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Salvate la scuola archeologica di Atene

Scritto da Tommaso Montanari on . Postato in Culture

La scuola Archeologica Italiana di Atene, fondata nel 1909, è uno dei quasi venti istituti stranieri che scavano in Grecia: istituti che non sono utili solo agli archeologi, ma a tutti coloro che credono che le relazioni internazionali possano basarsi anche sulla condivisione della conoscenza, e non solo sugli affari o sui rapporti di forza.

La Scuola dipende congiuntamente dal ministero per i Beni culturali e dal ministero per l’Istruzione e la Ricerca: testimoniando così quel nesso fondamentale tra patrimonio culturale, ricerca ed educazione che abbiamo ormai quasi completamente rimosso. In quel “quasi” c’è anche la speranza di vita della Scuola stessa, minacciata da un letale definanziamento deciso nell’era Tremonti e confermato con stupidità e pervicacia bipartisan dai quattro governi successivi.
 
La situazione è così grave che il direttore della Scuola, Emilio Greco è stato costretto a una umiliante richiesta di soccorso: “Ora mi rivolgo a voi per chiedere il vostro sostegno per una sottoscrizione in denaro che, da un lato aiuti la Scuola a superare le difficoltà momentanee (si spera!), dall’altro serva come segnale contro la tendenza generalizzata a operare quei tagli scriteriati che colpiscono in particolare le istituzioni culturali ”.
 
Chi verserà un contributo (s u l l ’iban IT09N06055032000 0000 0020548) sarà ricordato sul sito web della Scuola: moderno equivalente delle preghiere benedettine a favore dei benefattori dei monasteri. Vergogna nella vergogna, lo stesso Stato italiano che chiude, o costringe all’accattonaggio, le sue istituzioni culturali nel mondo, spende poi milioni per organizzare mostre d’arte risibili e dannose che dovrebbero propagandarne il “b ra n d ” all’estero.
Negli stessi giorni in cui il professor Greco diramava la sua supplica, il Mibact inaugurava a Pechino (alla chetichella, per evitare polemiche) una improbabile mostra sul Barocco romano, che rappresenta il sequel di quella (forse ancora peggiore) sul Rinascimento di due anni fa. Far morire gli istituti di ricerca e sciorinare i gioielli di famiglia come i più cialtroni degli ambulanti: ecco il perfetto ritratto di un Paese che si suicida. 
 
Fonte: Il Fatto Quotidiano del 14/5/14

 

 

 

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