero, vi furono altre guerre a Troia. Una di esse, tramandata dal mito, fu combattuta quando il padre di Priamo, il re Laomedonte, scateno' l’ira di Eracle per non averlo compensato dopo che gli aveva liberato la figlia da un mostro marino. Eracle si alleo' con altri sovrani greci, tra cui Peleo (padre di Achille), ed insieme rasero al suolo la citta', uccidendo il re e quasi tutti i suoi figli.
Gli scavi archeologici effettuati negli ultimi due secoli confermano che Troia venne distrutta e ricostruita piu volte, e spesso piu grande di prima. Cio' testimonia quanto siano stati tenaci i suoi abitanti e promotori di interessi sempre vitali per la prosperita' di questa citta'.
Nella meta' del XIII sec. a. C. tutta l’area del Mediterraneo orientale fu interessata da grandi movimenti di popoli, forse dovuti alla pressione di genti barbare provenienti dal nord. La citta', dunque, spesso dovette affrontare con il conflitto l’invasione di popoli stranieri. Ma di tutte le guerre affrontate, nessuna probabilmente fu aspra e difficile come quella cantata da Omero.

Da chi fu fondata la Troia di Omero?
Essa fu fondata verso il 1550 a. C. sull’alto di una collina, vicino al mare; una posizione ideale per controllare il traffico che si svolgeva lungo il Mar Nero e attraverso gli stretti (oggi chiamati Bosforo e Dardanelli). I fondatori erano, secondo Omero, i Dardani, popolo giunto dai Balcani e insediatosi negli stretti qualche secolo prima. Tale nome e' citato anche in un papiro egiziano, in cui i dardanui erano tra gli alleati degli ittiti nella battaglia di Kadesh. Ad essi, probabilmente, si uni' un gruppo di cretesi fuggiti dalla loro isola al tempo delle distruzioni di Cnosso ed altre citta' importanti. La conferma di cio' potrebbe essere anche il nome Ida dato ad un monte, vicino Troia, sacro a Zeus, sulla cui cima, secondo Omero, il dio spesso sedeva per seguire le battaglie; tale nome e' identico a quello di un monte che si trova nell’isola di Creta, anch’esso legato alla divinita' di Zeus, dato che il dio, quando ancora era bambino, sarebbe stato allevato proprio la dai pastori di quel luogo.
La citta' era prospera. Svolgeva un’intensa attivita' commerciale con il Basso Egeo, con la zona del Danubio, della Tracia, fino ad alcune zone dell’Asia interna; inoltre imponeva una tassazione sul commercio altrui, approfittando del fatto che i naviganti, per evitare le fortissime e pericolose correnti degli stretti, spesso preferivano scaricare le merci sulla costa e proseguire per via di terra.

Perche scoppio' la guerra di Troia?
Il mito narra che essa fu scatenata dal rapimento di Elena da parte di Paride, e dalla successiva vendetta di Menelao. Ma, se consideriamo la vicenda sotto altri aspetti, le ragioni del conflitto sembra siano state piu “prosaiche”.
Quando gli Achei giunsero in Grecia per la prima volta, non conoscevano il mare, tanto che per indicarlo dovettero ricorrere all’idioma thalassa. In seguito divennero, tuttavia, marinai molto esperti, divenendo esperti nel commercio marittimo e organizzando perfino spedizioni militari e pirateria. Pian piano si espansero, a danno dei cretesi, in gran parte del Mediterraneo. Poiche' i loro traffici li portavano anche verso il Mar Nero, gli Achei mostrarono particolare interesse al controllo degli stretti che davano accesso a quel mare, e che allora erano sotto il dominio dei troiani e di altre popolazioni frigie. Pertanto e' probabile che parecchi principi achei si allearono per condurre una spedizione nello stretto dei Dardanelli (chiamato Ellesponto) e che i frigi si difesero dall’invasione con l’aiuto di altri popoli anatomici. Cosi' si sarebbe svolta la guerra di Troia, terminata verso la meta' del XIII sec. a. C. con la vittoria degli Achei. Questa vicenda verosimilmente offri' lo spunto alla composizione di leggende e canti riguardanti i loro eroi combattenti e la citta' troiana.



