Il
31 ottobre, durante un dibattito parlamentare
sulla politica estera, il primo ministro
Kostas Karamanlis ha sottolineato che
il percorso della Turchia verso la Unione
Europea e l'ingresso dipendono dall'adempimento
delle regole e dei valori comunitari.
Per questo motivo l'eventualita' da parte
di Ankara di iniziative contro la Grecia,
relativamente alla politica ellenica nell'Egeo,
e l'occupazione militare del nord di Cipro
da parte dell'esercito turco, non sono
assolutamente compatibili con gli standard
europei.
Karamanlis ha detto inoltre che Ankara
deve "cambiare radicalmente posizione"
sulla questione del Patriarcato Ecumenico,
sulla Scuola teologica di Halki e sui
diritti dei greci residenti in Turchia.
Da Atene, sia durante il precedente governo
di centrosinistra di Simitis sia con l'attuale
di centrodestra, si e' guardato con favore
all'avvicinamento della Turchia alla Unione
Europea, in base alla valutazione che
cio' rappresenti un vantaggio per la Grecia.
Questa linea e' stata pero' messa in
dubbio a luglio, quando la Turchia ha
firmato il protocollo di accordo di doganale
con Cipro, previsto nel negoziato con
la Ue, presentando in allegato una dichiarazione
unilaterale con cui si riaffermava che
tale accordo non e' considerato da Ankara
un riconoscimento della Repubblica di
Cipro. Questo allegato, prima ancora delle
ricadute politiche, comporta la sostanziale
inapplicabilita' dell'accordo doganale
richiesto.
Durante il summit europeo di ottobre
in Lussemburgo, per l'avvio dei negoziati
di adesione con la Turchia, si e' trovata
una via di uscita che ha lasciato molte
perplessita'. Ma il significato di quell'atto
ha avuto effetto sulle relazioni con la
Grecia, il primo dei quali e' stato la
sospensione di una prevista visita in
Turchia di Karamanlis (sarebbe la prima
di un premier greco, dal 1959).
La
questione della riunificazione di Cipro,
della occupazione condotta da un esercito
straniero di una parte del suo territorio
(dal 1 maggio 2004 anche territorio della
Unione Europea) e del riconoscimento della
Repubblica di Cipro da parte di Ankara,
e' profondamente interconnessa con la
evoluzione dei rapporti tra Grecia e Turchia,
perche' come ha detto di recente Karolos
Papoulias, Presidente della repubblica
greca, il destino della Grecia e' legato
in modo indissolubile con quello di Cipro.
Da parte turca il riconoscimento della
Republica di Cipro e' subordinato alla
soluzione del problema della riunificazione.
Ankara sostiene che i turco ciprioti hanno
dimostrato la volonta' di superare la
divisione dell'Isola votando a favore
del piano presentato dal segretario dell'Onu,
Kofi Annan. Nicosia ha risposto che quel
piano e' stato bocciato invece dalla maggioranza
dei cittadini di Cipro perche', prevedendo
la formazione di uno stato su base confederale
(con costi finanziari e clausole sfavorevoli
a carico dei greco ciprioti) invece di
superare l'attuale divisione, l'avrebbe,
nella forma e nella sostanza, costituzionalmente
ratificata, attraverso la formazione di
due entita' separate, leggittimando di
fatto l'autoproclamato stato turco-cipriota
del Nord, non riconosciuto da nessuno
(tranne che dalla Turchia) e considerato
illegale dall'Onu.
Il presidente di Cipro, Tassos Papadopoulos,
sostenitore di un progetto di riunificazione
su base bicomunale e bizonale, ovvero
la formazione di uno stato unitario con
decentramento amministrativo per le due
comunita', ha detto di temere che il mancato
riconoscimento della Repubblica di Cipro
da parte di Ankara, nonostante la richiesta
della Ue, si inserisca in progetto in
cui l'obiettivo della Turchia non e' la
riunificazione di Cipro, ma il raggiungimento
di un qualche riconoscimento diplomatico
per la zona occupata militarmente da trent'anni.
Sull'adesione della Turchia alla Unione
Europea come opzione favorevole per gli
interessi della Grecia, e' in corso un
dibattito politico molto interessante,
non solo e non tanto sulla presa di posizione
in se' quanto sul merito e sul modo di
gestirla. Perche', stabiliti quali sono
i vantaggi che la Grecia puo' trarre dall'ingresso
di Ankara in Europa, allora insieme con
la dichiarazione di sostegno bisognerebbe
avanzare direttamente la richiesta di
risolvere quelle situazioni che, se risolte,
possono giustificare i vantaggi di cui
sopra.
Di recente il presidente del Parlamento
europeo, Josep Borrel, ha gelato la platea
di coloro che si attendevano che l'ingresso
di Cipro nella Ue segnasse il passaggio
da Nicosia a Bruxelles della questione
della divisione dell'isola: non c'e' da
aspettarsi miracoli da parte comunitaria.
Adesso che il negoziato Turchia/Ue e'
iniziato, la presa di posizione di Karamanlis,
rappresenta probabilmente un passo nella
direzione di un confronto tra le parti
non limitato agli auspici ma su questioni
concrete.
Ninni
Radicini
6 novembre 2005
Ninni Radicini è
autore della newsletter Kritik
http://freeweb.supereva.com/palermo.freeweb/altro/kritik.htm
e collabora con "Orizzonti Nuovi"
(www.orizzontinuovi.org)
quindicinale di informazione e analisi
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