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La mia estate in Grecia: parla Giuseppe Ciulla

Scritto da Enrico Filotico on . Postato in Culture

Per MONDOGRECO parla Giuseppe Ciulla, giornalista freelance che ha collaborato con «l’Espresso», «Il Messaggero», «Il Giorno», «Leggo», «Famiglia Cristiana», Radiocapital ed oggi autore de La Gabbia, il programma di Gianluigi Paragone in onda su La7. In occasione dell’uscita del suo libro “Un’estate in Grecia” (Chiarelettere), Ciulla racconta la realtà della sue esperienza in un paese economicamente dilaniato dalla crisi.
Nel libro tanti i racconti che ci portano lontani dall’ipocrisia e dalla retorica che contraddistinguono in questi anni la Grecia. Un racconto che si svolge in un contesto drammatico contro il quale la popolazione ellenica si scontra quotidianamente, perché la Grecia non è solo un debito per l’Europa e un confine in una cartina geografica, oggi la Grecia è la culla di arte e scienza. Questo non lo si può dimenticare mai. 
 
Aveva già parlato della Grecia prima dell’uscita del libro definendola il posto più disastrato d’Europa, ma allo steso tempo il più bello. In che modo può spiegare questo contrasto?
 Quando io mi sono occupato di Grecia, sembrava che quella fosse l’estate più difficile. Era il 2012: l’elezione di Samaras, la Troika aveva imposto il secondo memorandum e non sapevo che eravamo solo all’inizio delle difficoltà. L’incombere della crisi si sentiva nell’aria, le grandi città come Atene e Salonicco erano appesantite dalla depressione economica. Lo scenario era da brividi, carreggiate deserte, pochissime auto diventate ormai un bene di extra lusso. I marciapiedi erano invece popolati da uomini di mezza età senza lavoro, ma non senza speranza. È  proprio questo infatti che mi ha colpito. Nonostante la drammaticità del contesto, lo spirito di sopravvivenza di questa gente resisteva, sono certo che da nessun’altra parte avrei potuto trovare questa forza fornitagli dalla grande storia di questa nazione. 
 
Si era posto come obiettivo sfuggire ai cliché della crisi, ha voluto raccontare qualcosa che i giornali non raccontano. Pensa di esserci riuscito? Più di altro, cosa crede sia degno di una prima pagina di quotidiano che invece rimane sempre nel dimenticatoio? 
 Non voglio certo dare suggerimenti ai colleghi, non è il mio stile. Quello che racconto io, è la storia di un freelance che raggiunge la Grecia con gli abiti del cronista e dopo solo pochi giorni è costretto a dismetterli, non è così che si può realmente raccontare questa nazione. Ho affrontato le storie con lo stesso rigore del giornalista, indosso però avevo la mia corteccia da uomo. Ho provato ad entrare nella pelle dei personaggi, probabilmente sulle prime pagine non si vedrà mai, quelle che ho vissuto io: piccole storie di resistenza e coraggio che non fanno titolo. La depressione ha più appeal, io però ho cercato di allontanare dalla mia esperienza retorica e malinconia. Nel libro racconto un aneddoto. Ero in un  bar di Atene con il sole a picco e quaranta gradi all’ombra, il continuo via vai di gente e in sottofondo il brusio classico di un bar. Tutto normale quando ad un certo punto, parte un disco degli anni ’50, la gente mi si avvicina e mi chiede di ballare insieme a loro: era un modo per invitarmi a non raccontare delle crisi greca, ma di raccontare quella gente sempre positiva. Era quella la maniera di affrontare le difficoltà, nonostante i tanti problemi, i greci affrontano la vita con uno spirito dedito alla precarietà.  Non sono spaventati da quello che sta succedendo, loro sono il paese che si rialza sempre, sono un popolo e non una nazione. La solidarietà tra i cittadini ha diverse forme ed è concreta non teorica come spesso accade in altre parti del mondo. 
 
Il suo libro ha la pretesa di voler rilanciare l’immagine di un paese che la troika ha deciso di punire con una tassazione esagerata e che la Germania quasi non considera più Europa. Si è immedesimato realmente nella vita di un cittadino greco, dopo il lungo periodo passato in viaggio?
 È difficile per i giornalisti scrivere dall’Italia. La realtà greca oggi la scrive chi è motivato davvero e disposto a mettersi in gioco personalmente entrando nelle vite delle persone. Diventi meno cinico quando incontri uomini e donne che vivono ciò che a te piacerebbe raccontare, sono loro che fanno la differenza quando scrivi un libro. Dopo il periodo passato oltre il mediterraneo, ho capito qualcosa che forse non avevo capito subito: per raccontare una vita diversa devi un po’ immedesimarti nel popolo di cui parli. E’ l’unico modo per uscire dalla retorica.
 
Nel libro dice che nessuno in Grecia lotterà per l’euro, in quanto considera questo un popolo abituato alla precarietà. E’ stimabile quindi come suicidio politico l’ingresso nella moneta unica da parte del popolo ellenico? A suo parere sarebbe adesso pronta questa nazione a ripartire da zero se uscisse dall’euro?  
 Non me ne intendo di questa materia, faccio un altro lavoro. Questa è una risposta che si inserisce nel solco dei dibattiti che considerano il racconto dei paesi soltanto attraverso la lente d’ingrandimento dell’economia e della finanza. Nella campagna elettorale di questi giorni nessuno ha affrontato il problema dei paesi di confine. L’unica domanda che mi pongo è quella sui vincoli europei, servono o non servono? E’ questo il vero problema. Oggi gli europeisti si limitano a considerare la Grecia frontiera. Questo è un errore inammissibile. Oggi la Grecia è centro culturale, filosofico e spirituale di tutta Europa. Tornando alla domanda, non saprei proprio dire se la Grecia ha fatto bene ad accettare la moneta unica. 
 
Deluso dalla campagna elettorale condotta da Tsipras?
L’intuizione di fare una lista con simbolo il leader della sinistra greca, era un’intuizione giusta. Se anche loro non fossero caduti nell’ovvio racconto economico finanziario. Lo scandalo finale, è stato solamente la ciliegina sulla torta. Obiettivamente avrebbero potuto usare molto di più la forza del popolo greco, ognuno fa le sue valutazioni e loro avevano scelto coraggiosamente di non candidare i totem della politica italiana. Nonostante le premesse e la campagna elettorale non brillantissima, sono riusciti a raggiungere un ottimo risultato. 
 
Quando è partito dall’Italia si aspettava di trovare tutto questo in una nazione come la Grecia?
Veramente no. Io ero andato li con l’intenzione di  seguire la campagna elettorale e di visitare dei luoghi “cult” della cultura ellenica. Il mio viaggio è cambiato quando ho incontrato questo popolo. Allora mi è venuta l’intuizione di raccontare i mondi sconosciuti della Grecia, quanto arriva a noi è solo la storia dei libri scolastici o le foto di una bella vacanza. Io ho incontrato altri mondi che mi hanno aperto nuove strade e fatto conoscere altre chiavi di racconto, non sapevo prima di partire che avrei trovato quelle cose lì. Mi sono messo in gioco con tutto me stesso, affrontando questa scommessa editoriale tutt’altro che sicura in tempi di crisi in cui si tende a puntare sul cavallo vincente. 
 
 
 

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