I pareri degli studiosi

Fino al secolo scorso gli storici erano convinti che i poemi omerici fossero un’eccezionale opera di pura fantasia, ma senza alcun fondamento storico.
Nel XIX sec. uno studioso tedesco, Heinrich Schliemann (1822-1890), opero' una svolta decisiva in quest’ambito. Abilissimo e spregiudicato commerciante, riusci' ad accumulare una ricchezza tale che gli permise di abbandonare gli affari a soli 41 anni, per dedicarsi a cio' che aveva sempre sognato: la ricerca archeologica. Da geniale dilettante qual era, libero da pregiudizi, considerava Omero non solo un poeta, ma anche uno storico veritiero.
Nel 1870 si reco' nella Troade, all’estremo occidente dell’attuale Turchia, e si concentro' sulla collina di Hissarlik, che gli sembrava corrispondere al luogo descritto da Omero come il sito della citta' di Troia. Il metodo con cui praticava gli scavi allora era, purtroppo, gravemente distruttivo; inoltre la carenza di preparazione scientifica porto' spesso Schliemann a giungere a conclusioni errate. Ma la sua intuizione era giusta, e fu confermata dalle ricerche successive. Infatti gli scavi mostrarono l’esistenza, nella collina di Hissarlik, di ben nove strati diversi, accumulatisi dall’eta neolitica a quella romana. L’entusiasmo di Schliemann fu tale che, nel 1873, si convinse di aver trovato il “tesoro di Priamo”, il re di Troia contro cui gli Achei avrebbero mosso guerra. Tuttavia, negli studi seguenti, la Troia omerica fu identificata nel settimo strato e fu cosi dimostrato che il presunto “tesoro di Priamo”, trovato nel secondo strato, apparteneva in realta' ad un re vissuto molti secoli prima della guerra cantata nell’Iliade.
Nel 1876, seguendo lo stesso metodo, Schliemann porto alla luce nel Peloponneso nord-orientale la rocca di Micene che, a quanto si legge nell’Iliade, era il luogo in cui viveva Agamennone, il piu potente dei re che guidarono la spedizione di Troia. A Micene Schliemann ritrovo una serie di tombe reali dislocate all’interno di un doppio recinto di lastre di pietra; vi erano inoltre vari corredi funerari, splendide opere di oreficeria. Attenendosi, in questo caso, soprattutto alle descrizioni del geografo Pausania (II sec. d. C), si convinse di aver scoperto le sepolture di Agamennone e del suo esercito, e di aver visto addirittura i tratti del sovrano di Micene che aveva comandato gli Achei nella guerra troiana; lo identifico' nel cosiddetto “tesoro di Atreo”, che secondo lui conteneva la maschera di Agamennone. Ma ancora una volta l’entusiasmo lo tradi', perche le ricerche successive accertarono che le tombe da lui scoperte precedevano di alcuni decenni l’epopea degli Atridi, e si riferivano ad un’epoca risalente al XVI sec. a. C., mentre Troia fu distrutta alla fine del sec. XIII a. C.
Oggi va riconosciuto a Schliemann il grande merito di aver fatto riemergere, dopo millenni di oblio, la civilta micenea. Grazie alle sue imprese archeologiche, il quadro e' piu chiaro.

Cettina Messina

 

“Fra i dati dell’archeologia e il racconto di Omero la differenza e notevole. Nel complesso egli sapeva dov’era fiorita la civilta micenea, ma i suoi eroi vivono in grandi palazzi, diversi da quelli micenei e da ogni altro tipo di palazzo. […]
L’eta micenea e stata individuata nelle sue caratteristiche solo nella nostra epoca; il poeta credeva dunque di cantare il passato eroico del suo stesso mondo, del mondo greco: un passato che egli conosceva attraverso la trasmissione orale dei cantori che l’avevano preceduto. La materia grezza dei poemi era percio quella massa di formule e di episodi che, passando attraverso generazioni di cantori, avevano subito una serie di mutamenti, in parte per iniziative dei poeti dovute a ragioni artistiche o a piu prosaiche considerazioni politiche, in parte per indifferenza nei riguardi dell’esattezza storica. A queste si aggiungevano gli errori inevitabili di un’epoca priva di scrittura come quella che segui la fine della civilta micenea.
In conclusione: non si puo dubitare che nell’Iliade e nell’Odissea vi sia un nucleo “miceneo”, ma si tratta di un piccolo nucleo, che per giunta e stato deformato sino ad essere quasi irriconoscibile”.

(da M. I. Finley, Il mondo di Odisseo, trad. di F. Codino, Bari, Laterza, 1978)