la letteratura
in Grecia

25 MARZO

UNA POESIA DI

ARISTOTELE VALAORITIS

nella traduzione di Francesco Colafemmina

vedi la versione originale in greco


D’un tratto s’apre il cielo, le nuvole si spargono
I popoli restan muti, immobili a guardare
Lampeggia una fiamma…salmi s’odono ed una melodia
Vola una stella…si ferma innanzi a Maria…

“Ave –le dice- o Sempre Vergine, Benedetta, Ave!
Il Signore e' con te. Ave Maria Ave!”

Passaron molti anni… un giorno come quello
Di nuovo il cielo fulmina… sul letto suo solingo
Dimenticata, orfana, pallida e disperata,
Una fanciulla sempre si strugge, piange, incatenata.
La cella sua silente e buio tutt’intorno.
Il disprezzo, la mala sorte distruggon le sue ossa.
Trema d’un tratto la prigione, la porta si spalanca
Risplende e l’attraversa un astro, un raggio
L’Angelo si è fermato, ripiega le sue ali.

“Sveglia, scuotiti, non aver paura, Ave, o Vergine, Ave.
Il Signore è con te, o Grecia, Ave”.

Le mura subito s’abbattono. La nera moribonda
Sente i piedi alati. Alla sua vita recinta
Colpisce la spada spaventosa. Ogni suo passo
Apre un’insaziabile memoria. Chiede dei suoi figli…
Nessuno le risponde… Esce, vola su pei monti…
Si sciolgono le nevi quando procede, quando passa la fanciulla.


“Svegliatevi, voi che giacete, svegliatevi voi che dormite,
Quanti la morte gustaste, ora di vita saziatevi.”

Gli anni trascorrono, volano e sempre quel giorno
E' scritto li' in alto che splenda nei cieli
Con tutte le belta' dell’universo. S’adorna tutta la natura
Con fiori a mille a mille a festeggiare.
Fatele festa, fatele festa! Ciascuno si comunichi
Alla Grazia del Signore. E voi e voi o schiavi,
Quanti temeste di portare l’alloro nel vostro cuore,
Siate scomunicati.

Aristotele Valaoritis

Traduzione di
Francesco Colafemmina
22 Marzo 2006

vedi la versione originale in greco